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Si può morire anche di cose salutari

Tempo di elezioni comunali, tempo di scelte chiare. Fin troppo chiare!

Non sono un manicheo; non sono mai stato uno di quelli che quando
scoprono che hai certe idee politiche smettono di salutarti; questi
ultimi, anzi, sono una specie antropologica che mi ha sempre suscitato
un certo ribrezzo. Per cui, come si potrà immaginare, in fase di
campagna elettorale è meglio che me ne stia zitto; non tanto perché ce
l’ho con tutti, ma proprio perché difficilmente riesco a non vedere
qualcosina di buono anche nelle persone scarsamente difendibili. Però
visto che in questo periodo si stanno esprimendo cani e porci, per non
fare lo snob dico anch’io come la penso riguardo ai candidati sindaco
a Piacenza. Io non credo che la giunta Reggi non abbia fatto nulla; e
credo che una tale afermazione sarebbe palesemente mendace: la giunta
uscente ha fatto tanto e forse troppo, ma , soprattutto, tante volte
lo ha fatto male. Con ciò voglio significare che più che nei contenuti
il sindaco dell’ultimo quinquennio è criticabile nei metodi, che sono
apparsi sempre più i quellidi una persona poco incline a relazionarsi
con tutte le realtà al di fuori dei suoi progetti, umane o
istituzionali che fossero. Per cinque anni siamo stati tempestati da
cose ottime: rotonde, piste ciclabili, cantieri, e chi più ne ha più
ne metta; ma tutte queste ottime cose ci sono capitate addosso TROPPO
alla svelta e in misura insostenibile: si può morire anche
ingurgitando sostanze salutari, e la giunta Reggi ce ne ha fatte
ingurgitare davvero troppe in un colpo solo: cantieri a pioggia e
senza apperente razionalizzazione, sensi di marcia impazziti, capaci
di cambiare direzione anche più volte al mese, strade invase dai
jersey e rotonde che sembravano infiorescenze sponanee. Ci è sembrato
per anni di essere in un Monopoli sadico, dove i giocatori erano gli
assessori, e i cittadini le pedine. Se però c’è un punto in cui tale
giunta è criticabile anche sul piano del merito, oltre che del metodo,
questo è senz’altro quello dell’arredo urbano: lì non c’è nemmeno
l’alibi dell’urgenza, e nessun giustificazionismo sul contenuto,
perché i monumenti che sovrastano le rotonde fanno schifo e basta. In
definitiva, nel mio foro interno, la giunta Reggi è stata falciato
proprio dall’aratro che ha piantato alla Besurica; infilzata sulle
punte di Barriera Torino e fritta sui lastroni di ferro che chiudono
via taverna allo sguardo. Quelle no, non c’è giustificazione che
tenga; se quello è il loro senso estetico, la colpa non è di nessuno,
ma perché farla pagare ai cittadini?

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