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Linda Barani

Riflessioni sul perchè le coppie litigano e si sgretolano. Perchè non provare a capirsi?

A volte basta davvero poco per venirsi incontro…

Anche su basi di esperienza personale, piu’ volte ho riflettuto sul perchè le coppie litigano e si frantumano, soprattutto se si litiga sempre sulle stesse cose.
Forse la motivazione è piu’ semplice di quanto si creda: se entrambe le persone rimangono attaccate alle proprie motivazioni senza trovare o anche solo pensare alle ragioni del partner, allora non c’è apertura.

Credo che ogni litigio, sebbene sia brutto, serva comunque a capire come si potrebbe migliorare la prossima volta che ricapiterà una situazione analoga. Perchè le situazioni analoghe ricapitano sempre, non c’è nulla da fare.
Il guaio peggiore è che quando ricapita, uno dei due partner si comporta esattamente allo stesso modo, e magari l’altro cambia atteggiamento.
In questo caso, è sempre e solo uno dei due che va incontro all’altro, ed è concettualmente sbagliato, perchè l’apertura mentale deve esserci in entrambe le persone. Bisogna capirsi, a volte non è semplice, però si parte dal concetto che non è che uno dei due sbaglia (al di là delle innumerevoli volte in cui gli atteggiamenti possono essere sbagliati), diciamo che si è, giustamente, diversi. E bisogna quindi capire le ragioni di tutti e due, perchè entrambi hanno delle ragioni.
Se ci si infliggono colpe, è sbagliato.
Bisogna capirsi, non incolparsi.

Il peggio del peggio è quando tutti e due si comportano come nel litigio precedente: l’apertura mentale è pari a zero, vuol dire che entrambi non hanno capito l’altra persona, hanno semplicemente affibbiato la frase magica (e la piu’ sbagliata che esista) : “E’ colpa tua” e basta, il tutto per non ragionare sul fatto che è sempre colpa di entrambi e che entrambi devono capire le ragioni dell’altro.

Ma passiamo agli esempi pratici (quelli piu’ stupidi sono sempre e comunque i piu’ intuitivi): se si litiga perchè a uno dei due non sta bene andare a pranzo dai suoceri la domenica, bisogna venirsi incontro e capire le ragioni dell’altra persona. Innanzitutto mettersi nei panni dell’altra persona (è un esercizio abbastanza spontaneo e semplice per capire la motivazione di qualche muso lungo o di arrabbiature varie), e nel caso anche con questo esercizio non si riesca a capire l’atteggiamento del partner, allora significa che si potrebbe passare alla seconda fase, ossia: il provare a capire comunque e a venire incontro.

In questo caso si potrebbe cercare magari di fermarsi meno tempo dai suoceri, o comunque capire in cosa si potrebbe migliorare la situazione chiedendo, parlando.

Lo sgretolamento delle coppie deriva proprio dall’afffibbiare colpe per qualsiasi cosa, ritenendosi infallibili e pensando “io non mi comporterei mai così”,e di conseguenza colpevolizzando l’altro per tutto. Primo perchè non c’è frase piu’ sbagliata: noi stessi non possiamo assicurarci che “se mi metto nei suoi panni non mi comporto così” perchè a volte diciamo e facciamo cose per cui non ci rendiamo nemmeno conto.

Secondo perchè quando si litiga, entrambi si hanno delle colpe, non c’è niente da fare.
E il capirsi è alla base di tutto. Il capire l’altro e l’accettazione del fatto che non si è tutti uguali, e se una persona che si ama è diversa da noi, non è di certo colpa sua.

Credo che la parola amore contenga tanti aspetti, tante cose, tante realtà, paradisiache o meno.
Ma quella piu’ importante, a mio avviso, è l’accettarsi, per quello che si è.

E forse se ci si arrabbiasse e ci si colpevolizzasse meno, e ci si mettesse nei panni altrui piu’ spesso, cercando di avere aperture mentali su atteggiamenti che magari uno ha e sono comunque diversi da noi, forse ci sarebbero tanti problemi risolti e un numero di litigi decisamente minore.

Il capire che in un litigio si sbaglia entrambi, per un motivo o per un altro, è alla base della crescita.
E della parola amore. Così immensa, piena di tutto. Ma che dovrebbe essere vuota dei “E’ colpa tua” che sgretolano qualsiasi realtà.

