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Calcio. Confederations Cup 2013. Le pagelle al termine della fase a gironi

Spagna e Brasile davanti a tutti, senza voto Tahiti, occhio all’Uruguay, così così gli Azzurri

Tra conferme (tante), sorprese (poche) e gol (una caterva), si è chiusa la prima fase, quella a gironi, della Confederations Cup 2013. Il torneo, che a causa delle manifestazioni di piazza che stanno sconvolgendo il Brasile ha rischiato la chiusura anticipata, ha emesso i suoi primi verdetti: derby sudamericano tra il Paese ospitante e l’Uruguay il mercoledì, europeo tra l’invincibile armata spagnola e gli Azzurri il giorno successivo. Di seguito le pagelle delle 8 squadre partecipanti.
GRUPPO A: Brasile: Neymar, Thiago Silva e il pragmatismo di “Filippone” Scolari. Queste le armi sinora vincenti di una squadra che ha paurosamente ballato nella seconda frazione del match contro l’Italia e deve ancora trovare la sua quadratura, oltre a risolvere un paio di dubbi dalla cintola in su: Paulinho sì o Paulinho no? Oscar o Lucas? Le cifre però sono dalla sua: avanti a punteggio pieno con solamente 2 gol al passivo. Voto: 8.
Giappone: corrono tanto, e lo fanno bene; hanno un paio di elementi (Honda, Kagawa) di qualità superiore; contro l’Italia sono stati sfortunati. Tutto vero, chiudono però a secco e con la spiacevole sensazione di non essere ancora maturi come credevano. Ad ogni modo, il tempo per riflettere sugli errori commessi c’è e il condottiero resta una garanzia. Dovendo far riferimento a questi tre incontri, voto: 5.
Italia: una prestazione convincente, la prima, una portata a successo in modo (troppo) rocambolesco, la seconda, e una positiva a metà, la terza. Questo il riassunto del percorso di una squadra che si trova con un Balotelli che si conferma e un De Sciglio in più, ma purtroppo con una serie di preoccupazioni: difesa mai così penetrabile (8 reti sul groppone, il precedente record negativo era di 7), centrocampo e attacco con poche alternative all’altezza dei mammasantissima. Al bravo Prandelli il compito di farne tesoro. Voto: 6.
Messico: la formazione che metteva paura a tutti sembra solo un pallido ricordo, il C.T. e molti elementi non sembrano all’altezza. L’attenuante, la qualificazione al prossimo Mondiale in bilico (ora si capisce perché). Il contentino, la vittoria contro i nipponici e la presenza di due garanzie come Chicharito Hernandez e soprattutto Giovanni Dos Santos. Voto: 5.
GRUPPO B: Nigeria: a mio parere, la grande incompiuta. Con un terminale all’altezza, con l’Uruguay sarebbe terminata almeno in parità, con la Spagna chissà. Se la Federazione darà fiducia al bravo Keshi (cosa non scontata), tra un anno potremmo vederne delle belle. Voto: 5.5.
Spagna: dopo la dimostrazione di forza contro i campioni sudamericani, le “Furie Rosse” hanno rischiato un pò troppo contro i (per loro fortuna) poco concreti nigeriani. Sempre più sorprendente Jordi Alba, come al solito da capogiro Iniesta, Torres meglio del poco presentabile Soldado. Nonostante qualche sbavatura di troppo, chi fermerà gli uomini di Del Bosque? Voto: 8.
Tahiti: la mascotte della competizione, maltrattata con un numero di segnature proporzionale al valore di chi si è trovata di fronte. In un calcio ormai livellato e con sempre meno squadre materasso, non ricordo una squadra così allo sbaraglio in una manifestazione internazionale. Senza voto.
Uruguay: attenti a darli per morti. Hanno vinto la partita che dovevano vincere, quella contro i campioni africani, grazie al loro simbolo che, strano a dirsi per quanto combinato nel nostro campionato, rimane Diego Forlan. Che i ragazzi di Tabarez abbiano in serbo, con le proporzioni del caso, una riedizione del “maracanazo”? Voto: 7.

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