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Vietato pensarla diversamente

Non c’è più spazio per la politica, ci sono cose ben più importanti delle quali occuparsi. Cosa? In ordine alfabetico si potrebbero citare: cemento, escavazioni, ipermercati e logistica. Cose serie, insomma, non “tatticismi”

Il riformismo costituisce l’estremo opposto del socialismo rivoluzionario. Che cosa differenzia le due posizioni?
La Socialdemocrazia ritiene che si possa migliorare e perfezionare l’ordinamento liberaldemocratico mentre la Sinistra comunista ritiene che esso debba essere abbattuto per costruire un nuovo modello di società.
Nella storia italiana della fine del XIX secolo, il riformismo ha influenzato l’evoluzione del movimento socialdemocratico e socialista, di cui ha rappresentato la corrente più moderata, e i cui sostenitori ritenevano possibile una collaborazione fra i ceti proletari e la borghesia nell’ambito delle istituzioni parlamentari, allo scopo di favorire un rapido miglioramento delle condizioni di vita dei ceti meno abbienti, ed in particolare degli operai salariati. Fra gli esponenti di spicco del riformismo italiano del primo novecento si annoverano Carlo Rosselli e Filippo Turati. Leonida Bissolati ed Ivanoe Bonomi vennero addirittura espulsi dal Partito Socialista per le loro idee riformiste.
Il riformismo è oggi, invece, una sorta di “bella parola” della quale molti abusano nei loro discorsi e nella definizione della loro azione politica. Personalmente, ma questo è solo il mio modestissimo parere, il centrodestra può essere più riformista del centrosinistra in quanto il riformismo di sinistra è figlio di una concezione astratta, illuminista, sradicata e cosmopolita. Il riformismo liberale, invece, può essere un riformismo di tipo nazionale, perché nel suo cammino di immaginazione del fare può direttamente partire dai tratti caratterizzanti dell’identità politica italiana e della sua storia. Ma, al di là delle mie opinioni, una cosa è certa: il centrosinistra, quello recente della Seconda Repubblica, si è sempre riempito bocca e tasche di concetti riformisti, di intenti liberaldemocratici e di ispirazioni cristianosociali, salvo poi dimostrarsi estremamente intollerante nei confronti di tutti coloro che non si sono allineati e piagati alle tesi delle nomenklatura locale e nazionale.
A Piacenza, per esempio, abbiamo assistito, più volte e in più riprese, alle minacce di scomunica promulgate nei confronti di consiglieri comunali di maggioranza che hanno osato mettere in dubbio l’operato del Sindaco Reggi, alle emarginazioni di esponenti politici ulivisti che, solo perché chiari, sono incorsi in allontanamenti e vendette di bassissimo livello politico e personale (vedi Pareti, Levoni, Tansini e Gelmini).
E anche oggi, come in una farsa dai biechi contorni di provincia, assistiamo a sbellicanti ultimatum scoccati da segretari di partito che, come il buon Bisotti della Margherita, hanno imparato fin troppo velocemente l’arte del “o con me o contro di me” ben nota al Sindaco Re. In sostanza, è severamente vietato pensarla diversamente, vietato disturbare i manovratori.
E così, chissenefrega se Mario Angelillo, già coordinatore della Margherita di Piacenza prima del signor Bisotti, denuncia che “la sinistra radicale ha imposto la sua linea impedendo qualsiasi intervento se non in campo fiscale aumentando le imposte a carico in modo particolare del mondo produttivo sotto lo slogan anche i ricchi piangano” e che “la Margherita è morta per eutanasia”; a chi importa se Massimo Silva, consigliere comunale della Margherita di Piacenza, confessa che “il partito è sostanzialmente assente a livello nazionale, mentre a livello locale è innegabile il disagio di fronte ai metodi fin qui dimostrati”.
Bazzecole, piagnistei senza senso o, addirittura, “tatticismi” e “rischi di intossicazione”, come li ha bollati il profondo Bisotti. Altro che condivisione cristiana di percorsi comuni, altro che tavoli programmatici e pragmatici”¦
Non c’è più spazio per la politica, ci sono cose ben più importanti delle quali occuparsi. Cosa? In ordine alfabetico si potrebbero citare: cemento, escavazioni, ipermercati e logistica. Cose serie, insomma, non “tatticismi” da Prima Repubblica che cozzano vergognosamente contro le cose serie delle Giunte Reggi e Boiardi. E contro l’anima del 900 e dei suoi soliti incensati protagonisti. Amen.

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