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Tracce del bosone di Higgs, ma non parliamo di particella di Dio

Alcuni esperimenti condotti al CERN potrebbero aver rilevato tracce della tanto ricercata particella elementare

Nel corso della storia, fisica e religione hanno avuto una convivenza difficile, ma la lezione non è servita e spesso si ha la tendenza a mescolare le due cose, quasi sempre a sproposito. Pochi giorni fa, si sono fatte strada le prime indiscrezioni sugli esperimenti condotti dagli scienziati del CERN di Ginevra. In rete, ma anche sulla carta stampata e in TV, è stato un proliferare di titoli ad effetto sulla particella di Dio.

In pochi sanno però il motivo per cui il bosone di Higgs, si è guadagnato questo, poco azzeccato, soprannome. L’aneddoto risale al 1994 quando il fisico statunitense Leon Lederman, premio nobel per la fisica nel 1988, portava alle stampe il suo libro dal titolo “the goddamn particle” (la particella maledetta). L’editore ritenne il titolo poco accattivante e decise ribatezzarlo in “la particella di Dio”. Il tutto per una mera questione di vendite, nessuna ragione filosofica o metafisica. L’unico Dio che fa parte di questa storia, quindi, è il Dio denaro, la cui pervasiva presenza ha ormai intaccato anche gli ambiti più nobili della ricerca.

A questo punto ci si potrebbe chiedere, cosa sia in realtà questa particella che fa tanto parlare di se, fisici e non solo. Per rispondere a questa domanda, in modo chiaro, bisogna fare un passo indietro di alcuni decenni, fino a circa cinquanta anni fa.
L’obiettivo principale della fisica moderna, nel tentativo di capire e spiegare le leggi che regolano l’universo, è quello di trovare una teoria del tutto, cioè una serie di formule generali che possano descrivere ogni fenomeno che avviene in natura. Una delle teorie più popolari è il cosiddetto Modello Standard, che, pur non essendo completo, ha fornito diverse previsioni confermate dai risultati sperimentali. Una delle lacune di questa teoria era l’impossibilità di prevedere la massa delle particelle. Questa mancanza fu colmata dal fisico britannico Peter Higgs, il quale ipotizzò l’esistenza di una particella elementare (un bosone appunto) responsabile dell’esistenza della massa.

L’importanza del bosone di Higgs a questo punto dovrebbe essere chiara: se la sua presenza fosse confermata sarebbe una prova che il Modello Standard è una teoria coerente, e significherebbe un epocale passo in avanti verso la teoria del tutto. Se invece questa particella non fosse trovata, si potrebbe ipotizzare che non esista, e quindi che ci siano leggi diverse che regolano l’universo, non ancora conosciute, in un certo senso si aprirebbe una porta verso un nuovo tipo di fisica.

A quindici anni dall’ultima particella elementare scoperta (il quark up da parte del Fermilab di Chicago) sono state presentate da due scienziati italiani (Fabiola Gianotti e Guido Tonelli responsabili rispettivamente dei progetti ATLAS e CMS) delle misurazioni che potrebbero rivelare l’esistenza del bosone di Higgs. Anche se questi risultati dovessero essere confermati, potrebbe non essere scritta la parola fine sulla storia di questa particella. Sembra infatti che la massa misurata con l’ausilio dell’LHC sia infatti insufficiente per soddisfare le caratteristiche di cui il bosone di Higgs avrebbe bisogno secondo il modello standard. Potrebbe quindi trattarsi di una nuova particella sconosciuta. Il mistero potrebbe quindi infittirsi invece che dipanarsi.

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