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Volley. Copra e Rebecchi. Sconforto e rabbia per la serrata di Molinaroli e Cerciello

I presidenti e il Comune non possono permettersi di uccidere lo sport piacentino

Amarezza, sconforto, rabbia. La lista dei miei stati d’animo dopo la notizia della serrata della
Rebecchi Nordmeccanica, che fa seguito a quella assai probabile della Copra Elior, potrebbe continuare a lungo. A pensarci bene, però, il sentimento preponderante è l’impotenza. La mia è l’impotenza di un abbonato quasi decennale, che ha visto sparire nel giro di pochi giorni due simboli positivi di Piacenza in Italia, e anche in Europa.
Copra e Rebecchi sono a loro volta realtà imprescindibili (la squadra di Monti, in fase di smantellamento, ha vinto l’ultima Coppa Italia; quella di Caprara, è questione di ore, gli ultimi due campionati) di uno dei più importanti sport di squadra. Uno sport che appassiona e fa emozionare; uno sport che unisce e non divide; uno sport davvero pulito: la pallavolo.
I problemi del volley piacentino sono davvero così irrisolvibili? E gli ostacoli incontrati da Molinaroli e Cerciello, a cui va tutta la mia riconoscenza per ciò che hanno costruito in questi anni, così insormontabili? I presidenti, il Comune, e magari l’affittuario del PalaBanca, devono sedersi intorno ad un tavolo: il tempo stringe, ma i margini per salvare il salvabile ci sono ancora.
Gli attori in campo, devono, soprattutto, mettersi una mano sulla coscienza: non è giusto, né possibile, che da un giorno all’altro decretino a tavolino la morte dello sport a Piacenza.
Sì, perché è esattamente questo in gioco nella partita che i tifosi e i semplici appassionati di Copra e Rebecchi stanno giocando contro, e lontano, dalla loro volontà.
Se penso ad un anno fa di questi tempi, con la città imbandierata a festa per gli alpini, la Rebecchi scudettata e la Copra beffata solo in gara-5, con Piacenza unanimemente considerata la capitale italiana della pallavolo, provo amarezza, sconforto, rabbia.
Non pretendo, non pretendiamo, di restare per sempre su quei livelli. Ma neanche che tutto quello che abbiamo amato in questi anni sparisca da un giorno all’altro.

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