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La rete insorge per il nuovo adattamento di Neon Genesis Evangelion. È la peggior rivolta nella storia di Netflix in Italia?

Se un utente Facebook, ignaro degli avvenimenti dello scorso fine settimana, capitasse oggi sulla pagina ufficiale italiana di Netflix, si troverebbe di fronte ad uno scenario curioso. Sotto ogni post, infatti, invece della consueta serie di commenti, si moltiplicano interventi furiosi e meme sarcastici, tutti concentrati su un unico argomento: il nuovo adattamento proposto dal sito di distribuzione di film e serie in streaming per Neon Genesis Evangelion, una serie di animazione giapponese uscita nel 1995 e che è stata trasmessa per la prima volta in Italia nel 2000, raccogliendo un seguito tale da diventare un vero e proprio oggetto di culto tra gli amanti del genere e non solo. Netflix ha aggiunto questa serie al catalogo di 190 paesi venerdì 21 giugno, ed ha così attirato molta attenzione anche da parte del pubblico italiano… attenzione che, però, non sembrerebbe affatto positiva.

 

Alcuni dei commenti sulla pagina Facebook

 

I perché della scelta di Netflix di presentare una traduzione ed un doppiaggio completamente nuovi ed appositamente creati per l’approdo della serie sul sito, in presenza di una traduzione italiana già rodata, sarebbero legati al fatto che il colosso del web sembrerebbe non detenere i diritti della localizzazione originale, ma solo quelli di diffondere la serie (cosa forse comprensibile visto il numero di paesi nei quali è stata resa disponibile in catalogo). Una scelta azzardata, ma che da sola non sembrerebbe sufficiente a scatenare un putiferio. Eppure dopo l’uscita dell’adattamento i fan si sono raccolti sulla pagina italiana dell’azienda di distribuzione, dando vita ad una vera e propria rivolta, e manifestando il loro oltraggio con centinaia di commenti che pretendono spiegazioni, o perlomeno un riconoscimento da parte del sito: uno “shitstorm” in piena regola (“tempesta di m***a”, come, in maniera un po’ volgare, definisce questi eventi il popolo della rete). E che sarebbe potuto essere, tutto sommato, contenuto, non fosse che la pagina Facebook italiana di Netflix non sembra avere alcuna intenzione di pubblicare un post a proposito dell’attesissimo arrivo della serie sul sito. “Giorno 4, ancora senza un post ufficiale di scuse per Evangelion. Non molliamo, vi attendiamo al varco“, commenta un utente sotto uno dei post più recenti della pagina, pubblicando un meme appositamente creato per l’occasione; “Ancora niente post su evangelion?“, chiede invece un altro, pubblicando uno screenshot con tanto di sottotitoli del controverso adattamento. E così via, su ogni post a partire dal fatidico venerdì 21 giugno, ad un ritmo martellante, tanto da soffocare quasi ogni altro tipo di commento.

 

Non sono mancate le minacce di non rinnovare l’abbonamento

 

Ma qual è la ragione di tale scandalo? Sembrerebbe che a scaldare tanto gli animi sia la traduzione curata da Gualtiero Cannarsi, già coinvolto nell’adattamento della serie al suo esordio in Italia, e responsabile artistico italiano dei film d’animazione del rinomato Studio Ghibli dal 2005: una figura che, nel corso degli anni, ha raccolto intorno a sé non poche controversie dovute al particolarissimo stile che le sue traduzioni danno ai dialoghi di queste opere. I dialoghi di Cannarsi, colmi di termini inusuali o desueti e dalla sintassi talvolta poco comprensibile a causa del desiderio di mantenerli il più possibile fedeli a quelli originali, hanno già negli scorsi anni attirato un buon numero di critiche: le stesse che ora vengono ripetute in decine di articoli e post privati scritti dai fan di Neon Genesis Evangelion.

Le critiche toccano una moltitudine di argomenti. Tra questi non manca la scelta di termini ritenuti impopolari dai fan di vecchia data della serie, completamente diversi da quelli ai quali sono stati abituati per ben 19 anni: per esempio le entità che, invece che Angeli, sono state chiamate Apostoli (traduzione corretta dal punto di vista letterale, ma decisamente impopolare), oppure il “berserk” che nella nuova versione diventa “stato di furia”. Altre critiche si concentrano sui termini aulici e la sintassi tortuosa e, secondo alcuni, scorretta. Un esempio fra i tanti: la stessa frase che, in un precedente doppiaggio, era stata tradotta con “ma per quanto riguarda te, c’è di certo qualcosa che puoi fare, qualcosa che soltanto tu puoi fare“, in questa nuova edizione diventa “però, quanto a te, quanto a quel che non puoi far che tu, per te qualcosa da poter fare dovrebbe esserci”.

 

Dalla pagina Facebook “Gli sconcertanti adattamenti italiani dei film Ghibli

 

E in tutto questo, di fronte all’apparente mancanza di reazioni da parte dello staff di Netflix, gli utenti Facebook hanno dato sfogo alle loro lamentele nei modi più disparati: pubblicando screenshots, frammenti di video, domandando a gran voce delle scuse pubbliche, creando meme di ogni tipo, e in diversi casi persino minacciando di cancellare il proprio abbonamento Netflix in mancanza di un riconoscimento o, addirittura, della sostituzione della nuova traduzione con quella originale. Il volume dei messaggi è impressionante. C’è da dire che in realtà un riconoscimento da parte di Netflix Italia a proposito del caos scatenato dall’adattamento c’è stato, anche se non su Facebook: su Twitter, infatti, proprio in data 21 giugno è stata pubblicata un’immagine che fa ironia sulla tempesta di messaggi e lamentele.

 

 

Il post è stato accolto con non poco fastidio dagli utenti Twitter, soprattutto per il suo tono leggero; anche se, a giudicare dai commenti al di sotto di altri post, le reazioni infuriate non sono né numerose né pervasive come quelle che hanno colpito la pagina Facebook. E così si fanno sempre più chiari gli ingredienti che hanno portato alla tempesta perfetta: l’amore dei fan per il titolo, unito alla popolarità del sito di distribuzione e del social network, quindi una certa dose di passaparola e voglia di partecipare alla novità del momento, il tutto condito con la traduzione di una figura già controversa e con l’apparente mancanza di riconoscimento da parte dello staff di fronte alle lamentele. Dopo più di quattro giorni i commenti continuano ad aumentare, e anche sulle pagine private di molti utenti fioccano le reazioni, che vanno dalla confusione alla rabbia, passando per il divertimento: il tutto contribuisce a perpetuare uno “shitstorm” che, almeno per adesso, non sembra accennare a perdere intensità.

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