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Susanna Cerasti

Eventi da non perdere. A Reggio Emilia si terrà una mostra interattiva con gli studenti di UNIMORE

Se state cercando eventi socio-culturali un po’ diversi dal solito, questo farà sicuramente per voi: a Reggio Emilia, alcuni studenti di Scienze della Comunicazione (Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia) organizzeranno una mostra sulla libertà.

Il tutto nasce da un progetto per un corso universitario, il quale prevede che gli studenti realizzino una webserie (con tanto di video girati da loro), un sito web ed elementi grafici di vario tipo. Il professore del corso ha poi pensato “Visto che ogni anno gli studenti creano delle cose molto belle, perché non farle vedere a tutti?”. E quindi eccoci qui.

In questa mostra potrete vedere i video degli studenti e alcuni oggetti esposti: si tratta di cinque oggetti creati o riciclati dai ragazzi, e tutti e cinque sono presenti nei video, visibili sui vari siti web dei progetti.

Il tema

Come preannunciato, il tema sarà la Libertà con la “L” maiuscola: tutti i contenuti della mostra avranno come denominatore comune questo ambito, sconfinato quanto eterogeneo. Non facciamo ulteriori spoiler.

Dove e quando

La mostra si terrà all’interno del Laboratorio Aperto di Reggio Emilia (Via Emilia San Pietro, 44c), e in questo complesso vi sono anche bar e altre strutture per ogni esigenza.

Le date da ricordare sono due: il primo appuntamento sarà di mercoledì 15 giugno, dalle 17 alle 20:30, mentre il secondo si terrà a settembre (il giorno e l’ora sono ancora da definire).

L’ingresso, ovviamente, è gratuito.

Il Pride Month si avvicina: ecco cosa serve sapere. Tra storia e manifestazioni

Giugno è il mese del Gay Pride. Tra poche settimane, infatti, inizieranno le manifestazioni arcobaleno in varie città italiane ed estere.

Ma che cos’è il Gay Pride? Quando e come nasce? In quali città si deve andare per partecipare alla celebrazione?

In questo articolo cercheremo di rispondere a queste domande e di soddisfare altre curiosità.

Il significato del Pride

La parata del Pride, anche nota come Gay Pride” e oggi chiamata preferibilmente solo Pride”, è una manifestazione pubblica aperta a tutti, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.

Lo scopo è celebrare l’accettazione sociale e l’auto-accettazione delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, asessuali, non-binarie e queer, dei relativi diritti civili e legali e, più in generale, l’orgoglio gay.

La manifestazione serve anche per rivendicare diritti localmente non ancora acquisiti, come il matrimonio tra persone dello stesso sesso o legislazioni più inclusive o tutelative delle persone LGBTQ+.

In generale, il carattere dell’evento dipende dal contesto politico, economico e religioso delle varie località. Molti pride mantengono tutt’ora il loro carattere originario di manifestazione politica e di attivismo, soprattutto nelle nazioni meno aperte nei confronti dell’omosessualità.

Nelle città più aperte all’accettazione, invece, il corteo assume un carattere festivo e colorato, mentre l’aspetto politico rimane ancorato al concetto di celebrazione. I cortei più grandi prevedono carri, ballerini, drag queen e musiche ad alto volume. Tuttavia, anche questi cortei normalmente includono elementi politici ed educativi, come la partecipazione di politici locali e di associazioni pro-diritti LGBTQ+ di vario tipo.

Manifestazioni del Pride
Marcia del Pride

Un po’ di storia: ecco perché giugno è il “Pride month”

A New York City, nella notte fra il 27 e il 28 giugno 1969, le forze dell’ordine fecero irruzione all’interno dello Stonewall Inn, un locale che fungeva da punto di ritrovo della comunità omossessuale newyorkese. Le reazioni di protesta da parte delle persone che vennero arrestate diventarono un simbolo. Oggi, queste vengono ricordate come “i moti di Stonewall”, i quali costituirono un importante punto di svolta nella lotta per i diritti civili.

Dopo questo avvenimento, le marce e le parate si diffusero in tutto il mondo: a Londra il primo “gay pride rally” si svolse il 1° luglio 1972.

