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Redazione

Carlo Rasparini conservava i capelli di Federica in una scatola

I particolari dell’arresto del 27enne accusato di tentato omicidio. A breve l’interrogatorio

Una ciocca di capelli di Federica Mazzocchi custodita gelosamente in una scatoletta a forma di cuore. E’ uno dei particolari che riguardano l’arresto di Carlo Rasparini, il 27enne di Statto accusato del tentato omicidio della 17enne di Travo. Il giovane, bloccato dalla Squadra mobile di Viterbo in un hotel della città laziale, si trova in carcere in attesa di essere ascoltato dal sostituto procuratore di Piacenza Antonio Colonna e dai carabinieri del Nucleo operativo di Bobbio. L’elemento della scatola con il “feticcio” è emerso stamani in questura a Piacenza, dove il capo di Gabinetto Girolamo Lacquaniti e il dirigente della Mobile di Piacenza Stefano Vernelli hanno reso noto altri particolari dell’operazione condotta dai colleghi. Nella stessa scatola è emerso che c’era anche un’altra ciocca di capelli, che apparterrebbero a una ragazza 17enne non ancora identificata, e con la quali Rasparini avrebbe avuto un flirt di recente. Gli inquirenti hanno confermato che il 27enne, sul quale pendeva un mandato di cattura internazionale, non ha opposto resistenza all’arresto. La polizia lo ha bloccato nella sala da pranzo dell’Hotel Domus, mentre faceva colazione. Nella sua stanza hanno trovato un coltello, circa 4mila euro in contanti e la scatoletta a forma di cuore, che conteneva anche una lettera d’amore. In più gli investigatori hanno acquisito documentazione cartacea (scontrini, biglietti, etc) che Carlo Rasparini avrebbe conservato durante i tre mesi di fuga all’estero. «Federica ora sta meglio – ha affermato il padre Giuseppe – e in questi mesi ha ripetuto spesso di aver paura che quel ragazzo tornasse per ucciderla. La polizia ci ha sempre protetto anche durante il periodo del ricovero in ospedale, ma adesso siamo molto più tranquilli».

Piacenza al 33° posto per vivibilità e sostenibilità

Presentata oggi a Roma l’indagine sulle città italiane di Legambiente e Sole 24 ore

Piacenza si è classificata al 33esimo posto fra le 103 città italiane esaminate nell’annuale rapporto di Legambiente in collaborazione con Il Sole 24 ore, prima fra tutte la città di Bolzano e fanalino di coda L’Aquila.
Ottimo piazzamento per la città di Cremona, sempre ai primi posti della classifica generale e fra le sei città con una media maggiore di 20 metri quadri eqivalenti per ogni 100 abitanti di spazi verdi, male Lodi per la qualità dell’aria e male anche Piacenza che conferma la scarsa qualità dell’acqua con una percentuale di nitrati di 35.3 mg/litro, il peggior risultato, abbondantemente oltre la media nazionale di 9 mg/litro.

Tentato omicidio di Travo – Catturato Carlo Rasparini

Bloccato all’alba dalla polizia in un albergo di Viterbo

L’incubo è finito. Ora Federica Mazzocchi, 19enne di Travo, potrà dormire senz’altro più tranquilla. All’alba di stamattina, infatti, la polizia ha arrestato Carlo Rasparini, il piacentino di 27 anni accusato di tentato omicidio. Il 13 luglio scorso, infatti, Rasparini aveva atteso la giovane davanti alla sua abitazione in via Martin Luther King a Travo, colpendola con tre colpi calibro 9 alla gamba destra. Poi era fuggito. Il 27enne, raggiunto da un mandato di cattura internazionale, è stato rintracciato stamattina presto in un albergo a Viterbo. I carabinieri della Compagnia di Bobbio – comandati dal capitano Fabio Longhi – erano sulle sue tracce e avevano trovato a Spalato, in Croazia, il camper a noleggio che aveva utilizzato per scappare subito dopo il fatto. Dopodiché si erano perse le sue tracce. Fino a ieri sera, quando la polizia di Viterbo, controllando i clienti degli alberghi cittadini, ha trovato il nome di Rasparini sul registro degli ospiti. Dopo poche ore gli agenti hanno bussato alla sua porta, eseguendo il mandato di cattura. L’accusa è di tentato omicidio. Ora il piacentino si trova in carcere a Viterbo, in attesta di essere interrogato dai carabinieri del Nucleo operativo di Bobbio e dal sostituto procuratore di Piacenza Antonio Colonna, titolare dell’indagine.

