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Sabato 23 novembre un concerto da festival al Milestone

Il mese di novembre si dimostra particolarmente allettante sul fronte della programmazione del Milestone, il locale per gli appassionati della grande musica dal vivo. Dopo il super concerto addirittura in doppio set che ha visto come protagonista Rudy Royston, sabato 23 alle 22.00 è la volta di un trio di gran bei nomi del Jazz, insieme per un progetto che finalmente torna a mettere il violino al centro della scena. Il violinista è il francese Régis Huby che, insieme al contrabbassista Bruno Chevillon (che qualcuno si ricorderà per aver accompagnato Michel Portal in un bellissimo concerto alla Sala degli Arazzi per il Piacenza Jazz Fest edizione 2018) e al batterista Michele Rabbia, in arte Codex 3, presentano il loro album “Reminescence”.

L’ingresso è possibile con tessera del Piacenza Jazz Club o ANSPI.

Compagni di vecchia data, Bruno Chevillon, Michele Rabbia e Régis Huby sviluppano rispettivamente un rapporto molto intimo con l’acustica dei loro strumenti associati all’elettronica. Questo incontro riunisce tutte le loro esigenze di strumentisti improvvisatori, offrendo un campo di esplorazione del suono senza limiti. La ricchezza di timbri, colori e dinamiche, il virtuosismo, l’intimità delle corde strofinate, pizzicate, colpite da Bruno Chevillon e Régis Huby, associate all’immaginazione e all’inventiva di Michele Rabbia, creano sonorità taglienti, liriche, spettrali, che ci portano verso l’esplorazione di diversi mondi sonori.

Nonostante permangano delle diffidenze nei confronti dell’utilizzo del violino nel Jazz, va ricordato che i primissimi gruppi “jazz” erano probabilmente piccoli gruppi di archi, che suonavano dopo mezzanotte negli spazi sotto la grande casa del loro padrone, accompagnati da strani echi e botti. Ripensando a quegli inizi, forse ciò che Huby, Chevillon e Rabbia hanno creato con la loro collaborazione e con l’ausilio dell’elettronica e dei mezzi più moderni attualmente a disposizione, non è che, in altra forma, una musica che torna a quelle origini. Ci vuole poi un certo dono per rendere gli effetti elettronici calorosamente immediati e fisicamente presenti alla stregua dei cosiddetti strumenti acustici, più che limitarsi a farne degli “effetti speciali”, ma questo è un dono di cui questi tre musicisti non difettano affatto. La musica da loro prodotta non ha certo bisogno di particolari etichette. Che si tratti di “Jazz”, “post-Jazz” o qualcosa che va al di là del Jazz, alla fine non importa. Ciò che conta è il coinvolgimento intenso e in continua evoluzione con il materiale musicale da un lato e col pubblico dall’altro. Con questo progetto è stato fatto un altro gradino di una lunga e promettente evoluzione creativa.

 

Per maggiori informazioni si consiglia di visitare il sito www.piacenzajazzclub.it e seguire le sue pagine social su facebook, twitter e instagram.

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