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Jacques de Vaucanson: l’uomo che inventò il futuro. Nel XVIII secolo

Fra flautisti automi, anatre meccaniche e il commento di Voltaire

L’interesse che la società occidentale contemporanea ha nei confronti della tecnologia non è che uno degli indicatori che mostrano come essa si sia radicata nei nostri costumi. Sembra che non esista testata giornalistica che non curi una propria rubrica scientifica,come sembrerebbe non esistere persona che non abbia mai sentito nominare le parole iPhone, Internet o Facebook. Ma quando è nata questa passione per il tecnologico, che spesso si ammanta di tratti ingestibili tanto da diventare una mania? Com’è nata? Provo a dare una risposta.
Partiamo dal fattore temporale. Mi riferisco ad un’idea moderna di tecnologia, quella che grosso modo si sviluppo’ all’incirca dalla seconda metà del Settecento ai primi decenni dell’Ottocento e che riguardò in particolare l’Inghilterra (limitiamo, insomma, il campo di azione poichè, a suo tempo, anche l’utilizzo di un ramo come clava fu un processo tecnologico). Questo periodo è conosciuto come Prima Rivoluzione Industriale ed è quel contesto della Storia che cominciò a diversificare enormemente la cultura occidentale dal resto del mondo. “Cominciò” perchè in realtà all’inizio i progressi non furono enormi,rapidi e diffusi (il processo fu un primato della Gran Bretagna, rilegato nei suoi confini di isola, che restò comunque una società rurale).
C’è da far passare circa 70 anni e arrivare alla Seconda Rivoluzione Industriale, dagli ultimi decenni dell’Ottocento ai primi anni del Novecento. Questa seconda rivoluzione ha dei tratti che la distinguono da quella di metà XVIII secolo: non fu un fenomeno prettamente inglese (cominciarono ad affacciarsi sul campo tecnologico nuove potenze come la Germania, la Francia, L’Austria,la Svezia e si..anche l’Italia); riguardò settori differenti da quelli della prima ondata, maggiormente dedicata alla lavorazione dei filati (quindi il siderurguco, il chimico, l’elettrico); nacque dal contributo di ingegneri e imprenditori sempre più specializzati (la velocità di apporto tecnologico comincia a delineare i tratti che poi diventeranno contemporanei).
Per fare un esempio, che stia in due righe di testo: sono di quegli anni invenzioni come telefono, cinematografo, automobile, lampadina, velivoli, bicicletta, telegrafo, motori a scoppio, motori diesel, macchine da scrivere, macchine da cucire, refrigerazione alimentare,battelli a vapore. E l’elettricità.
Pensate all’apporto che ogni singola invenzione ha portato alle nostre vite. Ora pensiamo a come è nata la passione per tutto ciò che è innovativo. Qui la spiegazione è prettamente più personale. Vedo due cause nel successo della tecnologia: la prima è che ogni scoperta tecnologica, ogni nuova invenzione è un’anticipazione di futuro, è qualcosa a cui non avevamo pensato e che ci appare davanti dal nulla; è una semplificazione nella nostra vita di esseri umani; è un buttare lo sguardo oltre la “coperta che abbiamo sulla testa”, rubare un po’ di quel tempo che la vita ci sfila senza ridarcelo indietro; la seconda spiegazione è molto più “romantica”: la tecnologia ha sostituito la magia, demonizzata dal pensiero illuminista di poco precedente al periodo che stiamo trattando, e l’uomo se ne riappropria meravigliandosi del mistero con cui le nuove scoperte riescono a funzionare.
Preso da questi pensieri mi sono chiesto: “esiste una figura del passato che ha goduto dei benefici legati al culto della personalità che la nostra era ha per figure di inventori come Steve Jobs, Bill Gates e Mark Zuckerberg?”
Jacques de Vaucanson. Francese di Grenoble, classe 1709. Riuscì a costruire alcuni automi, tra i quali un piccolo flautista completamente automatizzato dotato di labbra mobili, una lingua meccanica che fungeva da valvola per il flusso dell’aria e dita mobili le cui punte in pelle aprivano e chiudevano i registri del flauto, dopo aver visto una statua di Antoine Coysevox nei giardini delle Tuileries e pensando di dotarla del “movimento”. L’opera che però lo rese famoso a livello internazionale fu un’anatra, un automa di tale versatilità da non essere ancora stato superato. L’anatra poteva bere acqua con il becco, mangiare semi di grano e replicare il processo di digestione in una camera speciale, visibile agli spettatori; ognuna delle sue ali conteneva quattrocento parti in movimento, che potevano simulare alla perfezione tutte le movenze di un’anatra vera.

Conteso dai sovrani di mezza Europa, Voltaire fu cosi colpito da questi automi da battezzare Vaucanson “il rivale di Prometeo”.

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