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Ai Weiwei

L’artista Weiwei provoca Firenze. E “Il Foglio” abbocca

Ho letto un articolo da latte ai gomiti sul quotidiano “Il Foglio”. L’autore, Camillo Langone, critica l’installazione dell’artista cinese Ai Weiwei, a Firenze, con 5 ragioni così idiote da lasciare senza parole. “Ci mancava il Monumento al Gommone, adesso c’è”, scrive l’autore sostenendo a gran voce che l’Italia – con l’installazione dell’artista cinese – viene “umiliata 5 volte”. Ecco le sue ragioni:

1) perché il monumento è realizzato da un artista della nazione che ci sta comprando in svendita, la Cina, e che non soddisfatta di averci in pugno economicamente ora ci invade artisticamente; 2) perché l’installazione profana la città culla del Rinascimento, trasformata (non da oggi, a onor del vero) in fossa del Disfacimento; 3) perché i maledetti gommoni non sono visibili solo ai visitatori della mostra ma anche ai passanti: i simbolismi della conquista e della resa devono essere recepiti universalmente; 4) perché Palazzo Strozzi è in via Tornabuoni, la strada delle griffe: chi si oppone alla presente sostituzione di popoli è dunque fuori moda e deve vergognarsi come se indossasse oggi un giubbotto da paninaro o se portasse oggi il codino alla Roberto Baggio; 5) perché la mostra si intitola “Libero”. Molto evidentemente Ai Weiwei è libero di sfotterci (col Partito comunista cinese ci va più piano, solo il necessario per atteggiarsi a dissidente).

Ai WeiweiVorrei invitare il giornalista a documentarsi su chi sia Ai Weiwei. Non basta Wikipedia, questa volta… serve un piccolo sforzo in più. Weiwei è un artista dalla sensibilità straordinaria, oppositore del regime comunista in Cina, attivista civile, arrestato per le sue idee e confinato in una prigione segreta. La sua arte è schietta. Qualcuno la definisce “street”.  Sicuramente non punta al “bello” in senso classico, quanto a provocare emozioni, anche rabbia se è il caso. E’ abituato a far parlare il mondo con installazione e performance che possono piacere o non piacere, ma di sicuro non lasciano indifferenti. Come a Berlino e a Vienna, Weiwei ha scelto di raccontare – sulla facciata di Palazzo Strozzi – le grandi migrazioni planetarie. E’ il suo punto di vista, condivisibile o meno, ma di certo l’intento non è quello di “sfotterci”, come scrive Langone.

Il senso dell’opera di Firenze è lapalissiano. Ci arrivano davvero tutti. O forse non proprio tutti.

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