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Caso Fun Food. Tarasconi: “Rivedere i codici Ateco, non possiamo perdere un’eccellenza per un paradosso burocratico”

La consigliera Pd si è fatta carico delle sorti dell’azienda rivergarese leader nel settore dei pop-corn nei cinema, chiusi da mesi per la pandemia. Il suo codice Ateco la inserisce tra le aziende alimentari e non ha ricevuto alcun aiuto economico: fatturato crollato del 90%

«Chiediamo alla Regione Emilia-Romagna di impegnarsi con il Governo per trovare una soluzione che impedisca la chiusura della Fun Food di Rivergaro, gioiello imprenditoriale a livello nazionale e internazionale vittima di un paradosso burocratico legato ai codici Ateco»

La richiesta arriva con l’interrogazione presentata e illustrata oggi in aula a Bologna durante il question time dalla consigliera del Pd Katia Tarasconi, prima firmataria del documento insieme a numerosi colleghi. Un’interrogazione con la quale ha portato all’attenzione dell’Assemblea legislativa e della Giunta regionale la situazione, in effetti paradossale, dell’azienda rivergarese leader a livello nazionale e internazionale nel settore della produzione e della vendita di pop-corn. «Parliamo di un’azienda florida e sana – commenta Tarasconi -, un’azienda che crea occupazione e indotto e che in vent’anni è cresciuta costantemente arrivando a rappresentare un’eccellenza per il tessuto imprenditoriale nazionale piacentino, emiliano-romagnolo e italiano». La Fun Food guidata dall’imprenditore Marco Cassinelli in effetti ad oggi domina il mercato dei pop-corn nei cinema di tutt’Italia, negli stadi, nei parchi divertimento (Gardaland, ad esempio) con un prodotto di alta qualità grazie a materie prime selezionate e alla lavorazione direttamente nello stabilimento di Rivergaro, in Valtrebbia. Un mercato che, tuttavia, è stato completamente azzerato dal Covid-19. «Non ci sono altri motivi – precisa la consigliera dem – Non siamo di fronte a scelte imprenditoriali sbagliate, a mosse avventate, a strategie rischiose. Siamo di fronte a un settore che è stato del tutto paralizzato dalla pandemia».

Morale, un’azienda che nel 2019 ha fatturato quasi 5 milioni e 700mila euro si trova oggi, esclusivamente per effetto delle limitazioni dei vari DPCM, ad aver subìto un calo del fatturato che sfiora il 90%.

Con tutto ciò che ne consegue a livello occupazionale, ma non solo: «Se le Istituzioni italiane non si fanno carico di dare una mano a una realtà come la Fun Food – sottolinea Tarasconi – permetteremo ad aziende estere di subentrare in questo mercato. E alcune, tra le quali un’azienda tedesca, sono già pronte a farsi avanti non appena la morsa delle restrizioni verrà allentata. Non sarebbe solo un peccato, sarebbe proprio uno sbaglio colossale per il territorio e per il Paese».

Il paradosso dei mancati ristori alla Fun Food è legato al tema dei codici Ateco, e l’ha sottolineato oggi in aula la consigliera Tarasconi nell’illustrare l’interrogazione firmata dal Gruppo consiliare del Pd. «L’azienda rientra in teoria nella filiera della produzione e commercio di prodotti alimentari, come in effetti è. Peccato però che il mercato della Fun Food sia costituito interamente dal settore dell’entertainment. E’ in quel settore che l’azienda si è specializzata e negli anni si è costruita una posizione portando il suo fatturato a crescere regolarmente. Una crescita che ha portato a investire in competenze, in macchinari, in personale. Ed è proprio il settore dell’entertainment ad essere stato totalmente bloccato dall’inizio della pandemia. Un disastro totale per tutta la filiera».

Un paradosso del quale si rende perfettamente conto l’assessore Vincenzo Colla che, in risposta all’interrogazione, si è espresso in modo chiaro:  «Noi come Regione chiederemo formalmente al Mise e al Ministro del Lavoro di andare nella direzione di calibrare i codici Ateco sulla filiera. Se i ristori sono riconosciuti alla filiera dei cinema, dei teatri, degli stadi, dovranno essere presi in considerazione anche i fornitori di riferimento. Un sistema che si basa sui codici Ateco trasversali non reggerebbe».

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