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Poster del film "Manderlay"
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Manderlay

TITOLO ORIGINALE: ManderlayANNO: 2005GENERE: DrammaREGISTA: Lars von TrierPRODUTTORE: Vibeke WindeløvATTORI: Bryce Dallas Howard, Isaach De Bankolé, Danny Glover, Willem Dafoe, Michaël Abiteboul, Lauren Bacall, Jeremy Davies, Udo Kier, Chloë Sevigny, John Hurt, Suzette LlewellynTRAMA:Trilogia di Von Trier sugli Usa capitolo secondo. Stessa struttura scenografica ma fondamentali cambiamenti degli attori: Brice Dallas Howard al posto di Nicole Kidman e Willem Dafoe in sostituzione di James Caan. Stessa impronta polemica ma senza calcare sul pedale dell'emozione. Questa in sintesi l'impronta complessiva di Manderlay Su un tema tabu' (anche per il cinema americano e non, che lo ha trattato non a sufficienza e…

Giudizio finale

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TITOLO ORIGINALE: Manderlay
ANNO: 2005
GENERE: Dramma
REGISTA: Lars von Trier
PRODUTTORE: Vibeke Windeløv
ATTORI: Bryce Dallas Howard, Isaach De Bankolé, Danny Glover, Willem Dafoe, Michaël Abiteboul, Lauren Bacall, Jeremy Davies, Udo Kier, Chloë Sevigny, John Hurt, Suzette Llewellyn

TRAMA:
Trilogia di Von Trier sugli Usa capitolo secondo. Stessa struttura scenografica ma fondamentali cambiamenti degli attori: Brice Dallas Howard al posto di Nicole Kidman e Willem Dafoe in sostituzione di James Caan. Stessa impronta polemica ma senza calcare sul pedale dell’emozione. Questa in sintesi l’impronta complessiva di Manderlay Su un tema tabu’ (anche per il cinema americano e non, che lo ha trattato non a sufficienza e spesso annegandolo in sovrabbondanti dosi di melassa e stereotipi): lo schiavismo. Questa volta Grace si ferma in Alabama dove trova una cittadina, Manderlay, in cui le regole della schiavitu’ regnano sovrane. Grace ne ‘libera’ gli abitanti e impone la democrazia. Che ha inizio dal decidere a maggioranza che ore sono.

DESCRIZIONE:
Secondo film della “trilogia americana” di Lars Von Trier, è anch’esso girato senza tanti orpelli, senza scenografie e spesso senza colonna sonora. Questo è uno degli elementi che avevano reso Dogville così speciale, ma in questo contesto sa troppo di autocitazionismo. Anche la sceneggiatura ha qualche pecca e si perde in stereotipi e banalità senza mai arrivare al nocciolo della questione. In altre parole, non siano certo di fronte ad uno dei capolavori del regista danese: qui di notevole – e lo è davvero – c’è solo il cast.

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