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La fine di Gianfranco Fini e di ”Futuro e Libertà”

Gianfranco Fini ha commesso in questi ultimi mesi una serie di errori imperdonabili, ma soprattutto ha fallito nel suo tentativo maldestro di compiere un regicidio allenadosi con i suoi storici avversari al grido di: ”il nemico del mio nemico &egrav

Quando il senatore Giuseppe Menardi ha lasciato “Futuro e Libertà” ha motivato la sua scelta con queste parole: “Avremmo dovuto essere la terza gamba della maggioranza, e questo era un buon progetto politico, che i nostri elettori avrebbero capito e apprezzato, e invece siamo diventati un partitino di antiberlusconiani con la bava alla bocca”.

Gianfranco Fini ha commesso in questi ultimi mesi una serie di errori imperdonabili, ma soprattutto ha fallito nel suo tentativo maldestro di compiere un regicidio allenadosi con i suoi storici avversari al grido di: “il nemico del mio nemico è un mio amico”. Niente di più falso.

Dallo scorso 14 dicembre, giorno in cui è fallito il suo tentativo di spodestare Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini è stato abbandonato da Pier Ferdinando Casini e da molti dei deputati e dei senatori che erano confluiti in Futuro e Libertà. E la reazione del Presidente della Camera non è stata certo “composta” come la natura del suo incarico richiede. Ha accusato Berlusconi di avere “comprato” i finiani in fuga, senza mai fare un “mea culpa”.

La verità è che Gianfranco Fini ha sempre dato l’idea di pensare solo a sé stesso. Dalla data della sua fondazione, Futuro e Libertà non ha mai definito un programma o una strategia politica. Sta a destra o è un movimento alleato di Vendola, Di Pietro & Co.? Che cosa è esattamente il terzo polo di cui si parla? Insomma, a parte mandare a casa Berlusconi, quale è la linea di Futuro e Libertà?

Fini non ha mai risposto. O meglio, ha dichiarato che non stringerà alleanze con la sinistra, ma lo ha fatto troppo tardi, quando ormai numerosi deputati e senatori lo avevano già abbandonato.

E rimanere ancorato con le unghie e con i denti alla poltrona di Presidente della Camera, se non altro a livello di immagine, non ha fatto che alimentare i sospetti di chi già nutriva qualche dubbio sulle sue reali intenzioni. Aveva promesso in diretta televisiva agli italiani che si sarebbe dimesso se fosse arrivata la prova che l’appartamento di Montacarlo era di proprietà del cognato. La prova è arrivata, mi sembra (e non solo a me), ma Fini è ancora li. Sempre più solo.

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