Nel 2019, la parata di New York che celebrava il 50º anniversario dei moti di Stonewall è risultata essere il pride più numeroso di sempre, con cinque milioni di partecipanti nella sola Manhattan.

Moti di Stonewall, 1969
Moti di Stonewall, 1969

Date: le manifestazioni italiane del Pride 2022

Le parate italiane del Pride non mancano. Sono già uscite le date, eccone alcune:

Non si sa ancora se Piacenza aderirà alle manifestazioni. Perciò, in grassetto trovate le date delle città vicine a Piacenza che celebrano il Pride.

Museo di Storia Naturale: è iniziata la mostra “Piacenza chiama Marte”

“Piacenza chiama Marte” è la nuova mostra nel Museo di Storia Naturale (via Scalabrini) su come gli icnofossili piacentini aiutino la ricerca della vita su altri pianeti. L’esposizione è curata da Andrea Baucon, paleontologo e professore di paleontologia all’Università di Genova, con la collaborazione della Società piacentina di scienze naturali.

In questa mostra il visitatore verrà guidato attraverso un percorso che, partendo da ricerche scientifiche realizzate sul territorio piacentino, lo porterà fino a Marte, offrendogli gli strumenti per identificare la presenza di segni di un’eventuale attività biologica su altri pianeti.

Questa interessante possibilità è fornita dallo studio delle tracce lasciate da organismi nel corso della loro vita. Le rocce del nostro territorio, infatti, custodiscono esempi evidenti di attività biologica esistita milioni di anni fa sui fondali dell’oceano.

Orari

La mostra è iniziata il 29 aprile e sarà disponibile fino al 2 ottobre 2022. Giorni di apertura:

  • Martedì, mercoledì, giovedì, venerdì: 9.30-12.30
  • Sabato, domenica: 9.30-12.30 e 15.00-18.00

Un’apertura serale straordinaria è prevista il 14 maggio in occasione della “Notte europea dei musei”.

Biglietti e prezzi

  • Biglietto intero: 3 €
  • Biglietto ridotto*: 2 €

* Sono soggetti a riduzione: ragazzi 6-18 anni, visitatori oltre i 65 anni, studenti 18-25 anni, famiglie (i genitori pagano il biglietto intero, mentre i figli minorenni hanno l’ingresso gratuito).

L’ingresso gratuito è rivolto a: disabili ed accompagnatori, bambini con meno di 6 anni, giornalisti muniti di tessera.

Inoltre, si ricorda che ogni prima domenica del mese l’ingresso costa 1 € per tutti.

Met Gala 2022: il tema, i vestiti e molto altro

Il Met Gala, chiamato formalmente Costume Institute Gala”, è un galà annuale di raccolta fondi a beneficio del Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York.

L’evento segna l’apertura della mostra annuale di moda del Costume Institute, che ogni anno fornisce il tema dell’abito dell’evento al quale gli ospiti dovranno adeguarsi, vestendosi di conseguenza.

La prima edizione del Met Gala risale al 1948 e consisteva in una cena di mezzanotte, con il prezzo d’entrata di 50 $. Tuttavia, dal 1973 il Met Gala è diventato popolare come un evento lussuoso e di successo: infatti, è anche chiamato “il gioiello della corona sociale di New York”, e oggigiorno è considerato uno degli eventi sociali più esclusivi del mondo.

Inoltre, il galà è l’evento di raccolta fondi più funzionale, con 12 milioni di dollari raccolti nel 2014, oltre che una delle fonti di finanziamento più importanti per il Costume Institute, con contributi totali previsti per oltre 200 milioni di dollari in totale.

La data e il tema di quest’anno

Quest’anno, il galà si è tenuto la sera del 2 maggio presso il celebre museo newyorkese.

Il tema scelto è stato quello della Gilded Age, ossia “l’Età dell’Oro” statunitense, il cui periodo è compreso tra il 1870 e il 1900.

Gli ospiti e i vestiti 

In teoria, lo stile che si incoraggiava era uno stile sfarzoso ed eccentrico, caratterizzato da perle, pizzo, corpetti, gonne ampie e gilet. La palette di colori prevedeva un’ampia scelta, tra i quali primeggiavano ovviamente l’oro e altre sfumature che rappresentano al meglio la ricchezza e il lusso.

