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La cultura alla portata di tutti col Book-crossing ai Giardini Merluzzo

Playlist dichiaratamente letteraria: ”Il libraio di Selinunte” di Roberto Vecchioni

“Le parole non le portano le cicogne” affermerebbe Il nostro Professore. “Le parole fanno la pipì ai Merluzzo” preferiamo dire noi che bazzichiamo tra il centro e la stazione come i peggior pusher di quartiere. Spacciamo per nostre parole rimaste incagliate nei libri, lette e rilette ripetutamente, sussurrate, sbagliate, più o meno opportune. “Il pifferaio che si portava dietro le parole e se le trascinava nella luce bianca della luna non si voltò, non si voltò neanche a salutare, se le prese su tutte e le gettò nel mare”. Da lì navigarono per mesi ed approdarono in una terraferma in cui “parlano tutti e non dicono parole”. “Pensieri e parole” incollate “fra le pagine chiare e le pagine scure” di De Gregori a rinverdire quel sodalizio con la musica che ha generato la poesia nell’Antica Grecia.
Quanto ai libri, nati liberi per consonanza, da alcune settimane hanno il certificato di residenza ai Giardini Merluzzo, su palafitte di legno di recupero per smargiassa adesione all’eco-sostenibilità.
Da domani non uscite di casa solo col sacchettino per impacchettare i regali del cane, ma portatevi un libro, scegliendo tra quelli cominciati a leggere e poi non finiti (“perché c’è anche un piacere in questo non finire…” V. Capossela), detestati, doppi, ignorati, ereditati vostro malgrado, mal riposti o imposti, da dimenticare o regalati da chi non riusciamo proprio a dimenticare, dedicati alla persona sbagliata… Se vi capita, selezionate anche libri da diffondere, da condividere e da far viaggiare col gusto di non veder tornare.
C’è il rischio che lo scambio sia travisato col furto. Ebbene, la cultura non si arrende e si approfitta opportunisticamente del fraintendimento, sfruttando comunque il passaggio di mano, convinta che la semplice lettura costituisca il giusto risarcimento.
In nome dell’apertura mentale e della coesione sociale, i Giardini Merluzzo quest’estate si trasformano in una vera e propria biblioteca di quartiere a cielo aperto. È il motto “Take a book, leave a book” delle Little free library a dirigere il traffico in direzione del libro che ci cambierà la vita (ammesso che esista), ricordandoci che “c’è davvero una diversità infinita tra imparare a vivere e imparare la vita”. Ma non scoraggiamoci e partiamo, sfilando il primo volume da una cassetta colorata e canticchiando con Vecchioni: “Le parole del libraio se ne andarono per sempre e mi lasciarono con gli occhi di un bambino che non può sognare più”.
“Il libro sogna. Il libro è l’unico oggetto inanimato che possa avere sogni” replicherebbe un certo Ennio Flaiano, bastian contrario per deformazione professionale. Il nostro piccolo sogno si è avverato e ora lasciamo che l’epidemia book-crossing vi contagi, prendendo spunto dalle peggiori “Lettere al direttore”: la parola ai lettori!
Un doveroso ringraziamento per iscritto a Bernardo Carli della “Fabbrica dei Grilli” e al Dott. Roberto Bruschi che hanno anteposto i fatti alle parole.

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