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80 anni dalla tragedia della Pertite. Mai chiarite le cause dello scoppio

“Con ancora negli occhi le immagini della terribile esplosione di Beirut dei giorni scorsi, risulta ancora più doloroso pensare a quello che i nostri concittadini debbano aver provato l’8 agosto di 80 anni fa, quando una tragica deflagrazione devastò la fabbrica di proiettili della Pertite”. Il Sindaco di Piacenza, Patrizia Barbieri ha ricordato anche su Facebook la tragedia della Pertite.

“Domani, sabato 8 agosto, Piacenza rende onore alle vittime della Pertite, nell’ottantesimo anniversario della tragica esplosione che devastò la fabbrica di caricamento proiettili di via Emilia Pavese, provocando la morte di 47 persone e 795 feriti. Le cause e le responsabilità non furono mai chiarite con certezza, ma resta immutato e autentico, nel ricordo di un’intera comunità, il dolore e il profondo senso di ingiustizia di fronte a una delle più gravi pagine di storia della nostra città, che in quel pomeriggio d’estate del 1940 vide così tante vite innocenti strappate ai propri affetti più cari.

Portiamo nel cuore ciascuno di loro, caduti nello svolgimento del proprio mestiere come era avvenuto, già nel settembre del 1928, ai 13 colleghi che nello stesso stabilimento restarono uccisi da un’altra, violenta deflagrazione. E il nostro pensiero partecipe e commosso non può che andare, in una triste coincidenza di date, ai 262 minatori che l’8 agosto 1956 persero la vita nell’incendio di Marcinelle, in Belgio: 136, tra loro, era nostri connazionali, emigrati all’estero con dignità e fatica, in memoria dei quali si celebra proprio domani la Giornata del Sacrificio del Lavoro Italiano nel mondo.

In questo intrecciarsi di ricorrenze così significative, tributiamo non solo il nostro omaggio a tutte le vittime, in un abbraccio di solidarietà ai loro familiari, ma riaffermiamo con forza l’urgenza e la necessità di un impegno congiunto per garantire la tutela del diritto alla sicurezza di tutti i lavoratori. Oggi come allora. Nel nome di Andrea Gazzola, travolto una settimana fa dal trattore di cui era alla guida nei campi di Montalbo di Ziano. Nel nome di Sasko Atanasov, il cui cammino è stato interrotto brutalmente ieri, a Ciriano di Carpaneto, dal crollo di un silos. Nel nome dei 39 bambini e ragazzi che l’8 agosto del 1940 restarono orfani, a seguito degli scoppi che sventrarono la polveriera tra l’Infrangibile e Sant’Antonio.

Le parole possono sembrare poca cosa, di fronte al dramma incessante e purtroppo così reale di quelle morti bianche che, come ammonisce una bellissima poesia di Carlo Soricelli, nulla hanno di candido, ma rappresentano “il bianco di un lenzuolo, di mille lenzuoli… un bianco che copre le nostre coscienze e il corpo martoriato di un lavoratore”. Ma ritengo sia doveroso, per le istituzioni come per ogni cittadino che creda nel valore del lavoro come fondamento della nostra Costituzione, dare voce a queste ferite che il tempo non rimargina e ribadire che l’osservanza delle regole, a garanzia della salute e della vita nei cantieri, nelle fabbriche, in tutti i luoghi produttivi, è un principio sacrosanto e irrinunciabile. Chi non adempie alle normative, chi trascura o sottace condizioni di rischio, compie un reato e viola non solo la legge, ma il rispetto della vita umana”.

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