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Crollo vendite Libertà e quotidiani

Il crollo costante dei quotidiani e la pirateria su Telegram

E’ un quadro sempre più sconfortante quello relativo alle vendite dei quotidiani. Spariscono le edicole, chiudono le redazioni e l’età media dei lettori è sempre più alta. I giovani, ormai, non sanno nemmeno come è fatto un quotidiano. Secondo quanto riportato da Ads, la società che certifica e divulga mensilmente i dati relativi alla tiratura e alle vendite della stampa in Italia, i numeri continuano a scendere. Questo vale per i quotidiani nazionali come il Corriere della Sera (che ha perso più di 200.000 copie in 10 anni) o La Repubblica, ma anche per quelli locali. Il quotidiano Libertà, per esempio, nel mese di gennaio 2020 ha venduto 15.396 copie, un po’ meno rispetto a dicembre 2019 (15.532), e decisamente molto meno rispetto a 10 anni fa, quando erano almeno 25.000 (nel febbraio 2019 per esempio erano 25.290).

Questa tabella non ha bisogno di essere commentata.

  Gennaio 2020 Dicembre 2019 Dicembre 2009 Dicembre 1999
LIBERTÀ 15.396 15.542 25.717 29.637
GAZZETTA DI PARMA 15.895 15.652 30.502 35.754
CORRIERE DELLA SERA 192.758 187.621 424.670 596.225
LA REPUBBLICA 138.811 135.533 398.349 513.821
Totale Vendite – fonte ADS | Accertamenti Diffusione Stampa

Al crollo delle vendite e al calo della raccolta pubblicitaria (dovuto anche al fatto che i lettori sempre più anziani non sono il target di riferimento principale per larga parte degli inserzionisti, che invece puntano ad un pubblico più giovane nella fase “alto-spendente” della vita)  si somma un’altro problema molto serio per la tenuta delle società editoriali. La pirateria infatti è sempre più diffusa sulle piattaforme di messaggistica istantanea (in particolare Telegram, ma anche Whatsapp) dove gli utenti si scambiano illecitamente le versioni in PDF dei quotidiani. Polizia Postale e Guardia di Finanza hanno rilevato che su Telegram almeno 150.000 utenti rendono disponibili, fin dalle prime ore del mattino, le principali testate giornalistiche, con un danno che cuba almeno 400.000 euro al giorno, pari alla cifra mostruosa di 144 milioni l’anno. Una cifra che si traduce nel depauperamento di un settore già molto in crisi e nella perdita di tanti posti di lavoro.

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