”Lei”, un film su un amore virtuale per colmare il vuoto interiore

Uno straordinario Joaquin Phoenix in una intensa storia d’amore

Il malessere e il vuoto che si sente alla fine di questo film delizioso, è il segno che lo straordinario Joaquin Phoenix e’ riuscito benissimo a trasmettere ciò che il suo personaggio aveva dentro.
La sua storia d’amore per Samantha, un sistema operativo che riempie le sue giornate, sembra finta all’inizio, ma entra nella carne per tutto il film. Alla fine, si sente un nodo allo stomaco, un’angoscia profonda, una malinconia nell’anima.
Come in quel buio, in cui si sentono solo i gemiti di un atto d’amore. Un amore virtuale, ma pieno di vita, di sensi, di sangue. Un’immagine in cui può succedere di tutto, ma lo sfondo è nero, quindi chiunque può immaginare e vivere quello che vuole; le voci e le urla penetrano dentro di noi, senza che l’occhio veda nulla. Solo nero. Un buio che penetra l’anima, come quelle grida di piacere che possono essere associate all’amore immaginato di ciascuno. Un amore carnale sebbene il corpo non sia presente, un atto in cui non c’è nulla se non nella mente di chi lo vede. Gli amori immaginati sono sempre i migliori, perchè corrispondono esattamente a ciò che ciascuno vorrebbe per sè.

Ed è quello che Theodor immagina per sè, un amore autentico, che dovrebbe placare il suo vuoto interiore.
Gli manca quel corpo, perchè la sua donna in realtà è un computer, ma tenta in tutti i modi di farselo bastare, perchè comunque lei c’è. Come voce, quella che è dentro di lui giorno e notte.
Nelle sue orecchie, rimbombante nel suo cuore.

Ma non può esistere nel mondo attuale. Samantha lo lascia come accade tutti i giorni tra esseri umani. E la sua solitudine è esattamente la nostra, alla fine del film.
Perchè è parte di noi. E’ la nostra coscienza.

MasterChef. Che pena la diretta! Come rovinare un meraviglioso show

Tra parolacce, silenzi e parole dette al momento sbagliato, si è riusciti a rovinare tutto

La diretta di Masterchef andata in onda dai Magazzini Generali di Milano verrà ricordata nella storia, non solo perche’ sembrava di essere al solito spettacolino delle sagre paesane (anche se, a mio avviso, in quel caso i conduttori sono ben piu’ preparati e impegnati), ma per il numero di parolacce e brutte figure spese nel corso di quei interminabili 20 minuti. La prontezza, i flash, l’incredibile montaggio, i giudizi botta e risposta dei giudici sono solo un bel ricordo, dopo che si è visto l’inguardabile: la proclamazione del vincitore della terza edizione.
Sapevamo che i tre giudici sono da sempre dotati di un auricolare ben nascosto per sapere cosa dire al momento giusto: il montaggio poi, faceva il resto.
Ieri sera a causa di qualche problema tecnico le battute che avrebbero dovuto dire i giudici non si sentivano: ha iniziato Cracco, mettendosi il copioncino davanti alla bocca e sperando (?) di non essere sentito, che ha proclamato il suo “Non sento niente… cosa devo dire..”.
In quel momento, è apparso l’uomo normale, ben lontano da quell’immagine di sex symbol dalla personalità molto “strong”.

Da quel momento è iniziato il baratro: tempi lunghissimi e morti, ok che Barbieri, Bastianich e Cracco fanno altro nella vita, però un minimo di impegno nella conduzione ci doveva pur essere! Senza contare i “Ditemi cosa devo dire” detti al microfono e sentiti da tutti, e qualche parolaccia scappata dai concorrenti del programma stesso (un meraviglioso “Non si sente un ca…o” detto da Salvatore ha chiuso orribilmente questa edizione).

Al termine, ultimo, impietoso finale, Bastianich che si piazza davanti alla telecamera facendo un discorsetto grammaticalmente piu’ sbagliato di tutti quelli mai fatti nell’ultima edizione del programma, senza ritmo nè tempo giusto si ricorderà a lungo; il senso avrebbe dovuto essere quello di proporre alle persone di iscriversi ai provini per il prossimo anno.

