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Vivere in Italia. Nonostante tutto.

Tiriamo avanti nonostante le scuole di vita non ci siano più, le gavette si siano trasformate in “per sempre”, gli anziani siano sempre meno saggi, la politica sia sempre più stupida e ripetitiva e la vita di noi giovani sempre pi&u

Quando l’ingloriosa e vetusta Prima Repubblica crollò sotto i colpi partigiani della Procura di Milano, le piazze affollate di coraggiosi ed intonsi cittadini incitanti il grande pm Antonio Di Pietro e la sinistra progressista di Occhetto e D’Alema promettevano un Paese nuovo, a misura d’uomo, un’Italia dove poter crescere e sognare senza problemi.

Distrutti la Dc, il Psi, i Liberali ed i Repubblicani, con il democratico e pacifico metodo del “tintinnar di manette” e dei suicidi in carcere di dirigenti politici, i comunisti (ex e post) insieme ai residuati bellici della sinistra democristiana e socialista, riuscendo a ribaltare il primo governo Berlusconi in pochi mesi, proseguirono in una Seconda esilerante Repubblica dove, tra un Prodi e tutti gli altri, gli Italiani cominiciarono a domandarsi se Craxi fosse proprio stato il peggiore dei politici in circolazione.

Oggi, maggio 2008, assistiamo fortunatamente alla composizione di un nuovo governo, capitanato per la terza volta dal Silvio nazionale. Ma quanto è duro, ammettiamolo, oggi, vivere in questa po-po di Italia?

Ultima scoperta della settimana? Ultima vessazione del funzionario di partito Visco? Gli assegni bancari. Si pagheranno di più, saranno supercontrollati e getteranno nuovamente il cittadino in una selva oscura di normative ed applicazioni da stato borbonico.

E così, miei cari amici, di giorno in giorno, senza vederne la luce, noi cittadini italiani cerchiamo di vivere e di tirare avanti: tra una pressione fiscale record e nuove leggi bancarie da regime poliziesco, tra un “Basilea 2″ che affonda e annega anziché aiutare le nostre imprese (piccole e piccolissime) e un’immigrazione clandestina talmente arrogante e violenta che ci sentiamo stranieri a casa nostra, tra una precarietà lavorativa inquietante che non permette ai nostri giovani di farsi un futuro e una casta geriatrica di professionisti che, in tutti i settori, nonostante i loro profumati 60, 70 e 80 anni, non si sognano minimamente di concedere mezzo passo alle nuove generazioni.

Tiriamo avanti nonostante le scuole di vita non ci siano più, le gavette si siano trasformate in “per sempre”, gli anziani siano sempre meno saggi, la politica sia sempre più stupida e ripetitiva e la vita di noi giovani sempre più incerta ed imprevedibile.

Nonostante tutto, speriamo ancora nel futuro. Non abbiamo alternative.

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