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Olimpiadi. Considerazioni ed emozioni nel giorno dell’apertura di Londra 2012

Sarò nella capitale inglese per assistere dal vivo a gare di scherma e atletica

Per chi, come il sottoscritto, attendeva questo giorno da quattro anni, l’attesa sta finalmente per finire. Alle 22, ora italiana, indiscrezioni e polemiche lasceranno finalmente spazio allo spettacolo della cerimonia inaugurale dei XXX Giochi Olimpici estivi dell’era moderna. A partire poi da domani mattina, e per diciassette intense giornate, dichiarazioni e propositi degli atleti saranno messi alla prova della competizione di cui sono finalmente al centro, spesso giocandosi in pochi secondi il lavoro di quattro anni e la possibilità di uscire dall’anonimato.
Non sono anti-calcio, ne sono anzi il primo patito; non trovo però giusto che la scherma, tanto per citare lo sport che ha regalato il maggior numero di medaglie olimpiche all’Italia, sia considerato uno sport “minore”. Vivo quindi come un atto di giustizia il maggior spazio riservato alle Olimpiadi alle altre discipline rispetto al mio pur sempre amato pallone.
I Giochi, al netto degli scandali e purtroppo in qualche caso delle tragedie che ne hanno sfregiato la storia, sono il paradiso per chi come me segue con entusiasmo anche il badminton, si appassiona per ogni azzurro in gara, si emoziona per le storie che solo le Olimpiadi, appunto, sanno raccontare.
Senza paura di esagerare posso dire che, insieme ai Mondiali di calcio, hanno scandito la mia vita, a partire da Atlanta 1996, di cui il primo ricordo è un tremolante omone nero (che poi scoprii essere “Il più grande”, Muhammad Ali) che accende il braciere. Nel 2000 ero un ragazzino in piena crisi adolescenziale che si emozionò per la stoccata vincente dello spadista Alfredo Rota, con annessa incredula esultanza, sulla favoritissima squadra francese, vissuta da me come una rivincita sugli odiati cugini dopo l’ingiusta e crudele sconfitta al golden goal di appena un mese prima agli Europei di calcio. Quattro anni dopo, la mia vita cambiava ancora, e mi sentii un tutt’uno con Stefano Baldini che entrava trionfante nello stadio in cui erano rinate le Olimpiadi. Nel 2008 mi aspettavo troppo sia da me che, conseguentemente ed inscindibilmente, dai nostri atleti e quindi, più che le belle vittorie, sentivo pesare, forse troppo, qualche inevitabile sconfitta. E quest’anno? Di una cosa sono sicuro: visto che sono le mie ultime Olimpiadi prima di diventare definitivamente “grande”, voglio godermele il più possibile.
Londra per una serie di ragioni è la mia città del cuore, non potevo quindi non sfruttare l’occasione: partirò insieme a tre compagni di viaggio il primo agosto per seguire la giornata successiva la gara di fioretto femminile a squadre, e la mattina seguente la prima sessione della storica regina dei Giochi, l’atletica leggera. Sarà la mia prima volta ai Giochi estivi, la seconda contando anche Torino 2006, in cui assistetti allo short-track e alla staffetta maschile di sci di fondo.
A presto su questi schermi… forza Azzurri e buona Olimpiade a tutti!

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