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Bollette Enìa, paga e zitto!

Credo che ce ne sia abbastanza per aprire un serio dibattito in sede politica e per arrivare, prima o poi, a chiarire tali bizzarri aspetti.

Cari Piacentini, ci siamo! In questi giorni stanno arrivando, nelle nostre case, le fatture della tariffa rifiuti riguardanti il secondo semestre del 2006.
Posto che tali argomentazioni valgono per qualsiasi comune gestito da Enìa (con la tariffa Igiene Urbana), è opportuno riflettere insieme, e a voce alta, su alcuni amletici dubbi che attanagliano la mente di molti cittadini.
Innanzitutto, le fatture vengono inviate con una scadenza di pagamento davvero risicata: infatti, non può essere ritenuta valida la data di fatturazione in quanto la “bolletta” arriva all’utente, come minimo, una decina di giorni dopo, portando la scadenza di pagamento a circa 20 giorni effettivi (nemmeno la canonica scadenza di 30 giorni). Sapevate che Enìa, per la spedizione delle suddette fatture, non si serve delle Poste Italiane, considerate onerose, ma di cooperative di servizi? Ebbene, sì. Ora, affidare delle documentazioni così importanti (come una fattura) ad un postino (che conosce benissimo la sua zona, coloro che la abitano e gli eventuali cambi di domicilio o di residenza) è cosa saggia ed opportuna. Servendosi, invece, di una cooperativa di servizi, si dimentica che l’addetto alla distribuzione (che non è un postino) restituisce le fatture al mittente in caso di difficoltà. Ed Enìa cosa ti combina? Incredibile! Applica all’utente (che il fattorino della cooperativa non ha trovato) gli interessi di ritardato pagamento. Capite? Io non ti trovo? Nessun problema. Applico però una maggiorazione sulla tua fattura.
Ma il bello deve ancora venire. Enìa, infatti, richiede il pagamento in via anticipata. Le fatture che stanno arrivando nelle nostre case avranno, come periodo di competenza, il semestre luglio-dicembre. Noi utenti, quindi, pagheremo in anticipo di tre mesi un servizio del quale non abbiamo ancora usufruito interamente. Se uniamo i due concetti sopraesposti, appare evidente che i signori di Enìa applicano interessi di ritardato pagamento su di una somma anticipata! Ora, io non sono un legale ma, credo, che esistano seri dubbi di legittimità in merito a tali disposizioni.
Ma, andiamo avanti. Sì, perché ora arriva la chicca. Enìa addebita in fattura la somma di 0,77 euro per oneri di bollettazione (0,77 per due fatture annue fanno 1,54 euro). Se calcoliamo che le fatture emesse in un anno sono più di 80000, e che molti cittadini non si servono dei RID, scopriamo che l’incasso derivante da tali oneri non è cosa da poco. Giusto? Legittimo? Non lo so. Una cosa è certa: in sede di delibera di giunta delle tariffe, queste ultime si ricavano da un piano finanziario stilato da Enìa che comprende, oltre a tutti i costi per il servizio (raccolta, pulizia, cassonetti, etc…), anche i costi amministrativi del personale e di tutto quello che concerne la fatturazione. Non possono esistere oneri di bollettazione perchè questi sono già ricompresi nelle tariffe che il cittadino paga. Qual’è l’unico mezzo per non vedersi addebitati gli oneri di bollettazione? Attivare il pagamento automatico (RID) in banca. Quindi, ricapitolando, se ho un conto in banca per me non esistono oneri di fatturazione ma, se tale conto non ce l’ho, pago di più. E pensare che Enìa fa esattamente le stesse cose in entrambi i casi, banca o non banca. I titolari di libretti postali pensionistici, per esempio, non possono attivare RID e debbono, quindi, pagare gli oneri di bollettazione. Non vi sembra un pò illegittimo tutto ciò? Perché Enìa costringe gli utenti ad avere un conto corrente?
Oh, attenzione. Tutte queste notizie, che vi ho appena snocciolato, non sono misteri svelati ma informazioni di dominio pubblico (provate a chiamare il call center di Enìa e chiaritevi le idee).
Credo che ce ne sia abbastanza per aprire un serio dibattito in sede politica e per arrivare, prima o poi, a chiarire tali bizzarri aspetti. E il signor Marco Elefanti, vicepresidente piacentino nominato dal sindaco Reggi, che ne pensa?
Nel frattempo, però, zitti e paghiamo.

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