ODIO GLI INDIFFERENTI

Citando Gramsci. Solo per far capire il taglio redazionale della mia presenza. Da qui in avanti.

(…) alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo (…)

I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. (…)

Odio gli indifferenti anche perché mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. (…).

Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

ANTONIO GRAMSCI, 1917

La verità non teme nessun libro. La menzogna, sì

La cronica malattia della sinistra italiana è sempre stata quella di screditare e di ridicolizzare tutti coloro che osano mettere in discussione la “verità rossa” e i suoi dogmi.

Un giovane di sinistra che scaraventa una copia del libro sul tavolo, si avventa contro l’autore ed urla: “Lei ha scritto un libro infame per fare soldi sulle spalle della Resistenza”; una ventina di giovani dei centri sociali che occupano la sala, srotolano striscioni rossi con le scritte “Revisionisti assassini” e intonano “Bella Ciao”; schiaffi ed insulti tra i presenti. Solo in serata l’autore riesce a parlare al suo pubblico. Questa l’amara cronaca della presentazione di un libro a Reggio Emilia, storica terra di passioni civili, di lambrusco e di tricolori al vento. Il libro in questione, “La grande bugia”, è l’ultima fatica letteraria di Gianpaolo Pansa, giornalista “ammattito” colpevole solamente di aver denunciato, nei suoi libri, la colossale mistificazione della quale è corroborata gran parte della storia della Liberazione e della Resistenza. Un tabù supremo, insomma.
Pansa, infatti, definisce coraggiosamente “grande bugia” la ricostruzione fantasiosa di una Resistenza eroica, di massa, alla Steven Spielberg, mentre la realtà di quegli anni feroci è stata ben altra. Scrive Pansa: “La resistenza l’ha fatta per il novanta per cento il Partito Comunista Italiano. Senza il Pci la resistenza non sarebbe mai esistita. La guerra partigiana è stata solo la prima fase di un progetto che prevedeva l’avvento sanguinoso della rivoluzione proletaria. Mentre, per i loro veri obiettivi, i partigiani facevano fuori i nemici del popolo, il popolo, quello vero, restava in disparte. Il consenso di massa non c’è mai stato: la zona grigia io l’ho vissuta a Casale Monferrato, quella delle campagne dove i contadini non ne potevano più né dei tedeschi, né dei fascisti, né dei partigiani che erano dei gran razziatori”.
L’infamia peggiore diffusa dal povero Pansa consiste nell’affermare che non c’è stata nessuna insurrezione. Semmai, c’è stato solo l’arrivo degli Alleati. “Dopo è solo cominciata una mattanza.” “La grande bugia” rappresenta anche la denuncia verso coloro che non vogliono accettare l’elementare verità che la guerra si combatte in due, ma poi si pretende che la storia la scrivano solo i vincitori.
Pansa continua il suo lungo racconto, iniziato nel 2002 con "I figli dell’Aquila" e proseguito con "Il sangue dei vinti" e "Sconosciuto 1945", dove emergono nuove testimonianze inedite, nuove voci inascolate provenienti dal mondo dei fascisti sconfitti.
Ma il cuore del libro è un altro, ed è rivolto all’oggi. C’è il diario delle esperienze di Pansa come autore di ricerche sulla guerra interna, c’è la sua risposta alle stroncature più acide. Ed, infine, c’è la ricostruzione di vicende accadute ad autori osteggiati da coloro che uno storico, pure avverso ai libri di Pansa, ha definito i Guardiani del Faro Resistenziale.
Inutile dire che, prima dell’uscita del libro, i più autorevoli e referenziali storici indipendenti (cioè quelli di sinistra) avevano già scomunicato il Pansa e le sue eresie fascistoidi bollandole come “frutto della vulgata antiresistenziale”.
Ma questa è sempre stata la cronica malattia della sinistra italiana, quella, cioè, di screditare e di ridicolizzare tutti coloro che osano mettere in discussione la “verità rossa” e i suoi dogmi. La verità (senza colore, senza sapore, senza scadenza) non ha paura di libri e di indagini storiche, la menzogna sì.
E di menzogna pura si tratta quando si nega che gruppi partigiani, soprattutto quelli di ispirazione comunista, avessero scatenato un’orrenda caccia all’uomo contro chiunque avesse, anche vagamente, avuto a che fare con il fascismo. Alcuni mesi dopo la fine della guerra si ebbe il massacro delle carceri di Schio dove oltre cinquanta fascisti con presunte responsabilità vennero di notte ammassati in un locale comune e uccisi. Ma le uccisioni proseguirono per alcuni anni, e ne fecero le spese anche molti religiosi (un centinaio nella sola Emilia Romagna) e gente solamente responsabile di essere proprietari di un appezzamento di terra o di essere dirigenti d’azienda (nemici del popolo). Uomini ritenuti scomodi dal partito comunista, che aveva creato un suo stato nello stato, furono condannati a morte, e gli autori di simili atti, quando la giustizia stava avvicinandosi a loro, vennero fatti fuggire in Cecoslovacchia. Balle per la sinistra, verità per il resto del Paese.
Insomma, quanto accaduto a Reggio Emilia, gli spintoni, le urla, gli insulti, dimostrano ancora una volta, che certa sinistra è ben ancorata alla logica del “taci, tu che sei fascista”, che è poi la logica violenta e sanguinaria del sasso in bocca. Ma quella, cari signori, lasciamola alla mafia.