Il faccione di Barbieri è poi apparso invitando il pubblico a vedere “Masterchef Junior”… seguito da uno sguardo vacuo e occhi spalancati, perchè non gli veniva piu’ nulla da dire in quel momento.. e un “ciao” finale realmente impietoso.
Ma ormai la caduta libera c’era stata.
Senza contare che la proclamazione di Federico è avvenuta senza nemmeno fargli dire una parola.

Che dire… Chapeau a Magnolia e a Sky per l’incredibile lavoro fatto sul programma, e per aver tirato fuori dai giudici tre personalità degne di nota, e sicuramente ottimi attori (senza il cui copione purtroppo si è assistito al nulla etereo). Evidentemente ieri sera c’è stata una reale perdita di controllo.

Tanto, sicuramente non ci sarà piu’ una futura diretta per la proclamazione del vincitore, quindi aspettiamoci ulteriori novità per il prossimo anno.

Tutti pazzi per Masterchef. Tra personaggi – macchiette e giudici cattivissimi

Il programma è ripartito col botto

Ancora una volta Masterchef ha fatto “strage” di spettatori, naturalmente in senso buono.
Il programma culinario è sempre piu’ visto e seguito dal grande pubblico, e quest’anno di personaggi-macchiette ce ne sono davvero di tutti i gusti, tanto per rimanere in tema.

Cracco, Barbieri e Bastianich sono i giudici piu’ severi che mai.
Il linguaggio è zeppo di parole, le situazioni sono a volte imbarazzanti viste le reazioni dei concorrenti (cito, ad esempio, il nuovo mito della terza edizione, la marocchina Rachida: il suo autoflagellarsi e le lacrime che copiose cadono spesso anche nei piatti, faranno storia).

Insomma, un programma culinario che però non tradisce gli ingredienti soliti del format televisivo: quelli sono immancabili.
Ma è un format davvero seguito, leggero, e gli si perdona tutto; soprattutto perchè anima nei giovani l’aspirazione di diventare chef!

Whatsapp mania: pregi e difetti di una applicazione per cui tutti vanno matti

Ma è davvero bello come sembra?

Mi capita spesso di vedere in giro gente appiccicata al proprio Iphone, intenta a messaggiare su whatsapp.
La stessa mania esplosa con Ruzzle (esauritasi però in breve tempo), meccanismo uguale ma stavolta passione duratura: tutti intenti a messaggiare senza freni su whatsapp, con la stessa incollatura della maggior parte dei maschi attaccati alla tv quando c’è la partita (non si sbattono piu’ nemmeno le palpebre, per intenderci).

Non vado matta per questa cosa. Nel senso… Lode a whatsapp perché piu’ veloce e comodo di un sms, dove la conversazione comunque tende a finire subito in quanto c’è l’attesa dell’invio del messaggio, bisogna aspettare.. (e pure pagare, a volte…)
Invece con whatsapp è tutto piu’ semplice, si può star li a discutere per ore ed ore.
Ma tutto questo, è veramente "una figata"? Dipende, come tutte le cose.

Se vogliamo discutere con un’amica, parlare di questioni serie e non col fidanzato o semplicemente evitare la telefonata, allora si, è tutto piu’ bello. Però come ogni cosa, va dosata.
Certa gente sembra fuori di testa, diciamoci la verità. Telefonino in fiamme, squillo classico di whatsapp ogni nano secondo e tastiera che prende fuoco: non è il massimo. Potrebbe scoppiare la guerra mondiale e queste persone manco alzerebbero lo sguardo: eh certo, stanno parlando su whatsapp.
Comunque lì basta riderci su. A me personalmente, questa categoria di persone mi fa ridere.

Passiamo alle amiche che messaggiano e non ti stanno a sentire.
Inizi un discorso, loro ti parlano, interagiscono fino a che… tu-tu, messaggio su whatsapp. Ovvero: conversazione finita.
In quel momento diventano amebe, fanno finta per dieci secondi di ascoltare mentre iniziano a messaggiare e poi dopo… Cala il silenzio perché due cose contemporaneamente non si riescono a fare.
Chiacchierata finita, appena arriva il messaggino, non c’è niente da fare.
Anche qui, tutto molto esagerato, se uno parla con voi, whatsapp aspetta, no? E invece no, whatsapp non aspetta!

