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Botti interviene sulla crisi economica a Piacenza

«No ai licenziamenti, pensare a nuove filiere produttive e formazione»

Dopo le previsioni di Sergio Giglio e la presentazione dei dati relativi all’indagine congiunturale del secondo semestre 2009 (produzione industriale calata del 14% rispetto allo stesso periodo del 2008) realizzata da Confindustria, il segretario provinciale del Partito Democratico Paolo Botti (candidato al consiglio regionale per le prossime elezioni) interviene sulla situazione di crisi dell’economia piacentina.
«Come Partito Democratico diciamo no ai licenziamenti – spiega il segretario – non per retaggio ideologico, ma perché è fondamentale cercare di mantenere legate le imprese alle loro professionalità». «Il valore delle nostre imprese nasce dall’intuito degli imprenditori e dalla professionalità del personale, separare queste componenti è molto rischioso, specie per farsi trovare pronti a ripartire domani».
Fondamentali in quest’ottica diventano quindi gli ammortizzatori sociali, strumento di legame tra impresa e lavoratori, ma utili anche a sostenere i consumi. «L’errore del Governo è stato quello di non modificare certi parametri che si riferiscono ancora a 20/30 anni fa e non tengono conto né della crisi, né dei cambiamenti strutturali delle imprese moderne – sottolinea Botti – nell’ultimo anno la Regione è riuscita a coprire anche quei lavoratori che sarebbero rimasti fuori dalla cassa integrazione».

«Dobbiamo pensare a nuove filiere produttive da avviare per il nostro territorio e la Provincia dovrebbe mantenere una formazione permanente per i lavoratori – prosegue – alcune produzioni oggi sono considerate “˜mature’, difficilmente potranno essere mantenute sui vecchi standard».
Per questo nel programma elettorale sottoscritto dal Partito Democratico per la rielezione di Vasco Errani alla guida della Regione, si riserva un’attenzione particolare allo sviluppo della green economy. «Il risparmio energetico rappresenta il futuro – conclude Botti – non solo per la salvaguardia ambientale, ma anche per la creazione di nuove imprese che operino nel settore».

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