In pratica, non tutti hanno centrato l’obiettivo: alcune celebrità si sono presentate vestite interamente in ecopelle nera, come la modella Irina Shayk, richiamando così uno stile punk-rock; altre, invece, si sono presentate con abiti vaporosi e interamente bianchi, come l’imprenditrice Kylie Jenner.

Irina Shayk al Met Gala 2022
Irina Shayk in Burberry

In pole position troviamo Blake Lively, per aver incarnato alla perfezione il tema scelto. L’attrice ha colpito tutti grazie al vestito che cambia colore e che si ispira alla Statua della Libertà: il cambio d’abito è avvenuto in modo pratico e veloce proprio sul red carpet.

Il cambio d'abito di Blake Lively al Met Gala 2022
Il prima e dopo dell’abito Atelier Versace di Blake Lively

Tra le interpretazioni più apprezzate troviamo anche la cantante Billie Eilish, che ha preso ispirazione da un quadro per il proprio abito, ossia un ritratto del 1885 di Madame Paul Poirson.

Infine, degni di nota sono anche i Ferragnez, vestiti interamente da Versace, la modella Cara Delevingne, che si è presentata con parte del seno scoperto e dipinto d’oro, e Kim Kardashian, che ha indossato l’iconico abito che Marilyn Monroe portava quando ha cantato “Happy Birthday Mr. President” a Kennedy nel 1962.

Kim Kardashian al Met Gala 2022
Kim Kardashian e il vestito di Marilyn Monroe

Luoghi ed eventi da non perdere: ecco Villa Barattieri

Ad Albarola, paese della Val Nure piacentina, sorge maestosa Villa Barattieri, un’imponente quanto raffinata struttura settecentesca. L’attuale assetto architettonico, però, risale ad una ristrutturazione avvenuta tra il 1736 e il 1738, da parte dei fratelli Sartorio.

Salotto, stanza interna della villa

La villa rappresenta il simbolo e il luogo di un’azienda vitivinicola, che da qualche anno ha aperto i battenti al pubblico per eventi pubblici e privati.

Infatti, nel corso del tempo ha ospitato e organizzato compleanni, matrimoni e cene di vario tipo. Nell’estate del 2021, ad esempio, i giardini della villa hanno ospitato dei veri e propri picnic con cibo e vini tipici, il tutto accompagnato da DJ set.

Picnic nei giardini della villa

Invece, nell’autunno dello scorso anno, gli organizzatori di Villa Barattieri hanno deciso di spostare all’interno della struttura alcuni eventi socio-culinari: si sono svolte varie cene, tra affreschi settecenteschi, buon cibo, chiacchiere e musica.

Cena all'interno della villa

Le date relative agli eventi di questa estate verranno rilasciate prossimamente dagli organizzatori – sono in corso un po’ di progetti.

Ad ogni modo, Villa Barattieri offre un’ampia gamma di esperienze da non perdere:

  • Degustazioni, per scoprire e assaggiare i vini locali;
  • Tour all’interno dell’azienda, comprendenti le suggestive cantine del 1300 e i paesaggi viticoli delle colline che sovrastano la tenuta;
  • Corsi di cucina, per ogni gusto e ordine di difficoltà.

È possibile partecipare, basta prenotarsi al seguente link: www.aziendabarattieri.com.

Samantha Cristoforetti arriva sulla ISS. Inizia la Missione Minerva

Alle ore 1:37 CEST del 28 aprile, Samantha Cristoforetti è arrivata sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

Si tratta della seconda missione dell’astronauta dell’ESA, questa volta accompagnata dai colleghi della NASA Kjell LindgrenBob Hines e Jessica Watkins.

Ma, prima di approfondire la Missione Minerva, un focus su questa super donna è d’obbligo.

Chi è Samantha Cristoforetti: formazione e vita privata

Samantha Cristoforetti, nata a Milano nel 1977, è un’astronauta e aviatrice italiana. È la prima donna italiana (e la terza in Europa) al comando della ISS nel corso della “Expedition 68”, che la vede attualmente in orbita.