Credo comunque che l’ira impellente la scateni whatsapp sui cellulari dei partners.
Il perché? Semplice. Da quando c’è whatsapp, il cellulare del vostro partner squillerà sicuramente il triplo rispetto a prima. Non sempre è dato sapere chi sia. E questo irrita tutte. Che ogni tre secondi questo suoni mentre prima ciò che non accadeva, o comunque accadeva molto meno, manderebbe in bestia chiunque. Viene da dire: "E basta con sto whatsapp"!
Morale della favola? Ci sono situazioni in cui i progressi tecnologici non portano tutto questo beneficio.
Anzi. Solo delle grandi rotture di scatole…

Le persone che si teme di incontrare… quando si è in coppia!

Un ritaglio realistico di quello che accade alle coppie durante… certi incontri

Ci ho messo un bel po’ a scrivere quali sono le persone che a volte capita di incontrare quando una donna si trova al ristorante, al cinema o chissà dove col proprio lui. Non sempre gli incontri sono piacevoli, certo si spera sempre che gli amici o i conoscenti che si incontrano insieme siano “ok”, ma non sempre è così, soprattutto quando si parla di donne.

Ho voluto informarmi, farmi raccontare, chiedere, vedere le reazioni di amiche e conoscenti; tutto ciò che descrivo è basato infatti su esperienze personali, o su quelle di amiche, con un denominatore comune a tutte: il nervoso che può salire in un nanosecondo.
(Ovviamente il tutto è descritto secondo il punto di vista della donna).

1) Siamo al ristorante e vediamo apparire la sua ex. Panico. Le reazioni sono diverse in base al rapporto rimasto fra i due… Se si odiano (cosa alquanto probabile), possiamo fregarcene altamente. Sti cavoli, certo ci può scappare qualche commentino sul suo rovinoso lato b, ma non vale manco la pena dirlo, comunque se avete un lui permaloso potrebbe prendersela.
La situazione cambia se i due, per qualche strano motivo, figli in comune, cavoli vari, hanno ancora un rapporto. Qui il nervoso rimane di basso livello solo se la ex in questione gli chiede solo qualcosa di generico, o comunque coinvolge anche voi. Ma l’ira funesta comincia a salire se lei inizia una conversazione e vi ignora completamente (cosa probabilissima). Anche perché, diciamocelo, vuoi per un motivo o per un altro, per il fatto che “non ci arriva” o per “mancanza di tempo”, l’uomo ci arriva ben poche volte a rendervi partecipe della conversazione. Misteri inconfutabili.
Serata rovinata in parte. Pensieri ben poco piacevoli. Sfiga tremenda.

2. La migliore amica, o l’amica. Non ho mai creduto nei rapporti di amicizia fra uomo e donna. Sarò banale, lo so, ma funzionano (solo apparentemente) solo quando fra i due c’è già stato qualcosa e non è andato, solo se la lei fa talmente schifo al vostro lui che non potrebbe accadere mai nulla (cosa non così poco probabile, inutile comunque ricordarvi la natura animale dell’uomo), o solo se la lei è felicemente fidanzata e innamorata persa di qualcun’altro (ma anche questa rimane comunque una condizione temporanea, quindi… occhio). Non ho mai creduto alle amicizie uomo-donna, dato che c’è sempre uno dei due (le donne sono pericolose) che va sempre un po’ oltre, vuoi per sfida, per piacere personale, per un tentativo di autostima dato che la stima di sé non c’è, o per motivi futili. La maggior parte delle volte l’uomo rimane imbambolato, fa finta di non vedere o vi dirà la classica sentenza maschile “Sei paranoica tu, lei non fa nulla di male” (classico). Per cui diffido molto da questo genere di rapporti.

