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Il trionfo di Matteo Renzi con quasi il 70% dei voti. E’ la risposta al Vaffaday

Cosa aspettarsi dal nuovo segretario? La rottamazione deve iniziare da Roma

“Quando milioni di italiani vanno a votare non ci sono più alibi per nessuno”. Sono le parole di Matteo Renzi, nuovo segretario del partito Democratico, dopo lo spoglio delle schede. Dal palco dell’Obihall di Firenze, ha dichiarato: “abbiamo consapevolezza che chi è venuto a votare non ci ha dato solo 2 euro ma l’idea che si può credere nella cosa pubblica”. “Questa è la risposta al Vaffaday, la risposta di chi non vuole insultare nessuno, e di chi non fa liste di proscrizione”. Matteo Renzi ha portato a casa un risultato trionfale con il 68% delle preferenze, lasciando Gianni Cuperlo al 17,9, poco distante da Pippo Civati al 14. Alle urne si sono presentati 3 milioni di persone, un terzo in più rispetto alle previsioni.
Il premier Enrico Letta ha commentato la nomina del nuovo segretario affermando che “il Pd ha ancora una volta dimostrato la sua forza e la sua vitalita’; le primarie rimangono uno straordinario strumento di partecipazione, che oggi da’ forza alla nuova leadership del partito”. Il Presidente del Consiglio aveva espresso il suo voto alle 8 di mattina. “Una partecipazione cosi’ alta al voto e’ fondamentale per fare del Pd un argine contro il populismo crescente. Complimenti ai candidati che hanno condotto battaglie all’altezza della sfida. Sono sicuro che ognuno di loro spendera’ al meglio la legittimazione e il consenso ricevuti”.

Cosa ci si aspetta ora da Matteo Renzi? La rottamazione deve iniziare da Roma. La capitale è un famelico mostro burocratico, che con le sue spire soffoca anche i progetti più ambiziosi. Fece inciampare Silvio Berlusconi nel ’94, all’inizio della sua battaglia politica, quando poteva contare sullo stesso entusiasmo e su un elettorato “puro” come quello che oggi ripone le proprie speranze nel sindaco di Firenze. La burocrazia romana coinvolge anche le grandi organizzazioni intermedie, le associazioni di categoria, i sindacati e soprattutto i partiti, a cominciare dal Pd. Non si può pensare di cambiare il modo di governare e di abbattere i costi della politica senza cominciare dal Pd, il cui gruppo dirigente è composto da oltre 200 persone.

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