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Piacenza. Protesta alla Gls Logistics. Ancora i facchini

Ennesima protesta dei facchini nel piacentino, sono tutti stranieri e supportati dal Sindacato Cobas e Rifondazione Comunisti

Piacenza – "Sono dinamitardi. Non hanno ragioni per fermare l’attività, nessun motivo oggettivo". Sono le parole del responsabile del sito Gls Logistics dove, da qualche giorno, sta andando in scena l’ennesima protesta di facchini nel piacentino. Dalla Tnt, passando per l’Esselunga di Pioltello o la Gls di Cerro al Lambro, fino ad arrivare alla Ceva di Cortemaggiore, si allarga la rivolta allo sfruttamento della manodopera da parte delle aziende straniere che operano nel Nord Italia. Questa volta sono i lavoratori, 70 operai tutti stranieri, della Gls di Montale che hanno deciso di bloccare l’attività per chiedere il rispetto della legge in materia di logistica.
L’altra sera la trattativa è stata lunga e complessa. Da una parte i lavoratori, supportati dal Sindacato Intercategoriale Cobas e Rifondazione Comunista, decisi a rimanere fuori dai cancelli finché non fosse stato aperto un tavolo di confronto per chiedere l’applicazione del CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro). Dall’altra responsabile del sito Gls di Montale, arrivato a bordo della sua fiammante Bmw, che dietro il cordone di polizia schierata ha ribadito la volontà dell’azienda: "Niente sconti. Non trattiamo con chi blocca l’attività".
Tra l’altro l’azienda, dopo che i lavoratori hanno dichiarato di aver costituito all’interno della ditta l’organizzazione sindacale (60 iscritti ai Cobas), continua ad ostinarsi a non riconoscerla come interlocutore valido per la trattativa.
Una situazione che però, a differenza di quanto era avvenuto per la Tnt, si sta svolgendo nel disinteresse dell’informazione locale, che infatti ieri era quasi totalmente assente.

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