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Omofobia. Giovane gay picchiato in strada e umiliato in ospedale

Trattato dall’infermiere come un ”essere anormale”. Nel sud del Belpaese essere gay è più difficile?

Il fatto di vivere in una città come Piacenza che, tutto sommato, è più aperta e informata di molte altre realtà italiane ed europee, mi ha portato tante volte a pensare che in fondo siano rari e in via di estinzione i casi di omofobia. Purtroppo non è vero. A Reggio Calabria un giovane è stato barbaramente aggredito in strada a causa del suo orientamento sessuale e poi – come se non bastasse – è stato trattato come un fenomeno da baraccone in ospedale. Ne ho parlato con alcuni amici gay che mi hanno aiutato ad aprire gli occhi sulle difficoltà dei ragazzi, soprattutto giovanissimi, che devono fare i conti con le reazioni della società quando osano manifestare il proprio orientamento. Soprattutto al Sud del Belpaese.
Che essere gay sia difficile è una cosa che ho imparato sul campo, vivendo da vicino la realtà di uno dei miei più cari amici nella sua adolescenza. E poi ancora ho lavorato gomito a gomito con amici che non potevano rivelare al mondo di essere gay, per non rischiare di vedere compromessa la propria carriera.
Quello che è accaduto in Calabria è però ben più grave. “Prima sono stato picchiato in modo barbaro per strada e poi sono stato umiliato da un infermiere in ospedale dove mi sono recato per le ferite”, ha raccontato Claudio, il ragazzo omosessuale di 28 anni aggredito a Reggio Calabria. “L’infermiere – ha spiegato – mi ripeteva che poteva presentarmi uno psicologo che mi avrebbe fatto guarire”. “Ha aggiunto che se fossi stato con una bella ragazza questo non sarebbe accaduto. Una situazione davvero imbarazzante perché poi l’infermiere continuava a fare una strana confusione su vicende che riguardano gli ormoni e l’omosessualità. Insomma mi sono sentito trattato come un essere anormale”.

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