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Immunità parlamentare. Ecco perché è sbagliato abolirla

I padri costituenti volevano bilanciare il potere della magistratura

L’art. 68 della Costituzione Italiana, al primo comma, recita: “I membri del Parlamento non possono essere perseguiti per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”. L’immunità parlamentare non è altro che una garanzia che i padri fondatori volevano dare ai rappresentanti del popolo per equilibrare il forte potere attribuito alla magistratura. E’ un principio cardine del nostro ordinamento, che è sbagliato abolire. La legge è chiara: i parlamentari non possono essere perseguiti dalla magistratura per quello che fanno o dicono in Camera e Senato, nello svolgimento delle proprie funzioni. Per tutti gli altri reati sono uguali ad ogni altro cittadino e devono risponderne in tribunale.
Negli anni non è andata esattamente così, e questo ha portato la gente a ritenere l’immunità una cosa un po’ troppo simile all’impunità. I politici hanno saputo sfruttare la Costituzione per coprire scandali ed evitare processi. Con la tattica della “mancata risposta”, il Parlamento impediva ai magistrati di perseguire i politici e di andare a fondo nelle indagini. Da ben prima di “Mani Pulite” si discute periodicamente di come abolire l’immunità, ma basterebbe riprendere in mano la Costituzione e fermarsi al primo comma dell’art. 68. Si parla solo di immunità per “opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle funzioni”. La limitazione esiste già. La Legge è chiara. Basta imparare a rispettarla.

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