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Avetrana come Twin Peaks. Attratti dai segreti di un piccolo paese di provincia

Il successo dei programmi quotidiani e’ anche ‘grazie’ a questo crimine inspiegabile

Era il lontano 1990 quando l’omicidio di Laura Palmer e i segreti di un piccolo paese di provincia cambiarono totalmente le sorti del serial televisivo per eccellenza.
Dalla geniale mente di David Lynch (e dire geniale è pur sempre limitativo) è nato quel piccolo cult che è "I segreti di Twin Peaks", che fece breccia nel cuore di milioni di telespettatori annoiati e assonnati che trovavano fascino in quel mondo unico condito di situazioni inspiegabili e denso di nonsense.

Ma la follia attrae, l’inspiegabilita’ di alcuni fatti sono come calamite per la mente umana, attratta volente o nolente dall’assurdita’ e dalla stranezza delle cose.

Avetrana, l’omicidio della giovane Sarah -la quale con la Laura Palmer del serial ha in comune parecchi aspetti: l’ingenuita’, la giovinezza, l’innocenza a tratti volutamente perduta, la bellezza invidiata dalla gente che le stava intorno, la violenza subita dallo zio (per Laura era il padre)- e il piccolo mondo di una piccola provincia del Sud Italia, stanno incollando i telespettatori alla tv come non mai.
Da dieci giorni a questa parte non si parla d’altro: in qualsiasi programma, a qualsiasi ora l’omicidio di Avetrana è al centro dei talk show.
Ognuno sente il bisogno di dire la sua, ognuno ha dentro di sè una curiosa morbosita’ che spinge l’individuo a far parte in qualche modo di quel piccolo microcosmo esploso in cio’ che nessuno si aspetterebbe mai.

Ma l’aspetto piu’ morboso della vicenda, quello che tutti ignorano essendo parte dell’inconscio e quindi ben lontano dalla normale realta’ che circonda, è l’attrazione ignota per questo ignobile fatto.
Tutti vogliono sapere. Tutti vogliono sondare con mano.
Si parlava addirittura di turismo-horror, riferito alle comitive che per il week end anziche’ organizzare la solita scampagnata organizzano una gita ad Avetrana, per visitare i luoghi.
Macabro diversivo per una quotidianita’ troppo noiosa, troppo pesante da vivere sempre alla stessa, identica maniera.

Non ha senso, tutto questo. Ma esiste.
Viviamo in un mondo in cui tutto ormai pare ovattato, in cui niente sembra stupire piu’.

Negli anni ’90, vent’anni fa ormai, (e dirlo mette i brividi), il capolavoro di David Lynch cambio’ le mentalita’ e attrasse in un potere quasi ipnotico cio’ che piano piano col tempo sarebbe comunque emerso nelle cronache giornaliere.

Al giorno d’oggi nulla stupisce piu’.
E quando un giorno, in un piccolo paese di provincia accade un fatto triste, una storia assurda al primo impatto (ma che poi cosi assurda in realta’ non è) dalla quale non fuoriescono motivazioni chiare e moventi decisi, ma solo sentimenti distorti, gelosie, rabbie, omerta’ e quant’altro, allora tutto diventa piu’ "interessante".

Tra qualche tempo, non stupira’ piu’ nemmeno questo.
D’altronde, lo diceva gia’ David Lynch vent’anni fa( quando gli anni ’90 perduti sembrano un tempo ormai infinitamente passato remoto): "C’è una certa tristezza nel mondo…".

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