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Studentesse rapite in Nigeria. Le testimonianze delle ragazze fuggite

A circa un mese dal rapimento di quasi 300 ragazze, parlano alcune di quelle scappate

È passato un mese dal rapimento di 276 studentesse nigeriane da parte dei terroristi islamici di Boko Haram, e da parte di tutto il mondo sono giunte adesioni alla campagna per la loro liberazione, che ha spopolato su Twitter con il tag #BringBackOurGirls: tra i sostenitori illustri non solo Michelle Obama e il premier britannico David Cameron, ma anche Papa Francesco. Intanto da parte delle poche ragazze riuscite a fuggire dai camion dei rapitori arrivano le prime testimonianze, anonime e piene di paura per la sorte delle altre liceali rapite, ma anche per il proprio futuro. “Avremmo preferito andare a morire, poi abbiamo corso all’impazzata verso la boscaglia”, racconta una ragazza rapita dal liceo femminile di Chibok, che è riuscita a saltare giù da uno dei camion dei rapitori, insieme a poche altre, e a fuggire.
Il rapimento era avvenuto nel cuore della notte del 14 aprile, ed erano stati diversi uomini armati a costringere le ragazze a salire su sette camion. “Il pensiero di andare di nuovo a scuola mi terrorizza”, racconta un’altra ragazza, Sarah, di 19 anni. “Adesso piango ogni volta che mi imbatto nei loro genitori, in lacrime quando mi vedono”. Secondo le ragazze fuggite, i rapitori avevano intenzione di sposare alcune di loro, e di venderne altre come mogli-schiave. Continuano le ricerche delle giovani rapite, anche se si teme che le ragazze siano già state portate al di là del confine.

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