Se le telefonate fra il vostro lui e “l’amica” avvengono almeno 4 volte a settimana, c’è da preoccuparsi. Mi spiace, ma è così. Non esiste rapporto di amicizia fra uomo e donna che preveda di sentirsi telefonicamente, su whatsapp o su qualsiasi social 4 volte a settimana. Già 3 comincia ad essere preoccupante. Una volta a settimana, beh, a sto punto il vostro lui ha un’amica. Fatevene uno anche voi e state a posto. Se su whatsapp l’amica scrive messaggi tipo “ti penso”, sappiate che non è già piu’ un’amica.
Siamo già passati oltre. Siamo seri: perchè un’amica dovrebbe dire ad un amico “ti penso?”. E sti cavoli? Cioè… chi sei??
In quel caso, se lui la asseconda, è il classico uomo a cui piace farsi fare la corte, a cui piace alludere a ben altro (l’amicizia ha in fondo dei confini che non devono essere superati), altrimenti, onestamente, non chiamiamola piu’ amicizia.
Se fa finta di nulla o avesse comunque la grande intelligenza di mandarla a quel paese (anche un semplice “non è il caso”, basta e avanza), potreste fidarvi di lui.

Piccola parentesi, dicevamo… Siete al ristorante e arriva l'”amica” di turno. Vabbè. Qui c’è ben poco da dire. Se saluta anche voi, e vi rende partecipe della conversazione, va tutto bene, tirate il fiato e “accettate di buon grado questa entusiasmante amicizia”. (tanto pure voi avete il vostro “amichetto”).
L’ira incombe se lei comincia a parlare solo con lui, ignorandovi completamente.
Questo accade quando:
– la lei in questione è gelosa marcia di voi perché state con lui, e magari voi siete doppiamente piu’ fighe di lei.
– la lei in questione non ha qualcosa che voi invece avete eccome (tipo una quarta di seno, o il sedere alto, basta una cosetta del genere), ovviamente ha poca stima di sé, e quindi le tocca ignorarvi completamente, perché il confronto non regge. L’invidia è una bestia tremenda, che fa diventare capra anche la persona piu’ intelligente di questo mondo. Per cui se vedete la sua amichetta che vi ignora, sappiate che è per uno di questi motivi. Se nella conversazione le capita di poggiare una mano sulla gamba del vostro lui, lì sono dolori. In quel caso, è partita la sfida. E’ guerra aperta e il più delle volte l’uomo non si accorgerà di questo (parte la frase di lui “dai, ma che dici, sei paranoica, non ha fatto nulla di strano..).

Per fare capire ad un uomo tutto questo, non serve parlare. Non serve assolutamente a nulla.
Bisogna farglielo capire coi fatti.

Vogliate quindi chiedere al vostro amico, care donne, di andare un pò piu’ in là coi discorsi.
Chiedetegli di sfiorarvi la gamba se lo incontrate in un ristorante; Il vostro uomo comincerà davvero a capire come va il mondo.

Se trovate un uomo che smentisca tutto questo, che quando l’amica sua mette la mano sulla sua gamba o la sfiora appena, e lui automaticamente mette la mano sulla vostra di gamba, vi abbraccia e le fa gentilmente capire che non è il caso e che se ne può andare anche a quel paese quella merda, vi prego credeteci, è un uomo che non bisogna lasciarsi sfuggire!

Il valzer di Amélie: una splendida sonata da ascoltare appena svegli…

A volte il mondo non ci sembra troppo bello, ma questo valzer può ancora mostrarci quanto lo sia

A volte ci si sveglia il mattino, e il mondo non ci sembra troppo per la quale.
Incazzature, rabbia, peso di varie ingiustizie, stanchezza generica… Tutto questo non porta a farci vedere e apprezzare le cose che abbiamo.
Si sa, a volte la vita è dura, per alcuni piu’ che per altri, ma non ci dovremmo mai scordare di apprezzare ciò che abbiamo.
Parole retoriche ma… Qualcosa può aiutare.

Io personalmente nelle mie giornate no, le ho provate tutte, ma una cosa in particolare (soprattutto appena sveglia, quando magari gira storta, o piu’ storta del solito) c’è, che vi invito a provare: il valzer di Amélie, la sonata presente anche nel film omonimo, che potete trovare su Youtube (consiglio la versione a pianoforte).
Alzatevi la mattina, mettetela a tutto volume, e guardate fuori dalla finestra.

Tutto vi apparirà migliore, e gli sprazzi di bellezza che a volte non sono poi così evidenti, vi appariranno davanti agli occhi. E in quel momento si potrà di nuovo ricominciare a sognare…

In cerca di… Amanda Woodward. Ma non a Melrose Place, bensì per le strade di Roma!

Una giornata dedicata alla ricerca della mia eroina di sempre, magistralmente interpretata da Heather Locklear.

