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Sicurezza urbana e profughi, Rizzi a Minniti: Piacenza diventi sede di sperimentazione

Le proposte al ministro: centrale unica di videosorveglianza e patto di reciprocità con certificazione per i migranti

Nessun mare tra il dire e il fare ma proposte concrete. Proposte che il candidato a sindaco di Piacenza Paolo Rizzi, economista e professore della Cattolica, ha rivolto direttamente al ministro dell’Interno Marco Minniti in visita istituzionale oggi in città e ospite di un incontro nell’auditorium Sant’Ilario promosso dal sottosegretario all’Economia Paola De Micheli, presente con il sindaco uscente Paolo Dosi e con i candidati e i vertici del Partito democratico locale: «Piacenza diventi sede di sperimentazione in tema di sicurezza urbana e gestione dei profughi», questa è la proposta di Rizzi al ministro Minniti.

Ad aprire i lavori ci pensa Paola De Micheli che ha sottolineato l’importanza di una sempre maggiore presenza dei rappresentanti del Governo sul territorio per dialogare con le realtà locali. «Quando poi ad andare sul territorio sono i ministri e questi ministri sono esponenti del Partito democratico – sottolinea il sottosegretario all’Economia – significa che il partito ha espresso personalità di grande valore nelle nostre istituzioni». E facendo riferimento al decreto-legge che porta il nome del ministro dell’Interno Marco Minniti, spiega come sia la dimostrazione pratica che le leggi non arrivano solo dall’alto ma rappresentano, come in questo caso, un lungo lavoro di confronto con chi vive nei singoli territori. «Questo decreto racconta i bisogni del territorio – dice De Micheli – e segna un punto avanzato nella conquista di una sempre maggiore sicurezza»

Dopo il saluto del sindaco uscente Paolo Dosi di fronte a un’affollata platea, il candidato Paolo Rizzi inizia il suo intervento partendo dal fatto di cronaca che da ieri sta riempiendo le pagine dei quotidiani: due rapinatori armati hanno assaltato una gioielleria in pieno centro, sul Corso, e in pieno orario dello shopping, alle 10,30 del mattino, fuggendo a piedi con 150mila euro di bottino. I due, un macedone e un serbo, sono stati catturati dai carabinieri costretti ad esplodere un colpo di pistola che ha ferito entrambi i banditi. Intervento tempestivo e determinante, quello dei carabinieri, preceduto da quello altrettanto encomiabile e coraggiosissimo di due piacentini che si trovavano per caso sul luogo della rapina. Tra questi c’era anche il consigliere regionale del Pd Gianluigi Molinari che ha fisicamente bloccato il rapinatore che impugnava la pistola. “Un episodio gravissimo – afferma Rizzi – che deve far riflettere su quanto spregiudicati siano diventati oggi certi criminali ma che dimostra anche quanto sia efficace l’azione delle Forze dell’ordine nella nostra città. E dimostra quanto sia importante la collaborazione dei cittadini in un modello di sicurezza che deve essere sempre più integrata, come vuole proprio il ministro Minniti”.

E rivolgendosi direttamente al rappresentante del Governo, Rizzi chiede dunque di candidare Piacenza a laboratorio di sperimentazione del decreto recentemente varato dallo stesso ministro. Facendo due proposte articolate e poi consegnate formalmente in una busta a Marco Minniti. La prima sul tema della sicurezza urbana; la seconda su un altro tema caldo di questi mesi: la gestione e l’accoglienza dei profughi.

«In tema di sicurezza urbana – spiega il candidato – proponiamo di potenziare il sistema di videosorveglianza, raggiungendo la dimensione di una rete di almeno 150 telecamere. Una rete che consentirebbe di monitorare l’intero territorio del Comune di Piacenza e delle sue frazioni, anche attraverso il coordinamento tra reti pubbliche e private, in linea con quanto previsto dal decreto-legge di febbraio, e nella logica dell’attuazione del sistema di sicurezza urbano integrato e dei relativi finanziamenti nell’ambito delle risorse a tal fine destinate dalla Regione. Si punterà, in particolare, alla messa in funzione operativa delle telecamere a targhe, vero e proprio sistema per combattere e prevenire il crimine organizzato sul territorio, in stretto collegamento con le centrali operative della Polizia e dei Carabinieri, arrivando ad avere almeno 20 punti di registrazione nei luoghi sensibili di accesso alla città».

«Un’altra proposta importantissima sempre in tema di videosorveglianza – prosegue Rizzi – si lega al progetto di un’anagrafe delle telecamere già avviato dalla Prefettura di Piacenza e cioè una mappatura elettronica completa degli impianti pubblici. A questo proposito riteniamo che sia indispensabile rafforzare il coordinamento interforze, e l’Amministrazione comunale di Piacenza, in linea con il decreto Minniti, si pone come obiettivo la messa in comune delle centrali operative per ottimizzare la collaborazione tra tutte le forze dell’ordine e la Polizia municipale con i rispettivi sistemi informativi. Una centrale unica, dunque. Verranno messi a punto tutti gli accordi necessari a garantire l’azione congiunta delle forze di polizia nel quadro delle previsioni normative e delle risorse messe in campo proprio dal decreto dello scorso febbraio».

