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23 anni di Piacenza Night. E adesso cosa succede?

PIACENZA – Diciamoci la verità: il nostro giornale non sta tanto bene. Avrete notato che abbiamo ridotto drasticamente il numero di news pubblicate. Piacenza Night ha visto la luce 23 anni fa, quando a Piacenza non esisteva altro. L’idea era quella di raccontare le cose che trovavano meno spazio sui quotidiani, come il mondo dell’intrattenimento, della cultura, dell’arte e di concentrarci prevalentemente su storie “positive”, che fosse un piacere raccontare. Volevamo essere liberi anche di provocare, di esprimere la nostra idea di “bello”, di giocare con le immagini, di alimentare il falò della discussione costruttiva, di stimolare e pungolare la nostra comunità.
Il nome della testata, “Piacenza Night”, conteneva un richiamo all’incanto della notte: se il giorno è il momento del lavoro, della routine, del rumore, la notte dà luogo al silenzio, alla meditazione, alla sensualità, alla poesia. Il tono di voce di Piacenza Night era simile a quello che utilizzavano i migliori speaker radiofonici che tenevano compagnia ai nottambuli proponendo selezioni musicali ricercate con il gusto di esplorare l’altro lato della Luna.

Questo è il nostro DNA, ma nel corso degli anni abbiamo cambiato rotta un bel po’ di volte, sperimentando tecnologie e contenuti multimediali, aggiungendo e togliendo ingredienti anche a seconda della risposta del pubblico.
Quando hanno fatto il loro esordio testate giornalistiche online “vere”, come Piacenza Sera o Il Piacenza, seguite da tante altre negli anni successivi, ci è sembrato corretto non competere nel mercato della raccolta pubblicitaria con chi faceva davvero il mestiere del giornalista. Noi siamo “comunicatori” e Piacenza Night era ed è per noi un canale che ci consente di avere un rapporto davvero particolare con le persone. Diversamente da 23 anni fa, oggi facciamo un uso massiccio e scientifico dei social per confrontarci con il pubblico. Ma comunicare attraverso una testata giornalistica è tutt’altra cosa. Non meglio, non peggio. Un’altra cosa.
Non è facile fare editoria al giorno d’oggi e noi abbiamo scelto una strada forse troppo ambiziosa, quella di non raccogliere pubblicità e di non avere introiti. Le cose hanno funzionato fino a quando la pandemia e la crisi che ne è conseguita non ci hanno costretti a dedicare tutte le nostre energie alle nostre attività principali. A seguito dell’emergenza da Coronavirus (COVID-19), sono stati adottati diversi interventi per fronteggiare le conseguenze nell’ambito del settore editoriale, tra cui l’ulteriore ampliamento delle agevolazioni fiscali per la vendita al dettaglio di giornali, riviste e periodici, l’introduzione di un regime straordinario di accesso al credito di imposta per gli investimenti pubblicitari, semplificazioni per l’accesso ai contributi diretti e per i pagamenti da parte delle imprese editoriali, crediti di imposta per l’acquisto della carta e dei servizi digitali, contributi per gli edicolanti. Nessuna misura di soccorso all’editoria è applicabile al nostro caso e, comunque, per scelta, non abbiamo mai fatto alcun tipo di richiesta di contributi.
Le difficoltà sono molte, ma non abbiamo intenzione di chiudere una testata che ha 23 anni di vita e una storia da custodire e raccontare. E’ semplicemente giunto il momento di inventare qualcosa di nuovo, di essere innovativi come è scritto nel nostro DNA. Abbiamo più di un progetto, alcuni dei quali sono davvero folli. Nei prossimi mesi prenderemo le decisioni necessarie e costruiremo il nuovo team. Fino ad allora vi chiediamo un po’ di pazienza.
Buon 2022 a tutti.

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