Più passano gli anni, e più mi torna la nostalgia verso tutto quello che fa “Anni 90”.
Cartoni particolari, Beverly Hills 90210, Merendine del Mulino Bianco che ora non ci sono più e naturalmente…Melrose Place, e la sua divina, Heather Locklear.

Chi non è stato fan della sua Amanda Woodward, la meravigliosa “schiacciasassi” del serial? Dopo aver acquistato chissà dove la serie completa in dvd (mi rivedo circa un episodio al giorno), la mia ammirazione per lei, la splendida direttrice che mai nessuno vorrebbe avere né come capo, né come amica, è tornata più forte che mai.

Dato che sono una blogger specializzata nella cronaca rosa, so gli affari di tutti.
Le mie giornate, dopo le coccole al mio fidanzato e una buona colazione, iniziano sempre con una lunga spulciata a Twitter ed ai cazzi di tutti… e mi sono imbattuta nella pagina Twitter di Ava Sambora, la figlia sedicenne di Heather Locklear, la quale ha postato foto della sua meravigliosa gita a Roma con mamma e papà.
Come, come? Io vedo Amanda in “Melrose Place” e la mia reale Amanda sta qui a Roma? Non ce l’ho piu’ fatta.

Dopo essermi sorbita passivamente l’ultimo Twit della ragazzetta bionda con gli occhi grandi e verdi tali quali a quelli della madre, non ho resistito.
Stamattina stavano alla fontana di Trevi, a due chilometri da dove sto io; così ho alzato i tacchi, decisa a stringere la mano e ad abbracciare la mia eroina di sempre (tanto per intenderci… da ragazzina sapevo le sue battute a memoria e le ripetevo davanti allo specchio, giusto per farvi capire la mia enorme ammirazione).

Amanda Woodward è da sempre nella top ten delle “Best Bitches” della tv. E lei, la bionda dagli occhi di ghiaccio che ho sempre ammirato e a cui ho sempre ispirato (i risultati, però, sono stati decisamente fallimentari) , sta qui a due passi.
Decisa come non mai a conoscerla, mi sono catapultata al fontanone, sicura di avere davanti a me il prima possibile la miglior donna esistente, quella per cui ho sempre tifato. Ma purtroppo, nessuna traccia.
Non potevo, non potevo davvero perdermi la mia eroina! Usando la pagina Twitter di Ava per capire i passi di Heather, sono letteralmente volata in Vaticano. Ma San Pietro è tanto grande… e sebbene facessi passare ai raggi X ogni bionda che mi passava di fianco, non è bastato per incontrarla.

Dopo 4 ore di passeggio, mi sono ritrovata gli occhi di Amanda dappertutto, quel suo piglio da wonder woman che passa sui cadaveri per ottenere quello che vuole, quella donna che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, quella che è capace di stroncare in mezzo secondo chiunque, tanto era forte il mio desiderio di conoscerla, o anche solo di vederla da lontano.
Sono rientrata, distrutta, con le vesciche ai piedi e un po’ di amarezza.

Ho fallito… Roma è troppo grande, così dovrò accontentarmi di vederla a Melrose, in tv… Ripensando ad oggi, immaginandola in quella foto ricordo alla fontana di Trevi, in compagnia dell’ex compagno e della figlia, a due passi da me… Con lei che parla italiano, con quella deliziosa voce di una grande Liliana Sorrentino che ha dato vita e corpo ad un gran personaggio.. E ad un sogno ad occhi aperti, quello di avere io una foto ricordo, con la mia eroina dell’infanzia, dell’adolescenza, e di sempre.

La Grande Bellezza. Un film che vola via etereamente, proprio come quei fenicotteri rosa..

Il capolavoro di Sorrentino visto da occhi pieni di passione

La grande Bellezza non si può raccontare. Non si può descrivere.
Citando le parole di suor Maria, parte integrante di questa grande e bella storia di vite perdute, secondo la quale “La povertà non si racconta… La si vive”, anche l’ultimo film di Sorrentino, non va raccontato. Va semplicemente visto, ammirato.