Ha conseguito la maturità scientifica a Trento nel 1996, mentre nel 2001 ha conseguito la laurea magistrale in ingegneria meccanica all’Università Tecnica di Monaco di Baviera, specializzandosi in propulsione aerospaziale e strutture leggere.

Nell’ambito degli studi universitari ha trascorso quattro mesi all’Ecole Nationale Supérieure de l’Aéronautique et de l’Espace di Tolosa, lavorando a un progetto sperimentale di aerodinamica. Ha scritto la sua tesi sui propellenti solidi per razzi durante un soggiorno di ricerca di dieci mesi presso l’Università di Tecnologie Chimiche Mendeleev di Mosca, Russia.

Come parte del suo percorso di formazione in Accademia Aeronautica, ha conseguito nel 2005 una laurea in scienze aeronautiche presso l’Università Federico II di Napoli.

Per quanto riguarda la sfera famigliare, Samantha è sposata con Lionel Ferra, originario della Francia e laureato all’Università Tecnica di Darmstad. La coppia ha due bambini: Kelsey Amal (6 anni) e Dorian Lev (1 anno). Entrambi i figli sono nati a Colonia, in Germania, dove la famiglia Cristoforetti-Ferra vive per ragioni di lavoro.

Primo piano di Samantha Cristoforetti
Samantha con la divisa ufficiale dell’ESA

La Missione Minerva

Cristoforetti e il resto dell’equipaggio trascorreranno più di 5 mesi nello spazio, conducendo attività di ricerca scientifica e lavori di manutenzione a bordo dell’avamposto orbitale. Il loro rientro è previsto per il prossimo autunno.

Per arrivare sulla ISS, gli astronauti hanno volato su un’astronave Crew Dragon nuova. La tradizione prevede che i primi astronauti che volano su un nuovo veicolo spaziale, debbano assegnargli un nome: Crew-4 ha scelto “Freedom”, con l’intento di celebrare il diritto umano fondamentale alla libertà.

Perché “Minerva”?

Minerva è il nome della dea romana della saggezza, delle virtù eroiche e delle arti. Questo nome è stato scelto con l’obiettivo di omaggiare competenza e maestria di tutti gli uomini e le donne che lavorano per rendere possibili le esplorazioni spaziali.

Inoltre, come affermato da Cristoforetti in un’intervista, Minerva è anche un acronimo:

  • M = Marvel (meraviglia);
  • I = Inspiration (ispirazione);
  • N = Nourishment (nutrimento);
  • E = Exploration (esplorazione);
  • R = Research (ricerca);
  • V = Voyage (viaggio);
  • A = Adventure (avventura).

1822-2022: sono passati 200 anni dalla morte di Canova

Il 2022 è stato definito in molti modi, e tra questi vi è anche “l’anno di Canova”, epiteto dovuto al bicentenario della morte dell’artista.

Questo anniversario viene riconosciuto e celebrato a livello nazionale da varie istituzioni e realtà artistiche. Prima di addentrarci in questo ambito, però, ricordiamo chi era l’artefice di alcune delle opere che hanno segnato la storia dell’arte (e non solo).

Antonio Canova, cultore della bellezza perfetta

Canova è nato nel 1757 a Possagno, in Veneto, ed è morto nel 1822 a Venezia.

È stato uno scultore e pittore italiano, ritenuto il massimo esponente del Neoclassicismo in scultura e per questo soprannominato “il nuovo Fidia”. Questo parallelismo tra i due era dovuto allo stile classico di Fidia, scultore e architetto greco attivo dal 470 a.C. ad Atene, Tebe e Olimpia.

Canova volse l’apprendistato a Venezia e nel 1779 si trasferì a Roma, dove risiedette per il resto della sua vita. Sebbene viaggiasse spesso, la città eterna rappresentò per lui un imprescindibile punto di riferimento.

Lo scultore ebbe prestigiosi committenti, dagli Asburgo ai Borbone, dalla corte pontificia a Napoleone, sino ad arrivare alla nobiltà veneta, romana e russa. Tra le sue opere più note si ricordano i celeberrimi Amore e PsicheTeseo sul Minotauro Le tre Grazie.

