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La storia dei Papi che hanno abdicato. Non solo Celestino V e Benedetto XVI

Il trono di Roma è stato abbandonato più volte e per cause differenti

Partiamo dalle differenze semantiche. Un Papa abdica, non si dimette. Le dimissioni sono previste quando esiste un precedente contratto di lavoro che governa il rapporto tra i due contraenti e possono anche essere rifiutate. L’abdicazione invece è qualcosa di più incontrovertibile: il termine può essere usato solo per Papi, Re e Imperatori e non può essere rifiutata. La storia consegna alla memoria altre situazioni in cui un Papa ha deciso di non ritenersi degno del Soglio.
Il primo di cui abbiamo notizia fu Clemente I. Quarto Papa della storia, salì al pontificato nel 92 e già nel 97 fu esiliato da Traiano in Crimea per le troppe conversioni alla nuova religione che era riuscito a fare nella capitale dell’impero, arrivando ad “intaccare” anche un cospicuo numero di persone vicine al trono imperiale . Non volendo lasciare la Chiesa sprovvista di una guida, abdicò a favore di Evaristo. Clemente concluderà i suoi giorni nell’anno 100, martorizzato dai soldati di Traiano che gli legarono un’ancora al collo e lo gettarono in mare.
Simile la storia del secondo Papa che fece la stessa scelta: Ponziano, sotto il regno di Massimino Trace, abdicò poco prima di essere deportato in Sardegna. Era il 235 e al suo posto venne eletto Antero.
Il terzo Papa fu “costretto” ad abdicare: Silverio fu fatto prigioniero dal Generale bizantino Belisario e deposto per ordine di Teodora, moglie dell’Imperatore d’Oriente Giustiniano, con un tranello in favore di Vigilio con l’intenzione di far rientrare i conflitti insorti tra i cleri. L’11 maggio 537 Silverio fu catturato, spogliato dell’abito papale, vestito da monaco e tradotto in oriente.
Un po’ più contorta la vicenda di Benedetto XI: fra i Papi, uno dei più giovani in assoluto, dato che fu investito della carica pontificia a 12 anni. Venduta nel 1045 la sua carica di Pontefice per 650 kg d’oro al suo padrino, il futuro Gregorio VI, rivolle indietro il Trono di Roma e riusci a reinstaurarvisi con alterna fortuna fino al 1050.
Ma il caso più famoso della storia, grazie anche all’eco della Divina Commedia, è sicuramente quello di Celestino V. Al secolo Pietro Angelerio, di umilissime origini, ricevette la notizia della nomina a Papa nella grotta presso cui esercitava il suo eremitaggio, sui monti della Maiella il 29 agosto 1294.
L’elezione di Celestino dimostrò una notevole ingenuità nella gestione amministrativa della Chiesa, ingenuità che, unitamente ad una considerevole ignoranza (nei concistori si parlava in volgare, non conoscendo egli a sufficienza la lingua latina) fece precipitare l’amministrazione in uno stato di gran confusione. Circa quattro mesi dopo la sua incoronazione, nonostante i numerosi tentativi per dissuaderlo avanzati da Carlo d’Angiò, il 13 dicembre 1294 Celestino V, nel corso di un Concistoro, diede lettura di una bolla, forse appositamente preparata per l’occasione, nella quale si contemplava la possibilità di un’abdicazione del Pontefice per gravi motivi.
Piccola curiosità: nel 2009, dopo il terremoto che devastò la zona dell’Aquila, dove risiede il corpo di Celestino, Benedetto XVI visitando la basilica duramente colpita dalle scosse di qualche giorno prima, pose sulla sua urna (una teca di cristallo) il suo pallio pontificio in ricordo della visita.

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