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Caso Cuzzoni. De Rosa chiede risposte e trasparenza

"Dovere della politica è pretendere che la gestione sanitaria sia orientata nel verso giusto"

Anche nel caso dell’assistenza sanitaria ci era stata presentata, negli anni, come risolutrice, la logica dell’aziendalizzazione.
E’ l’opinione di Pino de Rosa, esponente dell’estrema destra piacentina, che riportiamo integralmente.
Un principio lontano dalle Casse Mutue legate alle categorie professionali e quindi ispirate all’assistenza e non ai budget, sprofondati poi in negativo grazie alla gestione lottizzatrice che, a partire dagli anni 60, aveva “rinnovato” la gestione delle stesse fino a sopprimerle, unificarle, deformarle, ridenominarle a più riprese.
Sovente però emerge una verità fatta non solo di attese, ticket e carenze di personale medico e paramedico, ma anche d’ipocrisia.
E’ il caso di convegni, seminari, iniziative e conferenze stampe con al centro la necessità di considerare gli aspetti psicologici ed umani del paziente, il rapporto con le strutture, l’attenzione ai bisogni non solo terapeutici e il caso del Dr. Cuzzoni che invece è di una brutalità lampante.
Un giorno con l’altro i malati (utenti? clienti? contribuenti? fruitori? “¦.si scelga pure a caso!) si trovano senza il medico in cui avevano riposto in molti casi le proprie speranze di vita.
Alle sollecitazioni emerse l’Asl risponde in maniera vagamente criptica, volutamente poco comprensibile; un misto tra la burocrazia sovietica e il freddo comunicato di replica da parte di un’azienda che rivendica infastidita la sua libertà d’impresa. Uno stereotipo realmente esistente e facilmente identificabile in quella metamorfosi evolutiva tutta italiana che parte dai boiardi di stato e giunge ai dirigenti d’impresa, pur sempre di derivazione partitica.
Rispetto al caso dell’oncologo e dei suoi pazienti l’Asl di Piacenza ci dica per favore, e con linguaggio eccellente, cioè che si capisca:

1) Se è vero che il mancato rinnovo del contratto è dovuto alla scelta di far fronte alle necessità dei pazienti con risorse interne, come mai fin ora ci si era avvalsi dell’opera dello specialista? Quali fatti sono intervenuti nel frattempo? Dove erano queste stesse risorse interne negli anni passati?

2) L’incarico di Cuzzoni quale spese determinava a bilancio annualmente per l’ASL?

3) Ad oggi quanti incarichi esterni ha in essere l’ASL? Per quali funzioni (comprese quelle amministrative, tecniche, d’immagine e comunque non legate direttamente all’assistenza dei pazienti) e a quanto ammonta il costo della totalità di esse?

4) Come giustificherebbe l’Asl l’eventuale ingaggio di un medico diverso da quello gradito da pazienti?
Servono risposte all’insegna della trasparenza e della chiarezza anche perché, aziendalizzato che sia, quello dell’Asl, giova ricordarlo, è un servizio d’interesse pubblico che gestisce “capitali” non propri, senza rischio d’impresa e con una logica assoluta di servizio rispondente al Popolo, e non ad altri poteri, rappresentato dalla politica nelle amministrazioni del territorio. Dovere della politica è pretendere che la gestione sia orientata nel verso giusto. Per farla breve dovrebbe essere più semplice rimuovere un consiglio d’amministrazione che uno specialista tanto richiesto dai suoi pazienti! L’ultimo governo è caduto proprio per vicende legate al mondo della sanità.

L’area di Piacenza Tricolore non ha propri rappresentanti eletti, e questo dovrebbe far riflettere il popolo sull’opportunità di queste assenze, quando c’è da prendere di petto la casta, ma su questo tema è pronta ad attivarsi in un ottica di supporto e non di concorrenza con chi lodevolmente si sta già dando da fare per restituire un valido professionista ai suoi pazienti.
Già disponibili i moduli, consegnatici da alcuni pazienti, per continuare la raccolta firma anche presso il circolo di via Campagna 5 secondo il principio dell’attività “socialmente utile” fuori dalla logica dei partiti che vogliamo interpretare.
La vicenda Cuzzoni sembra lasciare intendere che sotto la sbandierata eccellenza, dovuta soprattutto a un personale medico e paramedico di ottima competenza presente sul territorio, potrebbero esserci i “fanghi” e non sempre basta un certificatino per “liscarli”.

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