Autoritratto di Antonio Canova
“Autoritratto” di Antonio Canova (1792)

Celebrazioni del bicentenario

Alle commemorazioni dell’anniversario della morte di Canova partecipano molte città e musei. Tra le mostre già avvenute ricordiamo:

  • “Antonio Canova e Bologna. Alle origini della Pinacoteca”, presso il Salone degli Incamminati della Pinacoteca Nazionale di Bologna (terminata il 20 febbraio);
  • “Canova: tra innocenza e peccato”, presso il MART di Rovereto, il quale ha riconosciuto l’eredità nei linguaggi contemporanei, in particolare nella fotografia dei maestri del Novecento (terminata il 18 aprile).

Invece, per quanto riguarda le mostre future/in corso, vi sono:

Uno sguardo verso il futuro. Alla scoperta del metaverso

Ultimamente, sui social e in televisione si sente spesso parlare di metaverso.

È un’espressione eclettica quanto curiosa, formata dall’unione di due parole: il termine greco meta, che significa “oltre, dopo”, e il termine latino universum (“universo”), che significa “tutto intero”. Questi vocaboli suggeriscono un nuovo ambito d’applicazione, un nuovo progetto ambizioso che mira ad andare oltre e, contemporaneamente, che vuole comprendere tutto.

A questo punto ci ritroviamo davanti alla domanda da un milione di dollari: che cos’è il metaverso?

Definizioni

Il metaverso è un insieme di ambienti virtuali tridimensionali in cui le persone possono interagire tra loro attraverso avatar personalizzati. Quindi, questo nuovo mondo virtuale porta l’interazione in rete ad un nuovo livello, più realistico e quasi “tangibile”: dall’on-line si passa all’on-life.

Si tratta di un progetto in corso d’opera, non è stato ancora ultimato e forse, come Internet e molte delle creazioni che ne derivano, non arriverà mai davvero ad una fine vera e propria, evolvendo nel corso del tempo.

Le origini del metaverso

“Metaverso” è un termine coniato da Neal Stephenson in Snow Crash, un libro di fantascienza cyberpunk pubblicato nel 1992.

Nel racconto si teorizzava un futuro fatto di interconnessione tra gli individui grazie a Internet, e il metaverso era uno spazio digitale dove poter costruire, in tre dimensioni, tutto ciò che si desiderava. In questa realtà virtuale, inoltre, si era rappresentati attraverso il proprio avatar.

Possiamo quindi definire Stephenson un avanguardista, le cui idee innovative dei primi anni Novanta hanno forgiato le basi per i progetti contemporanei.

Come entrare nel metaverso?

Per poter accedere ad un metaverso non è sempre necessario un visore VR, cioè un visore per la realtà virtuale. Possederne uno per poter entrare in questi mondi è un vantaggio, poiché aumenta l’immersione e la sensazione di trovarsi in un universo digitale. Tuttavia, se non ne avete ancora acquistato uno non sarete tagliati del tutto fuori.

Visore VR per realtà virtuale
Esempio di visore VR

Vi sono varie aziende e brand che hanno creato, e stanno creando, il proprio metaverso. Ne è un esempio Facebook, con il Metaverso Facebook, che però al momento non è ancora accessibile da tutti i Paesi del mondo. Tuttavia, sappiamo che il prerequisito fondamentale per entrare nel metaverso sarà l’uso di un visore VR, nello specifico il Quest 2 sviluppato da Oculus (di proprietà di Facebook).

Metaverso Facebook
Metaverso Facebook

Un altro esempio è Decentraland, un metaverso decentralizzato denominato DAO (“Decentralized Autonomous Organization”): è stato aperto al pubblico nel febbraio 2020 ed è supervisionato dall’organizzazione no-profit Decentraland Foundation. In questo metaverso, gli utenti possono acquistare appezzamenti di terreno virtuali nella piattaforma come non-fungible token tramite la criptovaluta MANA.

