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Londra 2012. Le Olimpiadi sono finite. Evviva le Olimpiadi!

Considerazioni personali sull’evento dell’anno

Come quattro anni fa, un senso di vuoto mi pervade. Scrivere sulle Olimpiadi appena concluse mi fa quasi male. Non solo grazie al fatto che, nonostante le delusioni (Pellegrini e Schwazer, pur su piani diametralmente opposti, ma non solo) e le ingiustizie (Busnari, Cagnotto, Ferrari e, last but not least, il gigante buono Cammarelle), l’Italia sportiva si è fatta rispettare e i Giochi rimangono la grande festa di chi ama lo sport, ma anche tutto quello che vi ruota attorno.
Un’occasione per confrontarsi, imparare, crescere; diciassette giornate d’ossigeno, in cui si stabilisce una magica tregua tra atleti americani e iraqeni, anche i siriani vengono applauditi, e lo spread lascia spazio al medagliere.
Mi sono un pò perso. Come avevo già scritto nell’articolo d’apertura, il motivo di questo vuoto è da ricercare anche nella riflessione che altri quattro anni sono passati, e chissà come sarà tra quattro, l’attesa per il piacere dell’evento che era essa stessa piacere, che non ricordavo così bello e quasi fisicamente doloroso, così uguale e così diverso rispetto a com’è stato e come sarà. Un evento insomma che si compenetra e confonde con la vita stessa.
Tornando sulla terra, e basandomi su un’esperienza che ho avuto la fortuna di vivere in prima persona, ho trovato una città più aperta, più solare (in tutti i sensi), bella come non mai. La sensazione di essere al centro del mondo, che si prova già normalmente visitando Londra, è stata acuita dai Giochi.
Tre luoghi per tre momenti che mi rimarranno nel cuore: Casa Italia, con l’oro del nostro Forrest Gump della canoa, Daniele Molmenti; l’ExCel, che sulle note di “Chariots of Fire” accoglie le nostre imbattibili fiorettiste; lo Stadio Olimpico e il suo impressionante “roar” quando gareggiava uno qualunque degli atleti di casa.
Nel fiume di tutte le altre emozioni olimpiche, come dimenticare l’ancora sfortunatissimo Liu Xiang, che zoppicando corre a baciare l’ultimo ostacolo mai raggiunto, l’oro tutto cuore di Carlo Molfetta, e il piacentino d’adozione Marco Aurelio Fontana che, novello Dorando Pietri, arriva sul podio dopo un chilometro di saliscendi corso senza sellino?
Grazie.

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