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La sfida di Valentina Nappi. Il porno è cultura e presto tutto cambierà

La nuova star lanciata da Rocco Siffredi sfida il mondo dei benpensanti e quello della pornografia

Parla cirando Kuhn la nuova star del porno lanciata da Rocco Siffredi. Stiamo parlando della 21enne napoletana Valentina Nappi, studentessa di architettura e design all’università, con un sogno nel cassetto: diventare la prima pornostar dell’epoca in cui il porno sarà associato alla cultura. La sua è una vera battaglia, e lei sembra molto agguerrita sia su Facebook che sul suo blog: “Sogno un porno che occupi un posto di primissimo piano nel mondo della cultura”, ha scritto sul web.
“Credo che il porno, in sé, oramai non sia più osceno,” ha spiegato Valentina Nappi, che si presenta al mondo con il suo vero nome. “E che non lo sia più da molto tempo. E questo è un problema. Un problema che non si può risolvere inventando nuove acrobazie o nuovi tipi di contenuti estremi. Per far sì che il porno scandalizzi, oggi, non servono nuovi contenuti ancora più spinti. Serve, invece, che il porno acquisisca dignità culturale e sia collocato accanto alle pratiche umane colte legate alla funzionalità, quali ad esempio il design e l’architettura. Questo sì che sarebbe oltraggioso, per i benpensanti”.

Come può essere associato il porno alla cultura? La tesi di Valentina Nappi è chiara. “Non sto dicendo che il porno debba essere arte, ma semplicemente che, al pari di tutto ciò che ha una funzionalità (una sedia, una pinzetta, un tagliaunghie) possa essere progettato e realizzato più o meno bene, con maggiore o minore cultura. Porno quindi significa per me soprattutto dedizione assoluta, e con pochi fronzoli, alla funzionalità (che è quella di dare piacere sessuale). Funzionalità, come dico spesso, estremamente complessa (perché complessa è la sessualità umana”.

L’approccio di Valentina Nappi al porno è serio, così come se affrontasse un qualsiasi altro lavoro di responsabilità. “Mi sono definita performer perché quello che io produco non è un maglione o una giacca, ma azioni. Certo, c’è la registrazione. E quindi il prodotto diventa la registrazione. Ma a me piace pensare di esserci io, lì, presente, a fare la mia performance ogni volta che qualcuno mi guarda in un porno registrato. So che non è così, che il medium è anche una barriera, ma io vorrei avvicinarmi quanto più è possibile a dare l’idea della ‘presenza’, qualunque sia il medium. Io mi farei toccare le tette dal mondo intero (o quasi!), se fosse possibile”.

Valentina Nappi è molto brava a provocare, non solo mettendo in mostra il suo corpo. E’ con l’uso delle parole che riesce ad essere differente da qualsiasi altra pornoattrice prima di lei. “Io sono infinitamente più importante di un pur importantissimo ricercatore da laboratorio, perché dopo di me il cibo per l’inguine avrà la stessa dignità del cibo per la mente e del cibo per l’anima”. Sono parole forti, ma lei rincara la dose. “Ho il massimo rispetto per i ricercatori da laboratorio”, ha spiegato scendendo nei dettagli della sua tesi, “ma, come diceva Kuhn, loro fanno ‘scienza normale’. Io invece vorrei contribuire a quello che, sempre usando le parole di Kuhn, auspico sia un ‘cambiamento di paradigma’. E un cambiamento di paradigma è infinitamente più importante della, pur importantissima, ordinaria amministrazione”.

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