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Mattarella Presidente. Il capolavoro di Renzi porta al Quirinale un nemico di Berlusconi

Per vincere, il Premier sacrifica il consenso di una fetta consistente di elettori di centro destra

Alla fine Matteo Renzi ha ottenuto la sua vittoria. Una vittoria secca, limpida, senza sfumature di grigio. Ha voluto al Quirinale l’ex DC Sergio Mattarella, eletto Presidente della Repubblica con i voti del Pd, del Ncd e dei popolari, a costo di compromettere l’alleanza con Silvio Berlusconi. In molti sono convinti che i parlamentari di centrodestra che sostengono il governo del rottamatore siano talmente preoccupati di andare ad elezioni anticipate (rischiando di non essere rieletti) che sarebbero disposti a tutto pur di tenere insieme i cocci di questa fragile alleanza. Ma solo alla prova dei fatti, con le prossime votazioni sulle riforme, capiremo se Renzi può ancora contare sulla lealtà di Forza Italia. Non a caso i renziani più vicini al Premier stanno sfruttando ogni canale diplomatico per cercare di avvicinare il Movimento 5 Stelle e i grillini dissidenti.
Sergio Mattarella è il dodicesimo Presidente della Repubblica. Una figura autorevole, giudicata da molti “imparziale”. Ma non è difficile comprendere perché Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni non riescano a fidarsi della sua supposta equidistanza. Basta andare a leggere i giornali di qualche anno fa per trovare dichiarazioni inequivocabili.

Nel 2001 si combatteva l’ennesima sfida tra Silvio Berlusconi e l’Ulivo. Lui dichiarò: “Da una parte abbiamo l’Ulivo, che in cinque anni ha dimostrato capacità di governo. Dall’altra Berlusconi che dice di essere il più bravo del mondo. Una dichiarazione del genere già di per sé genera allarme, ma io sono convinto che ci creda ed è questo che mi preoccupa di più”. Mattarella aveva aspramente criticato Silvio Berlusconi fin dalla sua discesa in campo, nel 1994. “Il lupo, ammonisce un antico detto, perde il pelo ma non il vizio,” aveva dichiarato. “Il lupo in questo caso risponde al nome di Silvio Berlusconi. E il vizio è quello di ricorrere ai sondaggi fasulli. Il suo programma politico? Ha tratti illiberali”.
Secondo Rocco Buttiglione, altro ex DC che non ha mai negato la sua ammirazione per il neoeletto Presidente della Repubblica, Mattarella “era virulentemente contrario a Berlusconi”.

Il nuovo Capo dello Stato ha criticato aspramente la Lega Nord e il centrodestra in più occasioni. “Quella del Nord oppresso è una battuta che fa sorridere, che arriva al limite del ridicolo,” disse. “Dell’alleanza Polo-Lega tutto si può dire tranne che sia in favore del Meridione, visti i programmi antimeridionalisti di Umberto Bossi. Fini e An per la smania di occupare il governo hanno accettato senza difficoltà l’inquietante proposta di Bossi di spaccare l’Italia, barattando il federalismo con la promessa di presidenzialismo”.

Per togliere ogni dubbio sulle simpatie del nuovo Presidente, possiamo citare un suo virgolettato del 2007 quando fece scendere la sua benedizione sul Partito Democratico. “Il manifesto del Pd è un documento proiettato sul futuro, rivolto in particolare ai giovani. Il Pd è necessario perché il nostro Paese ha bisogno di un baricentro nel sistema politico”.

E’ vero che negli ultimi anni Sergio Mattarella non è mai stato in prima linea. Dal 2008 ha abbandonato la scena politica e molti si sono dimenticati che – per esempio – è stato vicepremier nel governo di Massimo D’Alema e che ha ricoperto più volte il ruolo di Ministro con il centrosinistra.

In conclusione, Matteo Renzi ha riportato una vittoria molto netta. Qualche giornale ha parlato di capolavoro. Se mi è concesso esprimere un’opinione personale, il metodo adottato dal Premier lo avrà pure portato ad ottenere un Presidente schierato al suo fianco, ma ha allontanato una parte consistente di quegli elettori di centrodestra che apprezzavano il suo sforzo di “condividere” la strada per le riforme. Conosco bene il modo di pensare dell’elettore medio di centro destra. La lealtà è considerata una cosa seria e chi tradisce raramente ha una seconda occasione. Guardate quanti voti hanno raccolto Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini o Angelino Alfano dopo il loro voltafaccia.

All’elettore di centro destra piace il leader deciso, il capo che sa sbattere i pugni sul tavolo quando serve, nell’interesse della Patria e perché qualcosa possa davvero cambiare. Ma l’immagine che oggi è passata è un’altra. E’ quella di un Matteo Renzi che prende quando gli serve e non concede nulla quando è il suo turno di dare. Tutta un’altra storia.

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