Inoltre, in questo caso, l’uso di un visore VR non è stato ancora implementato. Perciò, per accedere basta andare sul sito ufficiale di Decentraland, cliccare sul pulsante “Get Started” e selezionare “Play using your wallet” se si ha un wallet crypto oppure, se si vuole avere un assaggio dell’esperienza, selezionare “Play as guest”. Con la seconda opzione apparirà una schermata di caricamento, dopodiché si potrà creare l’avatar e iniziare a giocare.

Decentraland
Immagini dal metaverso di Decentraland

Sesso, soldi e ciclo: i tabù più diffusi in Italia

Sapete che cos’è un tabù?

Secondo il dizionario, si tratta di “un’interdizione sacrale che comporta, per i trasgressori, sanzioni che giungono fino alla morte. Talvolta richiede rituali di purificazione, spesso assai complicati”.

In un’accezione più moderna – e meno complicata – , possiamo definire il tabù come qualcosa di cui non si parla o, se se ne deve proprio parlare, va fatto sottovoce per non essere sentiti. Rappresenta una proibizione relativa a comportamenti e consuetudini: infrangerlo suscita disgusto, paura, rabbia e biasimo da parte della comunità. Inoltre, il tabù è un concetto molto ampio, può racchiudere oggetti, persone, teorie; anche animali.

In Italia, paese piuttosto bigotto e perbenista, i tabù non mancano di certo. In particolare, tre dominano la scena all’interno del nostro paese: scopriamo insieme quali.

1. Il sesso

Tabù del sesso

Al primo posto non poteva che esserci lui: il sesso. Sebbene negli ultimi tempi sempre più persone – in particolare sui social – ne stiano parlando senza troppi filtri, rimane tutt’oggi un argomento tabù. Perché?

Perché il sesso è visto come qualcosa di “sacro” e al tempo stesso “profano”. In passato, il sesso era collegato agli onorevoli atti della procreazione e del matrimonio, dunque si trattava di qualcosa di puro, legittimato dalla religione.

Però, se si faceva al di fuori della vita coniugale, diveniva qualcosa di indecente: veniva così superata la sottile linea tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Al giorno d’oggi, questo modo di pensare è stato quasi interamente screditato. Eppure, nonostante ciò, molte persone non parlano di sesso o, se lo fanno, si sentono come se stessero commettendo un errore. Ovviamente, un po’ di disagio e di vergogna sono più che legittimi (e normali, aggiungerei). Tuttavia, un conto è la timidezza, un conto è sentirsi impossibilitati a parlarne. Ognuno di noi dovrebbe essere libero di trattare questo argomento, in modo da risolvere eventuali problemi, istruirsi e soddisfare le proprie curiosità.

Fortunatamente, negli ultimi anni sono state (e vengono) promosse sempre più iniziative per normalizzare il dialogo su questa interessante quanto complessa tematica. Diverse scuole, alcune aziende e numerose piattaforme social si trovano in prima linea in questa battaglia all’educazione sessuale.

2. I soldi

Tabù dei soldi

I soldi sono da sempre un argomento controverso. C’è chi ne è succube e chi no, chi ne ha troppi e chi non ne ha; chi sostiene che “I soldi non fanno la felicità” e chi ribatte dicendo “Se non ti rendono felice, allora dalli a me”.

Perché i soldi costituiscono un tabù? Per capire meglio il contesto, facciamo qualche esempio.

Hai un amico che ha iniziato da poco un nuovo lavoro e, mentre parlate, gli chiedi quanto guadagna. Solitamente, una delle prime reazioni rilevate in questa situazione è il disagio, seguita poi dall’esitazione: “Perché mi sta facendo questa domanda?”, “Glielo dico o non glielo dico?”.

Un altro esempio sono i nonni che danno i soldi per Natale ai nipoti: lo fanno in fretta, accartocciando le banconote nella mano, come se fosse un affare losco da nascondere.

Da un lato è legittimo ed è considerato educato il non voler sbandierare i propri soldi. Tuttavia, dall’altro lato, il dialogo aperto su questo argomento può essere utile: ad esempio, può permettere il confronto e può prevenire delle fregature.

Come per (quasi) tutte le cose, occorre trovare il giusto compromesso per ogni situazione.

Un’altra domanda interessante che può sorgere, è: perché ci interessa sapere quanto guadagnano gli altri, anche in situazioni in cui questa informazione non comporta alcuna conoscenza utile?

