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Calciomercato. I ”top 5” di questa prima fase di compravendita

Nella lista non solo calciatori, ma anche le loro guide, sedute su panchine sempre più instabili

Nonostante ci troviamo solo nella fase iniziale dell’infernale ed appassionante giostra che prende il nome di "calciomercato", non è troppo presto per stilare una prima "top 5" di colpi. Nella breve lista non sono compresi solo calciatori, ma anche le loro guide su panchine sempre più precarie ed instabili. In questo senso, vero e proprio simbolo della fine di un’era, è arrivato l’addio di Sir Alex Ferguson.
5. JOSE’ MOURINHO (dal Real Madrid al Chelsea): dopo Marcello Lippi, la più clamorosa “minestra riscaldata”. Poche storie: a Madrid, non arrivando alla famosa e famigerata “decima”, ha fallito. Solo quinto o quinto è già troppo? E’ un pò come il dilemma sul personaggio, che si ama o si odia senza mezze misure. Io sto nel mezzo, e affido al campo l’ardua sentenza.
4. MARIO GOTZE (dal Borussia Dortmund al Bayern Monaco): per uno dei più luminosi talenti della generazione di fenomeni tedesca parlano i numeri: appena ventun anni, già la terza stagione consecutiva a livelli altissimi. 10 gol conditi da 13 assist nell’ultima Bundesliga. Promesso sposo dei campioni di tutto, non giocare a Wembley l’ha tolto dall’imbarazzo. Provate a spiegarlo ai tifosi del Dortmund.
3. NEYMAR (dal Santos al Barcellona): solo terzo? Per quello che ha dimostrato sinora, 57 milioni sono troppi. Tutta da verificare, e scusate se è poco, la coesistenza con Sua Maestà Messi. Certo, 57 milioni potrebbero essere stati pochi. Certo, quella con l’argentino potrebbe essere la coppia “crack” del XXI secolo. Staremo a vedere.
2. RADAMEL FALCAO (dall’Atletico Madrid al Monaco): per chi ancora non lo sapesse, ho scritto correttamente: Monaco e non Bayern Monaco. Una violenza, ben pagata per usare un eufemismo, vedere il miglior killer di area di rigore del mondo finire in un club la cui solidità tecnica e finanziaria è ancora tutta da verificare. Il primo mattone, sempre per usare un eufemismo, non è niente male.
1. PEP GUARDIOLA (dall’anno sabbatico al Bayern Monaco): se il mondo si divide in “mourinhani” e “guardiolisti”, forse avete capito da che parte sto. Un primo posto sulla fiducia, considerato che il “filosofo” (Ibra copyright) deve non solo dimostrare di essere vincente anche al di fuori dell’ambiente natìo, ma anche di saperlo fare proponendo un gioco ancora più spettacolare e “totale” del suo predecessore Heynckes. Auguri Pep, ne avrai bisogno.

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