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Calcio. Alessandro Del Piero. L’omaggio ai 40 anni del ”Capitano”

La lettera di un tifoso juventino ad un esempio di classe e correttezza, in Italia e nel mondo

Domenica 9 novembre, Alessandro Del Piero ha festeggiato i suoi primi 40 anni. Per l’occasione, ho pensato di riproporre la lettera scritta da un amico juventino al suo “Capitano”, “personale ma allo stesso tempo rappresentativa di tutti quei tifosi che hanno trovato punti d’incontro tra la loro vita e quello che per loro è stato più di un calciatore”. Come per milioni di altri un esempio di classe e correttezza, ora ambasciatore del calcio italiano, prima in Australia poi in India.
Oh Capitano mio Capitano,
era una domenica pomeriggio del ’94, avevo sette anni e, tra un aerosol e una mela, grazie al tuo gol al volo contro la Fiorentina, abbandonai definitivamente la fede rossonera per abbracciare la tua, quella Juventina. Ho imparato poi ad accostare la Champions ad un arco (come quello di Robin Hood, il mio primo eroe), che partiva dal tuo piede destro e finiva in quello che grazie a te imparai a conoscere come “Il Sette”. I tuoi anni più vincenti corrisposero ai miei più spensierati; i tuoi anni più duri, quelli dell’infortunio e di Godot che non torna, ai miei più difficili, quelli delle Medie. Fu in quel periodo che la Nogni, sempre un passo avanti, si innamorò di te prima ancora di re-innamorarsi della sua Juve; mentre io, dopo averti malsopportato a lungo, finii quasi per odiarti la sera di quel maledetto 2 luglio del 2000. Poi tornasti, trasformato ma tornasti, nel giorno da allora non più famoso solo per la morte di Napoleone, sul campo in cui te ne eri andato quasi quattro anni prima. Nel frattempo anch’io mi stavo trasformando, o meglio crescendo. C’ero quando rovesciasti sulla testa di Trezeguet il nostro 28esimo scudetto, anch’io ero rovesciato, per la prima volta quello che credevo fosse amore mi stava facendo soffrire più che mai. Abbiamo vissuto insieme prima la gioia di essere diplomati (Campioni del Mondo); poi i dubbi, le curiosità e le difficoltà dei nostri nuovi mondi, il mio primo anno di Università e la tua Serie B. Incontrando quello che speravo (e un pò ci spero ancora) fosse veramente Amore, pensavo che le nostre strade si fossero definitivamente separate: io al Settimo Cielo, tu a cercare di tenere su le Juventus più tristi; mi sbagliavo. Quest’anno siamo tornati ad essere una cosa sola, a soffrire insieme, mentre io continuavo a perdere e la nostra Juve non ci riusciva mai. C’ero anche Domenica 13 e, mentre singhiozzavo e i cori per te mi si strozzavano in gola uno dopo l’altro, avevo finalmente capito che tu sei stato per me la Costante che Penny era stata per Desmond, la mia Fermina ai tempi del colera, unico vero amore in mezzo a tante amanti. Domenica 13 il tuo pulman si è fermato davanti a me; mi hai guardato, e sono sicuro che dentro quel gesto c’era un saluto. Spero che anche il mio piccolo Luca possa un giorno scrivere del suo Capitano; per quanto ci riguarda, ci tocca diventare grandi, ancora una volta insieme.
Oh Capitano mio Capitano,
Grazie.

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