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Dieci anni in carcere per un caso di omonimia. Assolto bengalese

Dopo ben dieci anni chiarito l’equivoco che aveva causato la sua condanna

Dieci anni in carcere per un reato che non aveva commesso: così è stato per un cittadino bengalese di nome Mohamed Salim, condannato a Palermo con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il tutto a causa di un clamoroso errore finalmente chiarificato dal suo legale, che dal 2004 segue la vicenda. Ad aver compiuto il crimine, infatti, era stato un suo omonimo marocchino, identificato grazie ad un’intercettazione: solo un nome a connettere i due, che oltretutto non solo non condividevano la nazionalità, ma avevano diverse residenze, stato civile, e addirittura linguaggi. Il bengalese, infatti, a differenza del suo omonimo, non parlava l’italiano.
Tuttavia per il bengalese era scattato l’arresto, quindi gli arresti domiciliari, e infine il rinvio a giudizio: il suo legale è riuscito a dare le prove dell’errore, e l’uomo è stato dunque assolto per i crimini dei quali era stato accusato.

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