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Strage minatori in Turchia. Scontri a Istanbul, parenti disperati

Quasi nessuna speranza per i 120 minatori ancora intrappolati in miniera

Il disastro che ha colpito una miniera di carbone di Soma, in Turchia, continua a causare dolore a centinaia di famiglie: si stanno ormai perdendo le speranze di poter portare in salvo i 120 minatori ancora intrappolati in fondo alla miniera. Sono in 274 quelli dei quali sono stati ritrovati i corpi, uccisi dal monossido di carbonio, e le famiglie dei minatori hanno reagito agli avvenimenti degli ultimi giorni con grande rabbia e disperazione, accogliendo il premier Recep Tayyip Erdogan con proteste, fischi, e molte grida che invocavano le sue dimissioni. Alcuni hanno preso la sua auto a calci, costringendo il premier a rifugiarsi in un supermercato: fuori, le sue guardie del corpo hanno infierito su uno dei familiari, picchiandolo. Le immagini di queste violenze hanno fatto il giro del web, provocando grande sdegno.
Nello stato è stato proclamato un lutto nazionale di tre giorni: i sindacati hanno inoltre indetto uno sciopero di protesta in mattinata. Numerosi scontri tra la polizia e manifestanti sono avvenuti anche a Kizilay, Ankara, e ad Istanbul: “A Soma non è stato un incidente, ma un massacro della privatizzazione”, avrebbe dichiarato il segretario del partito dei lavoratori, Hasan Basri Ozbey, riferendosi all’opinione che vi siano state privatizzazioni selvagge da parte del governo islamico a favore di alcuni imprenditori amici. Il mese scorso l’opposizione aveva richiesto una commissione d’inchiesta riguardo ai numerosi incidenti riportati nella miniera di Soma, ma la proposta era stata respinta dal partito Akp di Erdogan, che ha maggioranza in parlamento.

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