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A Piacenza 96 imprese su 100 hanno meno di 9 dipendenti

Paparo incontra l’artigianato: ”Associazioni sempre più indispendabili”

A Piacenza 96 imprese su 100 hanno meno di nove dipendenti mentre 47 su 100 ne hanno uno solo o addirittura sono costituite dal titolare e nessun altro. E’ una realtà con cui bisogna fare i conti ogni volta che si parla di economia locale perché le esigenze dei piccoli sono ben diverse dalle esigenze dei grandi. E proprio quello dimensionale pare che sia la madre di tutti i problemi per le aziende italiane e soprattutto piacentine: sono troppo piccole, si dice, ed è necessario fare squadra, fare rete, fare sistema per crescere a livello di competitività in un mercato sempre più globale. "Tutti ottimi concetti già sentiti e risentiti ma, di fatto, ad oggi poco concreti. Qui a Piacenza, ad esempio, le stesse categorie economiche non stanno facendo squadra quando invece dovrebbero essere unite con l’unico obiettivo di far crescere il nostro territorio. E’ inutile, quindi, dare tutte le colpe alla politica: le colpe sono ben più diffuse". Una "denuncia" che ha ancora più valore proprio perché non arriva dalla politica ma da chi tutti i giorni solleva la saracinesca della sua attività o apre i cancelli della sua azienda e si trova a fare i conti – ultimamente salatissimi – con problemi che la crisi sta rendendo sempre più complicati da risolvere.
Parliamo del mondo dell’artigianato col quale l’assessore provinciale al Lavoro e candidato sindaco Andrea Paparo ha voluto incontrarsi nei giorni scorsi nell’ambito di una serie di "visite" mirate ad approfondire la conoscenza delle realtà economiche e associative del comune di Piacenza. Un mondo, quello dell’artigianato, particolarmente vitale nonostante la congiuntura non certo favorevole; vitalità che tuttavia non può e non potrà mai prescindere da un sempre più proficuo rapporto tra imprese, associazioni di categoria e pubblica amministrazione.
Ed è proprio nell’ottica di gettare le basi concrete di questo rapporto che il candidato sindaco Andrea Paparo ha voluto confrontarsi direttamente con i vertici di Upa Federimpresa (Pietro Bragalini, presidente), di Liberartigiani (Bruno Sivelli e Alberto Bottazzi, rispettivamente presidente e direttore) e della Cna (Dario Costantini ed Enrica Gambazza, presidente e direttore); e in tutti gli incontri ha esordito con una prima domanda che la dice lunga sul suo "atteggiamento" come futuro primo cittadino: "Cosa chiedete al Comune?".
Domanda diretta che ha ricevuto risposte altrettanto dirette: "Chiediamo di mettere le imprese al centro dell’attività amministrativa, ma di farlo davvero – ha detto Costantini di Cna – perché le nostre aziende sono la spina dorsale dell’economia piacentina". Sivelli e Bottazzi (Libera) sono entrati più nello specifico puntando il dito sulle difficoltà di accesso al centro storico da parte degli artigiani: difficoltà a spostarsi spesso con pesanti strumentazioni, assenza totale di aree di sosta eccetera. Morale, "chi deve entrare in centro per la sua attività è fortemente penalizzato rispetto ad altre zone della città", sostengono gli artigiani; e la risposta di Paparo non si è fatta attendere: allestiremo apposite piazzole per l’appoggio logistico di chi deve lavorare.
L’accesso al credito, poi, è un altro tema caldo sul quale hanno insistito tutte le associazioni, ma non solo: secondo la Cna, il Comune dovrebbe fare il possibile per risolvere anche un’altra piaga: il ritardo nei pagamenti. Una piaga – sottolinea Costantini – che potrebbe aggravarsi "con l’aumento del costo del lavoro che temiamo arrivi dalla riforma di questi giorni". In un contesto del genere, aggiunge il presidente Cna unendosi alle istante di Upa e Libera, le associazioni assumono sempre più importanza come intermediari e soggetti garanti per le imprese; un’importanza che secondo Paparo dovrà riflettersi in un maggiore peso delle associazioni stesse "all’interno" del Comune, magari partecipando attivamente a far funzionare al meglio lo sportello unico per le imprese.
Ma c’è un tema sul quale insistono particolarmente tutte e tre le associazioni: la burocrazia. "Dire che è eccessiva è riduttivo – spiegano – Le imprese sono costrette a impazzire compilando carte e girando da un ufficio all’altro e questa è una piaga che ha dell’incredibile in un Paese che deve per forza accelerare per tornare a crescere".
Ridurre i lacci di una burocrazia che soffoca gli imprenditori, dunque, e favorire lo spirito di squadra a ogni livello. Sono due priorità sulle quali i vertici di Cna, Upa e Libera e l’assessore provinciale al Lavoro si trovano perfettamente d’accordo; ove per "fare squadra" si intende anche una nuova e più efficace collaborazione tra istituzioni: "Si tratta di individuare alcune "cose da fare" e farle subito – dicono i protagonisti degli incontri – E per farle si tratta di unire concretamente le forze di Comune, Provincia, Camera di commercio, associazioni e cooperative. Solo così si potrà combinare qualcosa di buono".

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