E’ quindi il momento dell’altro tema: immigrazione e richiedenti asilo, argomento molto sentito a livello nazionale e «che anche qui da noi è stato ed è vissuto in modo decisamente faticoso». Al ministro dell’Interno Rizzi propone Piacenza come sede di sperimentazione in tema di accoglienza dei richiedenti asilo e inserimento in attività di pubblico interesse.

«La nostra proposta – argomenta il candidato – si basa, in sintesi, sulla volontà di regolamentare in modo certificato un vero e proprio patto di reciprocità tra profughi accolti e comunità che accoglie introducendo meccanismi di premialità e sull’ampliamento della rete SPRAR, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Si tratta di sperimentare una direttiva ministeriale per la quale i soggetti aggiudicatari di bando della Prefettura sul Comune di Piacenza siano tenuti entro 30 giorni a presentare al Comune stesso un progetto di coinvolgimento in lavori socialmente utili che integri la parte di cittadinanza attiva con quella educativa rispetto a lingua, tradizioni, regole. Un patto di corresponsabilità basato su diritti e doveri reciproci nel quale il migrante aderisce a un progetto educativo che superi il semplice concetto dell’assistenza proponendo una restituzione: lo svolgimento di un lavoro a favore degli enti pubblici e quindi della comunità che ospita. Abbiamo già sul territorio alcuni esempi d’eccellenza come quello dell’associazione La Ricerca che lavora a progetti di inserimento in agricoltura. In quest’ottica il Comune di Piacenza avrà ruolo di supervisione e controllo e relazionerà direttamente il Ministero sul buon esito della sperimentazione».

E ancora: «E’ di fondamentale importanza prevedere che i richiedenti asilo che aderiscono al progetto possano ottenere una certificazione da parte dell’ente. Una certificazione che rappresenterà la condizione per un più rapido esame della richiesta di asilo e un requisito per altre situazioni di vantaggio come trovare un posto di lavoro».

«Da ultimo, ma non certo per importanza – conclude Paolo Rizzi – riteniamo che debba esserci chiarezza sulla possibilità di un “travaso” dei posti nei Centri di accoglienza straordinaria nei singoli Comuni, sui posti SPRAR attivati ex novo o implementati.

Una possibilità che incentiverebbe gli enti a estendere la rete del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati e ridurrebbe il rischio di assegnazioni doppie. Più SPRAR, dunque, significa più clausole di salvaguardia, più garanzie di un’accoglienza di qualità e distribuita in modo equo. Sempre in quest’ottica è necessario rendere più efficaci e stringenti i controlli sulle strutture Cas con sanzioni certe per gli operatori che deroghino dagli standard e dalle regole approfittandosi di una situazione di perenne emergenza».

Proposte che il ministro Minniti ha ascoltato con attenzione e dalle quali ha preso spunto per un articolato intervento nel quale ha toccato i cardini del “suo” decreto. Prima di tutto il concetto stesso di sicurezza: «La sicurezza non è solo una condizione – spiega Minniti – E’ prima di tutto un sentire, un sentirsi. E’ dunque un sentimento: ci si sente sicuri o ci si sente insicuri. Ecco perché con questo decreto abbiamo voluto prima di tutto dare una definizione nuova: per noi la sicurezza è un bene comune».

Se è vero che in Italia i reati sono calati negli ultimi anni, spiega il ministro, tuttavia stiamo vivendo un’epoca in cui ci si sente sempre meno sicuri, e uno dei motivi principali è il terrorismo, soprattutto quello a “prevedibilità zero”. Nizza, Parigi, Londra, Bruxelles, Stoccolma: tutti teatri tragici di atti non prevedibili, non contrastabili con indagini preventive o con l’intelligence. Come si contrasta questo tipo di terrorismo, dunque? «Con il controllo del territorio – dice Minniti – E il controllo del territorio si ottiene solo mettendo in relazione stretta lo Stato nazionale con i sindaci dei territori. Nuovi strumenti per una sinergia più stretta, più efficace. Strumenti modulabili perché le esigenze e le caratteristiche sono diverse a Reggio Calabria e a Piacenza».

Sicurezza integrata, dunque, con nuovi strumenti preventivi e repressivi ma anche con azioni mirate alla riqualificazione delle aree più problematiche, al decoro, alle iniziative sociali.

E in tema di immigrazione e profughi, il rappresentante del Governo è stato chiaro sulle sue convinzioni e duro con quelli che ha definito i populisti: «Sappiamo che la paura è un sentimento – spiega il ministro – I populisti si approcciano alla paura con l’idea di mantenerla. Noi ci approcciamo senza supponenza con l’idea di superarla». E ancora: «In tema di accoglienza di richiedenti asilo, la strada è l’accoglienza diffusa. Solo se l’accoglienza è diffusa può essere di qualità e meno attaccabile dalle mafie come è accaduto con la Ndrangheta in Calabria. E se l’accoglienza è diffusa è più facile il processo di integrazione. Solo dove non c’è integrazione esiste il rischio che nasca il terrorismo, che non è mai messo in pratica da siriani o iracheni ma da europei figli o nipoti di immigrati lasciati soli, emarginati. Solo i democratici riformisti possono unire ed equilibrare i diritti di chi è accolto con i diritti di chi accoglie».

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