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La gente ha sempre un debole per la verita’

Ieri ho visto la riapertura del programma di Gad Lerner. Si chiama L’infedele, ma in realtà è fedelissimo almeno a sé stesso

Ieri ho visto la riapertura del programma di Gad Lerner. Si chiama L’infedele, ma in realtà è fedelissimo almeno a sé stesso ("sé stesso si scrive con l’accento; prima di criticare andate a rileggervi la Crusca).

C’è la giornalista yankee che stigmatizza l’uso del corpo della donna alla televisione italiana, lanciando anatemi contro la velinizzazione delle italiche bellezze. Il bello (da più punti di vista) è che, tali anatemi, tale giornalista "star & stripes" li lancia dall’alto di una minigonna ascellare da turbare anche gli abitueé della fascia protetta.

C’è Vendola che da quando è Presidente ha rinunciato a certo abbigliamento del passato, ma non al vistoso orecchino, che dice che la concezione della donna che ha Berlusconi è fuorviante; quando gli fanno notare che non si capisce bene qual’è la visione della donna che propone lui, trovandosi a mal parata ricomincia con le solite litanie
veterolibertarie: e le donne che morivano di aborto, e le mammane, e il sud di una volta tanto miserabile eccetera.
Nel frattempo, Lerner garantisce di non voler fare un programma politico; lo garantisce a più riprese, anche se nessuno lo accusa del contrario, ma lo ribadisce talmente tante volte che alla fine a certi ospiti qualche sospetto viene, e fatto sta che va a tirarsi la zappa sui piedi e si trova alle prese con due deputate forziste molto più agguerrite di quello che forse si aspettava.

Lo stesso Sallustio, condirettore del "Giornale", sfoggia modi e stilemi argomentativi mediamente più moderati di quelli del suo direttore, eppure non sembra disposto a farsi facilmente raggirare dall’eterno sogghigno con sufficienza-di-ordinanza dell’ormai declinante gadlernerismo, e questo vuol dire qualcosa che a livello mediatico può essere importantissimo.

Vuol dire che per averla vinta in un teledibattito, e ancor più in una telerissa (come non fu quella di ieri, mantenutasi anzi all’interno della media tollerabilità) non basta più essere di sinistra ed essere avvezzi alla dialettica: occorre, anche, avere ragione; quella ragione che per anni è stata disprezzata in virtù di altre qualità in apparenza più addicibili all’opinionista televisivo, come l’ironia, il paradosso, la forza drammaturgica o la suggestione iperbolica. Si finiva con l’essere affascinati dal pensiero più "forte"; più "progressista"; più "al passo coi tempi" e così via, senza stare anche a perdere tempo a chiedersi se quel pensiero fosse "vero" o "falso".

Questo teledeclino di Lerner era stato preceduto da una puntata di Otto e Mezzo in cui un De Michelis tranquillo e inusitatamente ben disposto con l’interlocutore impediva di fatto l’ormai consueta "teleapoteosi" di Massimo Cacciari, che dovette a più riprese dichiararsi d’accordo con De Michelis, dopo che la dissertazione l’aveva fatta quest’ultimo e non lui.

…che dire? Che per essere considerati grandi pensatori (notoriamente odio il termine "intellettuali", per cui non lo uso) non basta e non serve più sprizzare superiorità, alzare gli occhi al cielo, scuotere la testa, aggiustarsi il ciuffo o magari proferire qualche balordaggine in francese: come dice il personaggio di Walter Matthaw nel film JFK del progressista Oliver Stone, sotto sotto, "la gente ha sempre un debole per la verità".

Giorgio Betti

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