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Amy Winehouse. Ad ucciderla fu un abuso di alcol

Un medico legale svela: nel suo corpo abbastanza vodka da causarle un arresto respiratorio

Emerge una nuova verità sulla morte della talentuosa cantante Amy Winehouse. Ad ucciderla non è stata la droga, dalla cui dipendenza sembra che la popstar stesse cercando di uscire, ma un tasso alcolico di 5 volte superiore a quello consentito dalla legge. Abbastanza per causarle un arresto respiratorio. Dagli esami sulla salma è emerso che aveva 416mg di alcol per 100ml di sangue la notte in cui è spirata (il limite legale è di 80mg). Tutto questo alcol, dopo un mese di astinenza, ha causato uno shock al suo fisico che non le ha dato scampo. Il padre, Mitch Winehouse, aveva sempre sostenuto che Amy aveva smesso con la droga e che da settimane non toccava un goccio di alcol.

Come riporta MTV, l’uomo “ha assistito alla lettura dei risultati degli ultimi esami e, dopo aver sentito la dichiarazione della chiusura del caso, è andato via senza fare dichiarazioni.”.

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