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Ed ora anche razzisti

Non occorreva, adesso, anche il piacevolissimo regalo dell’accusa di razzismo ad un popolo che, forse proprio perché troppo tollerante, non ha ancora alzato la voce.

Solitamente, e chi ha avuto l’indispensabile pazienza di leggermi, in questi anni, lo sa, affronto i miei interventi con una buona dose di sarcasmo ed una generosa manciata di ironia.

Ci sono, infatti, già fin troppi soloni ed intellettuali che, impegnati a dispensar ovunque perle di sofferente rigore, amano proclamare verità correttissime alle quali non credono neppure loro.

E poi, lo ammetto: nel 1994, come segretario nazionale della giovanile socialista, divenni amico di Bettino Craxi proprio nei terribili anni del suo declino, politico ed umano. Ecco perchè sono avvezzo a sorridere di fronte alle realtà, spesso desolanti e, per certi versi, folli, del nostro Paese.

Ma, stavolta, solo per una volta, non voglio. Anzi, non riesco a trovare la forza di sorridere.

No. E’ troppo lo scoramento che mi governa quando penso a quest’ultimo tormentone imbastito dalla stampa, dalle tv nazionali e da quella solita parte politica italiana abituata a manipolare qualsiasi vicenda pur di strumentalizzarla e, goffamente, cavalcarla.

Il tormentone in oggetto, il peggiore, a mio parere, che i signori dell’informazione si siano inventati negli ultimi anni, consiste nel decretare che gli Italiani sono razzisti. Intolleranti. Xenofobi.

Procediamo con calma. L’immigrazione clandestina, che da almeno quindici anni imperversa nelle nostre città, indisturbata se non, in alcuni periodi, addirittura incoraggiata, ha condotto ad una situazione di reale e massiccio degrado in gran parte d’Italia; una miscela esplosiva fatta di disperazione (di coloro che sono fuggiti dal loro paese per ritrovarsi, qui in Italia, senza lavoro, senza cibo e senza casa), di vile speculazione (da parte di imprenditori ed operatori sociali italiani che con i disperati hanno fatto, e ci fanno, tanti soldi) e dalla percezione concreta di insicurezza e paura (di tutti i cittadini italiani che, senza avere alcun interesse in gioco se non il loro vero buon cuore, hanno subito passivamente le politiche scellerate (e fintamente buoniste) dei vari governi che si sono succeduti.

Risultato? Nel 2008, dopo interminabili anni di frontiere aperte e di vergognosi richiami all’accoglienza (dove per accoglienza si intende il solo permesso di fare entrare chiunque, non altro), un bel giorno qualcuno ha cominciato a starnazzare il pericolo che, in Italia, sia presente un brutto clima di intolleranza.

Già, di intolleranza. Ma nei confronti di chi? Di una pelle più scura o più gialla della nostra? Di culture o pietanze differenti? Di lingue e linguaggi a noi totalmente sconosciuti? Ma mi faccia il piacere, non diciamo fesserie.

No. Non si tratta di questo. Semmai, è intolleranza di cittadini italiani, esasperati, nei confronti di chi oggi persiste incurante in prediche da quattro soldi, intolleranza di cittadini italiani che, quotidianamente, sistematicamente e prepotentemente, sono vittime del caos prodotto da un buonismo ipocrita e fine a se stesso, intolleranza di cittadini italiani ormai rassegnati all’abbandono di interi quartieri da parte delle Istituzioni, di palazzi e cortili che sembrano mercati rionali del Kurdistan.

Intolleranza, sì, ma da parte di un popolo, quello italiano, che, non si capisce bene per quale strano arcano motivo, deve sempre comprendere tutte le esigenze del mondo ma al quale non è però concessa la benché minima possibilità di avanzare richieste o critiche (soprattutto quando si parla di convivenza multietnica e di società solidale).

Ebbene, miei cari sociologi con la Mercedes ultimo modello, miei cari giornalisti con la villa al Parioli, miei cari sindacalisti con le case al mare e ai monti, miei cari politici, sempre pronti a riempirvi la bocca di paroloni eco-solidali-compatibili (a sinistra come a destra), soprattutto quando sul vostro conto corrente arriva, mensilmente e puntale, lo stipendio di parecchie migliaia di euro mensili, voi tutti, miei cari signori illuminati, sappiate che gli Italiani non si meritavano, oltre al danno da voi prodotto, anche la beffa di essere accusati dell’infamia di razzismo.

Le vostre politiche rozze, ignoranti, irresponsabili e dettate solo dalla convenienza di un pacchetto di voti da parte delle solite associazioni no-profit (dove per no-profit si intende un profit occulto a più zeri), hanno portato le famiglie italiane ad essere povere, sole e senza dubbio più deboli.

Avete già fatto abbastanza, credetemi. Non occorreva, ora, anche il piacevolissimo regalo dell’accusa di razzismo ad un popolo che, forse proprio perché troppo tollerante, non ha ancora alzato la voce. E, soprattutto, la testa.

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