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Tokyo: manifestazioni di piazza per velocizzare l’addio al nucleare

il 2030 come data di stop delle centrali non piace alla popolazione; ”bye bye atomo” fra gli slogan

Migliaia le persone che si sono radunate davanti al ‘Nationa Diet’ per la protesta, che si è conclusa senza incidenti, nella capitale nipponica qualche sera fa. Il premier giapponese Yoshihiko Noda, terzo primo ministro a non essere appartenente al Partito Liberal-Democratico, a settembre aveva annunciato l’uscita del Paese dal progetto nucleare entro il 2030: triplicherà il contributo delle rinnovabili fino a portarlo al 30% del suo mix energetico e ridurrà i consumi del 10% rispetto ai livelli del 2010. Solo un anno fa, prima del disastro di Fukushima, il Giappone puntava a soddisfare con l’atomo oltre metà del fabbisogno elettrico nazionale.
Ma la deadline del 2030 non soddisfa la popolazione, che considera il periodo fino alla chiusura delle centrali in questione troppo lungo; ed ecco nascere la protesta dei giorni scorsi che, in perfetto stile orientale, non ha dato luogo ad escandescenze o colluttazioni. Ma il problema economico è imperioso: chiudere immediatamente con l’atomo, stima il Governo, costerebbe al Paese 40 miliardi di dollari all’anno in più di importazioni di combustibili fossili rispetto al periodo pre-Fukushima. La volontà popolare resta però molto chiara: dopo il disastro vuole liberarsi delle centrali al più presto.

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