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Omicidio di Caorso. “Non doveva morire, volevo solo ferirlo”. Dietro alla lite forse rivalità lavorative

Caorso (Piacenza). Potrebbero essere di natura lavorativa le ragioni della lite conclusasi in tragedia nella serata dello scorso lunedì 13 gennaio, nei pressi di un bar in via Roma, a Caorso. Tra Rocco Bramante e Luigi Baletta sarebbe infatti iniziata, secondo alcuni testimoni, una discussione legata a rivalità in ambito lavorativo, ed in particolare alla rivendita di materiale ferroso. Sarebbe inoltre stata smentita dal sostituto procuratore Antonio Colonna la voce a proposito di un presunto tentativo di investimento da parte di Bramante come punto scatenante del violento litigio.

Secondo quanto fino ad ora diffuso, Baletta avrebbe preso l’arma usata per colpire Bramante dal bar. Un oggetto dalla lama di 18 centimetri, scoperto nel bidone della raccolta differenziata del vetro, lì riposto dopo che la proprietaria del bar lo avrebbe lavato: sarebbe stata proprio lei a dare le indicazioni necessarie a ritrovarlo. Bramante, raggiunto da almeno due fendenti, uno al polso e l’altro all’esterno della coscia sinistra, avrebbe sottovalutato la situazione, guidando per qualche centinaia di metri verso la caserma dei carabinieri, dove subito sono sopraggiunti i soccorsi per tentare di reagire alla sempre più grave emorragia. L’uomo avrebbe perso la vita per shock emorragico e arresto cardio circolatorio tre minuti dopo il suo arrivo al pronto soccorso.

Sono previsti per sabato gli accertamenti medico legali necessari a valutare quali e quanto profonde siano le ferite, in modo da avere un quadro più chiaro di quanto accaduto, e potenzialmente di verificare quanto riferito da Baletta sulle proprie intenzioni nel corso dell’interrogatorio dello scorso 13 gennaio. “Non doveva morire”, avrebbe dichiarato, ed avrebbe poi ammesso l’intenzione di ferirlo, ma non quella di togliergli la vita.

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