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Katia Tarasconi

Il Trebbia ha bisogno d’acqua. Tarasconi: “Servono accordi certi con la Liguria per la diga del Brugneto”

«E’ necessario risolvere il problema dell’acqua in Trebbia che, quest’anno più che mai, si presenta in tutta la sua rilevanza, tra esigenze dell’agricoltura ed esigenze turistiche con l’aumento vertiginoso dei bagnanti in questo periodo estivo post lockdown».  Un problema che si ripresenta ogni stagione calda ormai da decenni e che la consigliera regionale del Pd Katia Tarasconi ha portato oggi a Bologna in Assemblea legislativa con un’interrogazione a risposta immediata rivolta all’assessore all’Ambiente Irene Priolo.  E quella di presentare oggi l’interrogazione non è stata una scelta casuale; nel primo pomeriggio proprio della giornata odierna in teoria dovevano chiudersi i “rubinetti” della diga del Brugneto per l’estate in corso: sono finiti i 2,5 milioni di metri cubi d’acqua che, da concessione in vigore, vincolano l’impianto ligure a rilasciare acqua in Trebbia; acqua da cui dipende la sopravvivenza del fiume, dei suoi utenti e del mondo agricolo dell’intera vallata piacentina. Fortunatamente per questa estate è già stata stabilita una ulteriore apertura della diga sul versante emiliano per un totale di 1,5 milioni di metri cubi d’acqua in più in modo da consentire le attività agricole e la vita del fiume. Ma non basta, secondo Katia Tarasconi: «Non possiamo certo dipendere da trattative e valutazioni che possono cambiare ogni anno, lasciando nell’incertezza un intero territorio la cui stessa vita dipende dal fiume. Serve un piano preciso, concordato e condiviso che si basi sulle reali esigenze della vallata e sull’altrettanto reale capacità dell’invaso del Brugneto di far fronte a tali esigenze». Esigenze che, secondo la consigliera del Pd, equivalgono a circa 6 milioni di metri cubi d’acqua a stagione. Ben oltre, dunque, i 2,5 milioni stabiliti da una concessione che risale ormai al lontano 1987.

«Il settore agroalimentare della val Trebbia – prosegue Tarasconi – potrebbe gestire le proprie attività programmando in modo oculato gli investimenti senza l’apprensione ossessiva del rispetto delle norme ambientali sui deflussi minimi che spesso nel pieno della stagione irrigua pongono il tema dell’assurda competizione fra il rispetto delle norme ambientali e la certezza dell’approvvigionamento alimentare dei territori. E’ quindi importante in tempi brevi dare una risposta definitiva a questo settore trainante dell’economia: gli agricoltori non meritano di rimanere senza risposte da parte delle istituzioni». Risposte certe, dunque. E’ quel che chiede la consigliera dem alla Giunta regionale; risposte certe sia per la stagione in corso sia per il futuro.

Nel suo intervento in aula, la consigliera Tarasconi ha aggiunto una riflessione legata al periodo attuale: «La val Trebbia dopo il lock down nei fine settimana è stata invasa dai frequentatori che si sono riversati nel fiume. Cercavano quel paesaggio stupendo di montagna e l’acqua. E’ un nuovo turismo di corto raggio rinato che pone nuove sfide ai Sindaci chiamati a rispondere a nuove istanze di accoglienza turistica. Anch’essi sono parte di un nuovo progetto di vallata se sapremo assicurare il bene primario su cui si regge e cioè l’acqua».

L’assessore Priolo, nella sua risposta, ha assicurato di avere a cuore la questione di aver già firmato una convenzione con la Regione Liguria che ha allungato i tempi rispetto agli accordi precedenti e che dunque assicura al territorio piacentino per i prossimi cinque anni un rilascio di circa 4 milioni di metri cubi d’acqua ogni stagione estiva e che, già quest’anno, è probabile che si arrivi ad ottenere 5 milioni di metri cubi.  Sempre Irene Priolo ha aggiunto che non appena si insedierà la nuova Giunta (in Liguria si vota a settembre per le Regionali) verranno aperte trattative per arrivare ad ottenere il reale fabbisogno d’acqua della Valtrebbia ogni estate.

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