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Vittorio Colò. Ritratto dell’atleta centenario morto suicida

L’uomo che non accettava di non essere più in grado di fare ciò che più amava: lo sport

Cominciò praticando pentathlon negli anni del Liceo; smise perché non si accontentava di arrivare quinto o sesto a livello nazionale. Da Riva del Garda si trasferì quindi a Milano, dove si laureò in chimica e trovò lavoro. Certe passioni puoi anche sopirle, ma mai metterle totalmente a tacere: dopo il pensionamento tornò a gareggiare, con l’associazione Atletica Riccardi. Da allora non si perse un “Master”, campionato mondiale diviso per fasce d’età.
Iniziò vincendo i 100 metri nella categoria over 65, continuò stabilendo record prima nazionali e poi mondiali. In Sudafrica, ad 86 anni, vinse sette medaglie d’oro, diventando conosciuto in tutto il mondo. Tre anni più tardi, l’ultimo record: i 100 metri in 16 secondi e mezzo. A 93 anni era ancora in grado di saltare 3 metri, misura che alcuni adolescenti non hanno mai raggiunto. Iniziò lentamente a morire sette anni fa, quando fu costretto a ritirarsi dall’attività agonistica a causa di un aneurisma all’arteria femorale. Vittorio Colò ha finito di farlo due giorni fa, sparandosi un colpo in testa perché, a 100 anni e 10 mesi, non accettava di non essere più in grado di fare ciò che maggiormente amava: lo sport.

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