La risposta è semplice: siamo dei ficcanaso materialisti.

3. Il ciclo mestruale

Tabù delle mestruazioni

Un altro argomento che spicca in questo ambito è quello dalle mestruazioni.

Sebbene siano una cosa del tutto naturale, fisiologica e che caratterizza quasi metà della popolazione mondiale, le mestruazioni vengono viste come qualcosa di accettato solo a metà.

Basti pensare a come vengono spesso definite: si dice “ciclo”, non “mestruazioni”. Forse perché il primo termine è visto come un modo più delicato e velato di dire la cosa… ma perché dovremmo “velare” questo concetto? Cosa c’è di sbagliato nel dire “mestruazioni”? Assolutamente nulla.

Si pensi anche a quelle volte in cui è capitato di non avere un assorbente e di chiederlo ad un’amica. Molto spesso il passaggio del suddetto avviene letteralmente “sotto banco”, di nascosto, come se si trattasse di un’arma (e non di un innocente, piccolo tampax).

Infine, è importante menzionare anche l’insieme dei disturbi e delle patologie legate al ciclo mestruale, come la sindrome premestruale e la tanto discussa endometriosi. Inutile dire che entrambi sono mondi che devono ancora essere esplorati e compresi in modo approfondito.

Anche in questo caso, per fortuna, esistono realtà che trattano il tema delle mestruazioni in modo maturo e responsabile, cercando di normalizzare il dialogo e di aiutare più persone possibili.

Gite fuori porta. Cosa fare nelle quattro valli piacentine

La città di Piacenza è ricca di storia, cultura e bellezze naturali. Infatti, è circondata da ben nove valli, e quelle principali sono la Val Trebbia, la Val Nure, la Val d’Arda e la Val Tidone. Ognuna prende il nome dal corso d’acqua che l’attraversa, e in ciascuna si possono riscoprire borghi medievali, sentieri immersi nel verde, panorami mozzafiato, ottimo cibo ed escursioni alternative.

Di seguito, vi proponiamo un po’ di idee.

Val Trebbia

La Val Trebbia è una valle dell’Appennino ligure formata dall’omonimo fiume, ossia il Trebbia, lungo quasi 120 km. I paesi principali sono: Rivergaro, Pigazzano, Travo, Bobbio e Ottone.

Sono tutti bagnati dal corso d’acqua, a eccezione di Pigazzano, che si trova ad un’altitudine diversa: infatti, il paese svetta sopra Rivergaro, e dalla famosa terrazza panoramica si può osservare la valle o scrutare le stelle nelle notti più serene.

Rivergaro e Travo sono paesi più “urbanizzati”, dove si può passeggiare in riva al fiume, fare un aperitivo o consumare pasti deliziosi nel ristoranti presenti nei dintorni, come il Ristorante Bellaria (Rivergaro) e l’agriturismo La Dolce Vite (Travo). Inoltre, a Rivergaro è presente il Parco Acquatico RiverPark, una delle mete predilette di ragazzi, centri estivi e famiglie, mentre a Travo vi sono il parco archeologico e diversi sentieri collinari che portano alla Pietra Parcellara e alla Pietra Perduca.

Bobbio e Ottone sono i paesi più lontani da Piacenza, ma sono anche quelli che presentano i punti più suggestivi per rilassarsi in mezzo alla natura e per fare il bagno nel fiume. A Bobbio c’è la “Berlina Beach”, una spiaggetta naturale sorta lungo le sponde del corso d’acqua.

Questo borgo, però, è conosciuto soprattutto per la bellezza del paese e del famoso Ponte Gobbo, così chiamato per la sua atipica struttura irregolare. Infatti, nel 2019 Bobbio ha ottenuto il riconoscimento annuale di borgo più bello d’Italia, attribuitogli dalla trasmissione televisiva “Alle falde del Kilimangiaro”.

Invece, a Ottone vi sono la spiaggia “la Chiesetta” e la spiaggia delle Anse del Brugnello, dove l’acqua è ancora più profonda: l’ideale per nuotare e rinfrescarsi nelle afose estati piacentine.

