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Ombra nera dal Lambro. Informativa sul disastro ambientale alla camera

Menia: “Sull’asse del Po ancora presenti 600mila litri di idrocarburi"

Secondo la protezione civile dell’Emilia Romagna sull’asse del Po sarebbero presenti ancora dai 400 a 600mila litri di idrocarburi. Impiegheranno, spiegano dall’organismo regionale, dalle 50 alle 70 ore ad arrivare al mare. Lo ha dichiarato oggi il sottosegretario all’Ambiente, Roberto Menia in un’informativa a Montecitorio sul disastro ambientale originato da ignoti che nella notte di martedì sono penetrati nello stabilimento dismesso della “Lombarda petroli” di Villasanta, azionando le pompe idrauliche e causando la fuoriuscita di un 3milioni e mezzo di litri di gasolio. Il sottosegretario ha compiuto una serie di sopralluoghi – anche aerei – sui luoghi del disastro ambientale insieme al ministro Stefania Prestigiacomo e, a seguire, ha riferito alla Camera. Contemporaneamente, in prefettura a Piacenza, il capo della protezione civile nazionale Guido Bertolaso ha costruito l’unità di crisi da lui coordinata (Galan, Formigoni, Errani, Fortunato per l’Aipo e Puma per l’Stb) e ha fissato gli obiettivi prioritari per le prossime 72 ore: acquedotto di Ferrara e Delta del Po. In giornata nel piacentino è arrivato anche il presidente della commissione ambiente, il deputato leghista Angelo Alessandri, che con il presidente della Provincia Massimo Trespidi e l’assessore provinciale all’Ambiente Davide Allegri hanno effettuato una visita al campo allestito dalla protezione civile a San Nazzaro e alla centrale idroelettrica di Enel Green Power, ferma da ieri, mercoledì, alle 19,30 circa.

«Dei tre milioni e 500mila litri di gasolio fuoriusciti dai sette serbatoi dell’impianto – ha spiegato Menia in una dettagliata relazione – dopo essersi riversati nelle vasche di contenimento, e incanalati nel condotto fognario, sono stati convogliati nel depuratore che si trova tra Monza e San Maurizio al Lambro. Il depuratore è riuscito a filtrare circa due milioni e mezzo di idrocarburi, altri mille circa si sono riversati nel Lambro». L’impianto, ora, assicurano dal Pirellone, ha recuperato il 30 per cento circa della sua potenzialità.

Nel giorno in cui si valuta il posizionamento di possibili nuovi sbarramenti il sottosegretario ha assicurato che, «attualmente non è stato ravvisato un rischio completo per la sanità pubblica». In compenso, «sono gravi le conseguenze sul settore agricolo che gravita attorno al sistema fluviale, a valle di isola Serafini, dove sono presenti 24 derivazioni ad uso irriguo e prelievi per l’approvvigionamento idropotabile, per cui sono già in atto monitoraggi continui della qualità e dei piani di emergenza per garantire l’erogazione dell’acqua potabile». «Un evento non confrontabile nemmeno col triste passato della tragedia di Seveso, che ha sconvolto la Brianza negli anni ’70 producendo norme importanti, alcune ancora in discussione – ha commentato, intervenuto in aula, il leghista Andrea Gibelli, affiancato dal collega piacentino Massimo Polledri -. Le conseguenze saranno su un’area particolarmente estesa. L’inquinamento verrà allargato a Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e, potenzialmente anche all’intero bacino dell’Adriatico». «I mezzi oggi a disposizione – ha precisato il parlamentare del Carroccio – non potevano ipotizzare un fatto così drammatico. Probabilmente andrebbe ripensata, e questa potrebbe essere l’occasione, la struttura stessa della protezione civile di fronte a eventi di questo tipo, che hanno origini non naturali».

Il deputato leghista taglia corto, «infastidito», sulle critiche mosse dalla sinistra: «Evitiamo che argomenti come questo diventino motivo di sterile polemica politica di tipo elettorale».

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