Urbanistica al centro delle polemiche

Viabilità cittadina sempre al centro delle critiche

Le importanti modifiche all’assetto urbano e all’urbanizzazione, tra i principali operati della giunta Reggi, sempre al centro dei commenti (non sempre negativi) continuano a suscitare dubbi tra gli esponenti politici locali.
Il nuovo segretario regionale Mainardi (Prc), ammette che sull’argomento c’è stato un’eccesso di personalismo mentre dall’opposizione Massimo Trespidi (Fi) ritorna sulla "rossa" pista ciclabile di Stradone Farnese "ci è costata 30 mila euro troppe per le casse del comune"

Dalla festa del Cinema di Roma ad Al Jazira

Il 1° Novembre al Municipale concerto della Filarmonica italiana

Siamo ancora agli inizi della stagione del Teatro Municipale di Piacenza e già un nuovo appuntamento musicale. L’orchestra Filarmonica Italiana insieme ai coristi di Corrado Casati, per un totale circa di cento elementi, si esibiranno in un concerto offerto dalla popolare emittente araba "Al Jazira". Nei prossimi giorni al via le prove, tra la soddisfazione del sindaco Reggi, entusiasta promotore dell’iniziativa.

Piacenza dà il benvenuto ai divi del cinema

L’inaugurazione della Festa del Cinema di Roma con l’orchestra Cherubini

L’orchestra giovanile Cherubini diretta dal maestro Riccardo Muti ha inaugurato ieri sera la prima edizione della Festa Internazionela del Cinema di Roma. Alla presenza di numerose star del mondo cinematografico, tra le quali Sean Connery, l’orchestra giovanile Cherubini sotto la bacchetta prestigiosa di Riccardo Muti ha suonato musiche di Rota d’ispirazione cinematografica. In platea oltre al già citato Connery, l’ex presidente Ciampi e il regista piacentino Marco Bellocchio.

Dure critiche al sindaco Reggi

Tassi (An) "Il Sindaco si dimetta" – Cagnani (Fi) "Sbagliato chiudere i locali alle due"

Mentre non sembra ancora chiarita la recente vicenda interna alla maggioranza in merito alle esternazioni di Gianni D’Amo (Ds), sulla questione edilizia di Via Venturini e sulla chiusura anticipata dei locali notturni arrivano dure critiche dall’opposizione.
"Ormai il sindaco non è più in grado di licenziare nemmeno una pratica amministrativa, bisogna andare ad elezioni anticipate" sostiene Marco Tassi (An), dello stesso avviso Alfredo Cagnani (Fi) "Una follia chiudere i locali alle due, spingiamo la gente ad andare fuori Piacenza"