Ponte Gobbo (Bobbio)
Il celebre Ponte Gobbo di Bobbio, anche conosciuto come “Ponte del Diavolo”

Val Nure

La Val Nure è una valle dell’Appennino ligure formata dall’omonimo torrente, ossia il Nure, lungo 75 km. I principali paesi sono: Grazzano Visconti, Ponte dell’Olio, Farini e Ferriere.

Il borgo di Grazzano Visconti è un borgo dal sapore tipicamente medievale, molto apprezzato dai turisti e dai locali per il castello e per gli eventi che ospita ogni anno. Per citarne alcuni: la festa di Halloween, il festival del cioccolato e vari eventi a tema ed eno-gastronomici.

Ponte dell’Olio è un piccolo paese medioevale, che prende il nome dal suo ponte in quanto veniva utilizzato per la contrattazione dell’olio proveniente dalla Liguria e destinato alla Pianura Padana. Interessante da visitare è il Castello di Riva, costruito tra il 1199 e il 1277 a bordo fiume: rappresentava un punto strategico per controllare il passaggio delle navi verso la Liguria.

A Farini c’è una piccola spiaggetta di sassi, chiamata per questo “Sassi Neri”, mentre a Ferriere c’è la foce del Nure e vi sono alcuni spot suggestivi, come il Lago Nero e il Lago Moo, dove ci si può accampare e fare passeggiate.

Borgo medievale di Grazzano Visconti
Il borgo medievale di Grazzano Visconti

Val d’Arda

La Val d’Arda è una valle dell’Appennino ligure formata dall’omonimo torrente, ossia l’Arda, lungo 56 km. I paesi principali sono: Castell’Arquato, Vernasca e Vigoleno.

Castell’Arquato, insieme a Bobbio, è uno dei borghi medievali più belli della provincia di Piacenza. Anche detto “il borgo degli innamorati”, è una meta molto apprezzata per la sua struttura estetica: il castello è arroccato in cima alla collina e vi sono vari punti panoramici da cui osservare la valle. Inoltre, il paese ospita spesso degli eventi, tra i quali ritroviamo visite guidate per il borgo, la notte europea dei musei e altro ancora (scopri di più).

Vernasca è invece conosciuta per il Bascherdeis, ossia il festival degli artisti di strada provenienti da tutto il mondo. Dopo due anni in cui questo evento è mancato a causa dell’emergenza sanitaria, ritorna con le seguenti date: 5, 6 e 7 agosto 2022.

Da non perdere è anche il borgo di Vigoleno, costruito nel Medioevo a scopo difensivo e di controllo sulla pianura Padana. È possibile visitare il castello del borgo, soggiornare e organizzare matrimoni al suo interno.

Castell'Arquato
Il romantico borgo di Castell’Arquato

Val Tidone

La Val Tidone è una valle dell’Appennino ligure, formata dal torrente Tidone (47 km), posta tra le province di Pavia e Piacenza. I paesi principali sono: Agazzano, Ziano Piacentino e Pianello.

Una meta degna di nota è il castello di Agazzano, una fortezza situata nel l’omonimo paese, tra la Val Luretta e la Val Tidone. L’edificio sorge infatti a pochi chilometri dal torrente Luretta, in una zona collinare non molto elevata, motivo per il quale la fortificazione presenta delle importanti mura di difesa.

Poi, vi è lo Ziano Piacentino, conosciuto soprattutto per la produzione vinicola DOC dei Colli Piacentini. In questo paese vengono spesso organizzate gite ed eventi eno-gastronomici, come la Festa dell’Uva e il Valtidone Wine Fest.

All’interno del comune di Pianello invece c’è la Rocca d’Olgisio. Il castello, parte dell’Associazione dei Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli, è situato su un ripido crinale che permette una vista panoramica sulla Pianura Padana e le vallate circostanti.

Infine, ultimo ma non per importanza, vi è anche l’itinerario chiamato “la Strada dei Mulini”, che presenta un tracciato che comprende parte della media ed alta Val Tidone, ossia i comuni di Pianello, Nibbiano, Caminata e Pecorara.
Ziano Piacentino
Le viti dello Ziano Piacentino