Poco importa se è piaciuto o meno. C’è chi dice che è un capolavoro, chi una cazzata, ma non è questo il punto. E’ ciò che resta dentro una volta che i titoli di coda scivolano via, come quell’acqua del Tevere retrostante che se ne va pian piano, l’importante. E’ ciò che ci lascia dentro la sublimità di Roma intervallata dal marciume del popolo della notte, quello che rimane inculcato in noi alla fine. Può essere un senso malinconico, di bruttezza, di schifo, di pietà. O di grande bellezza. Quella che emerge dal connubio di soavità di quella Roma ancestrale unita a sprazzi di contemporaneità solenne, di infinite nottate trascorse a ballare sul niente, per placare un vuoto interiore che aleggia sopra la testa dei personaggi di tutto il film.

E’ quello che resta, ciò che conta. Quelle ombre nascoste nelle rovine di una Roma antica, che si fa portatrice di tutti i fantasmi rimasti a galleggiare nelle arie di una contemporaneità fatta di nulla, personalizzata nei valori portanti della società attuale, i soldi, il sesso, il botox… E’ tutta una gran corsa, sebbene la lentezza con cui si muovono i personaggi pare in contrasto con tutto, una gran corsa verso i “valori” di questa nostra società attuale.
“Roma mi ha deluso” dice un grande Verdone piu’ malinconico del solito, piu’ malinconico di tutti i suoi cento personaggi interpretati, la cui amarezza di fondo ha sempre avuto un certo effetto sui grandi suoi amatori.

Una malinconia così profonda che apre un varco nello spettatore che se ne sta seduto passivamente a vedere e realizzare ciò che capita in una realtà non così lontana.
Vi è innanzi a lui un mondo così metafisico che pare di stare in un quadro di De Chirico, dove i personaggi sono quei manichini privi di anima che si muovono confusamente in ampi spazi vuoti.
Non c’è via di scampo, sembra quasi di soffocare in quegli spazi grandi con sottofondo una Roma stranamente deserta. Fino a che uno spiraglio… dato da quel volo di assurdi fenicotteri tipicamente Van Santiani (per i cultori degli esordi del grande regista Gus Van Sant), pronti a prendere il volo da una terrazza che dà sul Colosseo.

Il sublime, l’assurdo, l’orrido, e la classica “misère sans poesie” balzachiana, che sprigionano una profonda bellezza.
La grande bellezza, appunto.
Data anche solo da un sorriso di Servillo, un attore che potrebbe anche non parlare perché in grado di esprimere qualsiasi cosa con quella faccia. Lui, un manichino gigante che ci conduce, ci accompagna, ci fa sbattere la faccia contro quella che si chiama realtà.
Ognuno potrebbe definirla come vorrebbe; poco importa se è una grande bellezza o meno.
Perchè la bellezza non si descrive. La si vive.

Morgan tenta di fuggire alle cure. Intanto la fidanzata Jessica Mazzoli lo lascia

Tramite un comunicato su Facebook, l’ex star di ”X Factor” spiega la sua scelta

Triste periodo per Morgan.
Dopo il suo ricovero in clinica, i Twit avvelenati di Asia Argento e Jessica Mazzoli contro Selvaggia Lucarelli (accusata di aver diffuso la notizia in maniera “spiacevole”), ora altre notizie alimentano il gossip: la presunta fuga del cantautore dalla clinica, avvenuta presumibilmente nella giornata di ieri, e il comunicato su Facebook della compagan Jessica Mazzoli, la quale ha annunciato di aver lasciato il cantante, con queste intense parole:

“Ho necessità di riprendere in mano la mia vita, lo devo a me stessa e a mia figlia Lara.
Ho provato in ogni modo a costruire una famiglia con Marco, il mio amore per lui è stato davvero grande e forse lo è ancora. Mi accorgo, però, di essere impotente cono i suoi demoni, quei demoni che lui stesso aveva dichiarato di voler definitivamente sconfiggere, quei demoni che ancora oggi, una stanza di ospedale, continuano ad esser presenti…
L’arrivo di Lara era la grande occasione, nulla, purtroppo, è cambiato nonostante i buoni propositi e le tante promesse…
Sono stanca, delusa, amareggiata. Ho atteso, sperato, combattuto…
Ho deciso di tutelare me stessa e la mia bambina, dare lei una vita, una famiglia… Entrambe abbiamo bisogno di luce… Sono consapevole che la scelta di allontanarmi, sia oggi, la cosa migliore”.